Firenze, 27 Settembre 2007 – “Nessuna sorpresa, è solo la conferma che nemmeno la Toscana può dirsi un’isola felice, anche se al momento non si registrano guerre di clan e
morti per strada la criminalità organizzata nella nostra regione esiste e opera da tempo. Lo fa con i suoi colletti bianchi e lo fa riciclando denaro sporco e cercando di mettere le mani
su pezzi importanti del nostro tessuto economico”.

Così Federico Gelli, vicepresidente della Regione Toscana con delega alle politiche della sicurezza e alla cultura della legalità, commenta l’inchiesta della Guardia di Finanza
approdata oggi a 40 misure cautelari e alla scoperta di alcuni alberghi toscani acquisiti da un clan della camorra. «Notizie come queste provano quanto sia cruciale la battaglia che in
questi anni abbiamo portato avanti per la cultura della legalità – spiega Gelli – Portare i nostri ragazzi nei campi antimafia della Sicilia o della Calabria o introdurre la
legalità come percorso didattico delle nostre scuole è un investimento decisivo per il nostro futuro, anche perché conoscere la mafia significa comprendere e valorizzare
quella cultura del rispetto della regola che è essenziale per contrastarla, così come sono essenziali una magistratura e una polizia messa in grado di funzionare. La mafia,
infatti, comincia a piantare le sue radici proprio dove vengono meno le regole, anche quelle dell’economia».

Per il vicepresidente, in ogni caso, c’è bisogno di fare luce ancora di più sul fenomeno delle infiltrazioni malavitose nell’economia toscana. «Un fenomeno di per sé
sotterraneo e sfuggente e che pure ci obbliga alla massima attenzione – conclude Gelli – I rapporti tra economia e criminalità organizzata dovranno essere uno dei cardini del prossimo
Rapporto sulla sicurezza in Toscana, al quale abbiamo già cominciato a lavorare».

Paolo Ciampi