Le aspettative che investono i velivoli senza pilota (UAV) riguardano la possibilità di sviluppare nuove tecniche per la raccolta di dati scientifici nelle temperature estreme del
continente antartico, può trattarsi tanto di velivoli telecomandati quanto di aeroplani in grado di volare autonomamente sulla base di sistemi automatizzati o di piani di volo
preprogrammati.

Ricercatori del British Antarctic Survey (BAS) e dell’Università Tecnica di Braunschweig (TUBS) in Germania hanno finalizzato con successo la prima serie di voli di UAV mai realizzata in
Antartide.

«Questa rappresenta una conquista tecnologica di enorme portata per il BAS e la TUBS,» osserva il dott. Phil Anderson, uno scienziato attivo presso la sede del BAS, a Cambridge. E
aggiunge: «Quando radiocomandati, i velivoli sono assolutamente autonomi e in grado di volare da soli seguendo un piano di volo preimpostato, con l’eccezione delle fasi di decollo e di
atterraggio.» Gli UAV hanno coperto un’area di circa 45 chilometri e ogni volo ha avuto una durata di 40 minuti. Durante i voli, i velivoli robotici hanno effettuato cento misurazioni al
secondo. Complessivamente il team di ricerca ha condotto venti voli tra l’ottobre e il dicembre del 2007.

Azionati da batterie LIPo (batterie a litio-ioni-polimeri) questi UAV hanno un’apertura alare di due metri e un peso di 6 chilogrammi. «È stato molto entusiasmante aspettare che
l’UAV ritornasse integro dalla sua spedizione di ricerca,» ha detto il dott. Anderson, aggiungendo che «vedere il primo UAV mentre, senza inciampi, faceva ritorno è stato un
momento davvero emozionante.»

Il piano di volo prevedeva sorvoli del mare di Weddell, che gela durante l’inverno antartico. Durante questa stagione, il mare è di un colore bianco brillante e la banchisa riflette
calore, originando un meccanismo attraverso cui la temperatura della terra è effettivamente abbassata. I velivoli sono stati dotati di strumenti in grado di rilevare lo scambio termico
tra gli strati più bassi dell’atmosfera e i ghiacci marini. Si prevede che questi voli forniranno agli scienziati informazioni attualmente mancanti circa le modalità d’impatto dei
ghiacci marini sui meccanismi climatici del pianeta.

Gli UAV aiuteranno inoltre gli scienziati a esaminare regioni dove gli studi condotti con mezzi convenzionali, quali aeroplani e navi standard, risultano generalmente troppo costosi. Afferma il
dott. Anderson: «Gli UAV permettono agli scienziati di raggiungere zone altrimenti non raggiungibili e, in effetti, il futuro di larga parte della ricerca atmosferica sarà basato
sulla robotica.»

Gli scienziati ritengono che l’Antartide sia il luogo ideale per aprire nuove frontiere nell’ambito delle tecnologie relative agli UAV, anche se restano ancora alcune sfide da superare, tra cui
la gestione di temperature decisamente basse. Spiega il dott. Anderson: «Da un punto di vista fisico gli UAV sono più difficili da telecomandare in Antartide, dove tuttavia risulta
molto più semplice farli volare in termini di sicurezza, data la pressoché totale inesistenza di corpi sensibili all’impatto. La nostra prossima sfida consisterà nell’invio
di UAV nelle profondità dell’inverno antartico.»

Verso la fine del 2006 i quattro UAV sono stati spediti, a bordo della Ernest Shackleton (nave di ricerca appartenente all’istituto) alla stazione di ricerca del BAS Halley, situata sulla
piattaforma ghiacciata di Brunt Ice. Prima di lanciare la prima spedizione di raccolta dati a ottobre 2007, gli scienziati hanno sottoposto gli UAV a una serie di test durati una decina di
mesi, in modo da garantire la sicurezza dei decolli e degli atterraggi.

Per ulteriori informazioni:
http://www.antarctica.ac.uk/
http://www.tu-braunschweig.de/