La Cia sottolinea che per questo prodotto è stata concessa la protezione transitoria in attesa del via libera definitivo da parte della Commissione Ue, il nostro Paese guida la
classifica europea con 155 denominazione d’origine, presto si allargherà la gamma dei prodotti Dop e Igp che compongono la già lunga lista (155) che permette al nostro Paese di
essere leader indiscusso in fatto di qualità nell’Unione europea.

Ad arricchire questo “prezioso” elenco sarà la “Pesca di Verona” che ha ottenuto dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali la protezione transitoria di Igp
(Indicazione geografica protetta), in attesa del riconoscimento definitivo da parte della Commissione Ue. E’ quanto rileva la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale ricorda che questi
prodotti a denominazione d’origine generano ogni anno un fatturato al consumo di circa 9 miliardi di euro.

La Cia sottolinea che la zona di produzione della “Pesca di Verona” è limitata alla provincia scaligera e in particolare comprende l’intero territorio dei comuni di Bussolengo,
Buttapietra, Castel d’Azzano, Mozzecane, Pastrengo, Pescantina, Povegliano, S. Giovanni Lupatoto, Sommacampagna, Sona, Valeggio sul Mincio, Villafranca, Castelnuovo del Garda, Lazise,
Sant’Ambrogio di Valpolicella, San Martino Buon Albergo, Verona, Zevio.

La domanda di riconoscimento della indicazione geografica protetta per la “Pesca di Verona” -afferma la Cia- è giustificata dalla reputazione e notorietà del prodotto. D’altronde,
la coltura del pesco nel veronese e il prestigio delle pesche di Verona hanno origini assai antiche. Già Plinio in epoca romana riferiva nelle sue opere del “pomo della lanugine”
coltivato in territorio veronese. E Andrea Mantenga raffigurava, poi, le pesche nella Basilica di S. Zeno a Verona (1400).

Già nel 1700 -ricorda la Cia- comincia lungo l’Adige, nella provincia veronese, la coltura del pesco irrigua. Nel 1890 si parla di 1.000 tonnellate prodotte e nel 1950 la superficie di
coltivazione raggiunge i 5.000 ettari.

La “Pesca di Verona” -rimarca la Cia- rappresenta oggi un insieme di cultura, tradizione ed economia. Tutto ciò è testimoniato da importanti feste locali, da concorsi per il
miglior prodotto, da forme di allevamento e tecniche colturali selezionatesi nel tempo, da quattro importantissimi mercati alla produzione sorti negli anni settanta a Valeggio sul Mincio,
Villafranca, Bussolengo e Sommacampagna.

Del resto, la reputazione e la notorietà della “Pesca di Verona” sono conseguenza   della qualità e peculiarità del prodotto, strettamente determinate dalle
caratteristiche morfologiche e pedo-climatiche dell’areale di produzione particolarmente vocata a questa coltura, proprio perché caratterizzata da un clima temperato, per la vicinanza
del lago di Garda, e da un ambiente edafico altamente favorevole, in quanto costituito dai terreni di origine fluvio-glaciale. Questi ultimi contraddistinguono l’Alta Pianura veronese, le
colline moreniche a sud-est del lago di Garda e i terreni della pianura che segue il corso dell’Adige.

In queste condizioni ambientali la “Pesca di Verona” -conclude la Cia- manifesta un limitato sviluppo vegetativo che favorisce l’illuminazione e l’arieggiamento della chioma in modo da produrre
frutta con le caratteristiche di tipicità: intensa colorazione dell’epidermide, giusto equilibrio tra grado zuccherino e acidità, pezzatura e consistenza della polpa.