Lino Cauzzi: Lettera aperta di un ex disperato a chi sta per perdere la speranza

Lino Cauzzi: Lettera aperta di un ex disperato a chi sta per perdere la speranza

Lettera aperta di un ex disperato a chi sta per perdere la speranza

Desenzano del Garda, ore 3:20 della notte del 18 aprile 2013

Pensiero della notte di Lino Cauzzi:

Sono passati quasi cinque anni da quella notte che ha ribaltato completamente la mia vita.

Sono 1391 notti che vengo assalito dagli incubi di una frase che mi tormenta:-“Ricordati che siamo in tanti”. Poche parole, che mi sono state dette nello studio del notaio a Poggibonsi, dopo
essere stato costretto a firmare la mia condanna a morte, mostrandomi la foto di mia figlia coi nipotini.

Pochi giorni di smarrimento ma non mi sono lasciato intimidire, ho lottato e ancora sto lottando per riavere i miei beni che mi sono stati rapinati, e soprattutto perchè non sopporto
l’ingiustizia; e anche per dare una speranza a coloro che credono di non avere più alcuna via d’uscita… e ai familiari di quelli che non ce l’hanno fatta, e si sono appesi ad una
corda.

Vi racconto quello che è successo ieri mattina al Tribunale di Padova.

Con Giacomo Triolo, l’Avvocato che mi segue e mi ha permesso di uscire da questo intricato ginepraio, sono in attesa di entrare in aula per l’ennesima udienza che da più di quattro anni mi
obbliga a frequentare i Tribunali di Milano, Cremona, Mantova, Padova, Siena e Firenze.

Alla provocazione di alcune persone  che mi apostrofano come “amico di Catapano”, vengo preso da un attacco di ira e scarico su di loro una serie di improperi.

In aula, l’avv. Cola, difensore di Catapano, alla Corte:-” Signor Giudice, Cauzzi ha offeso il mio cliente…”

Non l’ho lasciato terminare, mi sono alzato in piedi e ho scaricato loro addosso cinque anni di rabbia:-” siete voi i criminali, non io. Siete voi che con le minacce mi avete spogliato dei miei
cinque alberghi. Sono i delinquenti e i professionisti disonesti che offendono la parte sana dell’Italia. Sono proprio certi professionisti (Notai, avvocati, commercialisti…) -al soldo della
malavita- che utilizzano le leggi come armi improprie e spogliano le aziende, facendole fallire, per spartirsi il bottino. Poco importa se gli imprenditori si ammazzano e i dipendenti (con le
loro famiglie) restano senza lavoro.”

Più volte ho urlato che sono questi i veri criminali che stanno mettendo in ginocchio il tessuto economico dell’Italia.

Una truffa, un’estorsione, non sono reati fini a se stessi, sono dei veri crimini: sono veri e propri tentati omicidi e/o istigazione al suicidio!

Finchè non è emersa la verità, ho vissuto una vita di inferno, deriso anche dagli amici che per lungo tempo avevano goduto della mia generosità.

Cosa può fare un imprenditore che da un momento all’altro si trova tra le macerie di quello che aveva costruito con tanti sacrifici?

Cosa può rispondere ai suoi famigliari che, invece di cercare di capire, lo accusano di incapacità? Di essere stato uno sciocco?

Come può vivere da “appestato”, tenuto lontano e deriso da banche, fornitori, clienti e  (ex) amici?

Io per ben due volte ho cercato di farla finita: il 25 dicembre 2009, verso le 11 della sera di Natale e poi il 31 dicembre, le dieci di sera, in attesa di Capodanno, a Desenzano del Garda.

Mi ha salvato la Fede in Dio e nella Giustizia.

Un Grazie va agli investigatori, ai giudici e a tutti coloro che mi hanno creduto e ancora sono impegnati a sconfiggere l’ingiustizia.

In autunno, al Tribunale di Padova, inizierà un maxiprocesso che dovrebbe, in poco tempo, portare alla parola FINE.

Ho settanta anni e continuerò a lottare con la Speranza che altri imprenditori truffati e distrutti, abbiano il coraggio di denunciare i soprusi subiti.

Tra poco è l’alba, inizia un nuovo giorno, davanti a me vedo tanta speranza.

Lino Cauzzi

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