L’Italia produce più vino dei francesi ma loro bevono, esportano e guadagnano molto più di noi

L’Italia produce più vino dei francesi ma loro bevono, esportano e guadagnano molto più di noi

Milano, 17 novembre 2012

Riceviamo questo comunicato stampa da Coldiretti: (il testo integrale è in fondo pagina):
Oggetto: COLDIRETTI, VINO, PRIMATO DI PRODUZIONE PER L’ITALIA
Data: 12 novembre 2013 16:53:33 CET

Coldiretti giustamente cerca di fare l’interesse degli agricoltori associati, oltre naturalmente a quelli loro interni, e pertanto invia costantemente messaggi nel web per informare su ciò
che succede nelle nostre campagne.

Su quest’ultimo comunicato siamo rimasti un po’ perplessi e quindi abbiamo voluto chiedere ad un esperto indiscusso del settore, cosa ne pensa, visto che è da poco rientrato da un Tour
full immersion di un mese nel mondo del vino in Francia.

Gianpietro Comolli, Coldiretti dice che ora abbiamo il primato di produzione di vino ma ci chiediamo: è un dato importante?
Per i nostri contadini e la nostra economia, non sarebbe meglio focalizzare il tema sulla redditività del vino?
Invece di produrre tanto e guadagnare poco, non è meglio seguire (e migliorare)   l’insegnamento dei nostri vicini d’oltralpe?


GIAMPIETRO COMOLLI (in esclusiva per Newsfood.com):
“Avevano ragione i miei professori universitari, da Mario Fregoni luminare di viticoltura della Cattolica di Piacenza a Gianfranco Miglio, attento idealista non saggiamente capito, quando mi
dicevano che una delle malattie più brutte per la società economica e per la corretta valutazione dei sistemi produttivi  è usare la “nasologia” come scienza, non solo
in viticoltura, non solo in vendemmia. Giustamente.
La vendemmia è appena finita, solo il povero vino Novello del 2013 ha fatto la sua comparsa sul mercato, oramai con toni e numeri molto dimessi, ben lontani dalle 18-20 milioni di
bottiglie consumate negli anni d’oro.
Perché?
E’ un vino giovane, fresco, fruttato, ottenuto con uve autoctone in prevalenza, ben identificato geograficamente e come imprese, di prezzo decisamente buono essendo una primizia che porta presto
liquidità in cantina ( quando si devono pagare le uve dei conferitori), che incontrerebbe il gusto dei giovani, meno alcolico….eppure non va, non si consuma.

Ecco questo caso-prodotto deve far riflettere, non solo i produttori ( e anche quelli del Beaujolais), ma tutti i vignaiuoli in merito ai cali di consumo più o meno generalizzati in tutti
i Paesi produttori d’Europa.
Parlare – scrivere – di volumi, di produzione quando i giochi sono ancora in atto è pericoloso, si rischia di prendere cantonate.

I volumi sono così importanti?
Il lato dell’offerta della medaglia è ancora fondamentale? Si andrà lontano a voler proporre vini che non rispondono alla domanda? Si pensa che il calo dei consumi di vino sia
sempre colpa “degli altri”?
E’ giusto criticare i balzelli, l’aumento dei costi fissi e variabili nella produzione, ma quanto serve essere primi nei volumi del vino, quando i nostri 5 mld di fatturato (all’origine,
cioè in cantina, non sul mercato) verso l’export mondiale sono solo la metà di quello francese, d’accordo, forse fra 4-5 mesi (quelli che servono) le fonti statistiche accreditate
(www.ovse.org – per esempio – esiste dal 1991 e ha una banca dati enorme per poter fare anche qualche stima corretta, ma tratta dati statistici da più di 20 anni con l’aiuto di due grandi
università italiane) e altre diranno che siamo i primi produttori al mondo di vini.
E cosa serve?  cosa serve alle imprese? Al mercato? Ai valori economici? Al credito?  Ultima gaf mondiale è stata quella di una nota Banca d’Affari (??) la Morgan Stanley
 che ha dichiarato il grosso calo di produzione mondiale della vendemmia 2013, ebbene quando tutti i paesi produttori sono in crescita di produzione e si è dimenticato che l’emisfero
sud ha già tutto vendemmiato – Continua Giampietro Comolli in esclusiva per Newsfood.com-, così ha fatto giustamente notare il  direttore italiano dell’OIV, l’amico competente
Castellucci.

Io aggiungo che è la ennesima dimostrazione di quanto l’economia reale e concreta, sia succube dell’economia finanziarie e creativa, solo per speculazione ” esterne” al nostro mondo.
La Francia nel 2013, forse, fatturerà in tutte le proprie cantine 9,9 mld/euro solo per le esportazioni. Certo il balzo in avanti dell’Italia è stato quasi del 40% in 15 anni per
quanto concerne il fatturato all’estero, diciamo anche del 75% se si guardano i volumi, quindi in proporzione ci sarebbe molto da dire.  Abbiamo ridotto il gap con i cugini, ma loro
esportano come noi ma a un valore doppio mediamente per bottiglie.

Inoltre sul mercato interno l’Italia del vino non brilla: 35 litri/ pro capite/anno nel 2012 contro i 45 litri dei Francesi e il 2013 segna un ulteriore calo.  Il fatto che anche i bar
chiudano, che i bar diurni siano tornati a consumare di più di quelli serali, che i giovani hanno ridotto gli happy hours, che la ristorazione ha dimezzato il numero di bottiglie aperte
nell’anno, che si torni a bere tipologie di vino stagionali, che i consumi domestici sono in calo, che gli acquisti direttamente in cantina sono in crescita, che qualche grossa cantina stia
spingendo per le damigiane e lo sfuso ……ecc… dovrebbe far pensare.

Un consumatore di vino, oggi sempre più infedele, prossimale, discontinuo, guarda per prima cosa il costo della bottiglia, poi il nome del vitigno. In Italia siamo tornati indietro di 10
anni anche nel vino: vuol dire che negli ultimi 10-15 anni la comunicazione del vino è stata errata, controproducente.
Sono urgenti tre cose per rilanciare il consumo del vino in Italia: l’Ocm Vino UE ( quindi i programmi delle Regioni Psr)  deve prevedere la possibilità di azioni pubblicitarie anche
sul mercato nazionale, il prezzo della bottiglia deve calare riducendo fortemente il percorso-passaggi da cantina alla tavola,  bisogna fare sistema-squadra fra territori confinanti con del
meta-consorzi che facciano tutela della meta-denominazione (dop)  e non promozione per pochi soci con viaggi costosi.  

A proposito nel 2013 l’Italia ha prodotto 45 milioni di ettolitri, o 47 milioni (Assoenologi) o 48 milioni come dice qualcun altro. Allora le esportazioni dovranno crescere ancora di altri 4,5
milioni di ettolitri per non creare giacenze. Ci riusciremo?       

Ringraziamo  Giampietro Comolli per l’attenzione che ha dedicato a Newsfood.com e qui di seguito riportiamo il comunicato stampa integrale di Coldiretti.  
Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
Newsfood.com

COMUNICATO STAMPA COLDIRETTI (Ferrara, 12/11/2013)

COLDIRETTI: A FINE VENDEMMIA ITALIA SUPERA FRANCIA NELLA PRODUZIONE MONDIALE DI VINO
 
Nel 2013 l’Italia si riprende la leadership della produzione di vini e segna il primato di esportazioni “made in Italy” a quota 5 mld.
 
Con una produzione stimata attorno ai 45 milioni di ettolitri di vino, l’Italia supera la Francia, che si ferma a 44 milioni di ettolitri, e conquista nel 2013 il primato mondiale. E’ la
Coldiretti a fare il bilancio della vendemmia che si è conclusa per la quasi totalità delle uve in tutta Italia, dove si è registrato un aumento del 2 per cento rispetto allo
scorso anno con una qualità buona con punte eccezionali per i grandi rossi, dal Barolo al Chianti, dal Brunello di Montalcino all’Aglianico. Un aumento produttivo che – sottolinea la
Coldiretti – ha consentito di battere i concorrenti francesi dove il raccolto è aumentato del 7 per cento secondo l’organizzazione mondiale della vigna e del vino (OIV). L’andamento
climatico anomalo – precisa la Coldiretti – ha capovolto le previsioni iniziali e consente all’Italia di conquistare nel 2013  la leadership nazionale nella produzione di vino a livello
internazionale dove dopo la Francia si classifica al terzo posto la Spagna con una produzione in forte crescita a 40 milioni di ettolitri (+23 per cento), seguita dagli Stati Uniti..
 
La vendemmia si chiude in ritardo di quasi due settimane rispetto allo scorso anno che in realtà – spiega la Coldiretti – significa un ritorno alla normalità per effetto
dell’andamento climatico con temperature estive, non eccessivamente bollenti e con escursioni termiche, che hanno favorito una più lenta ma ottimale maturazione delle uve, e una
qualità molto elevata. In Italia è stato già raccolto circa il 90 per cento delle uve e la vendemmia si sta concludendo con Aglianico e Cabernet e Nerello. La produzione
è stata  destinata per oltre il 40 per cento – precisa la Coldiretti  – ai 331 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 59 vini a denominazione di origine
controllata e garantita (Docg), il 30 per cento ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola.
 
La conclusione della vendemmia si festeggia in Italia con il record storico per il vino all’estero con un valore delle vendite che raggiunge per la prima volta i 5 miliardi di euro per effetto di
un aumento del 9 per cento degli acquisti oltre confine, secondo le proiezioni Coldiretti sui dati Istat relativi ai primi sette mesi dell’anno. A realizzare le migliori performance sono stati
gli spumanti – sottolinea la Coldiretti – che mettono a segno un aumento in valore del 18 per cento togliendo anche spazi di mercato allo champagne. Per i vini italiani la maggioranza del
fatturato all’estero viene realizzata sul mercato statunitense dove l’export in valore aumenta del 10 per cento mentre al secondo posto – continua la Coldiretti – si classifica la Germania che
mette a segno un positivo aumento del 9 per cento. Un aumento del 10 per cento si registra anche in Russia e una crescita record (+23 per cento) anche in Australia. Un dato significativo se si
considera che lo stato oceanico è oggi il primo Paese esportatore di vino tra quelli extraeuropei e il quarto a livello mondiale dopo Francia, Italia e Spagna.  Positivo anche il dato
sui mercati asiatici, con una crescita complessiva del 3 per cento, con un apprezzabile aumento del 6 per cento in Cina che è il Paese con maggiore crescita dei consumi. Negli Stati Uniti
– continua la Coldiretti – sono particolarmente apprezzati il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Pinot Grigio, il Barolo e il Prosecco che piace però molto anche in Germania
insieme all’Amarone della Valpolicella ed al Collio mentre in Russia sono apprezzati Chianti, Barolo, Asti e Moscato d’Asti ed in Inghilterra Prosecco, Chianti, Barolo.
 
Sul mercato interno ed estero è pero’ in atto la riscossa dei vitigni autoctoni del territorio che hanno conquistano ben tre premi su quattro assegnati dalla principali guide 2014, a
conferma di una tendenza che, nel tempo della globalizzazione, vede gli italiani bere locale a “chilometri zero”, secondo una analisi della Coldiretti sulla ricerca condotta da Istituto
Marchigiano di Tutela Vini (Imt) e Università Politecnica delle Marche, che hanno catalogato i vini bianchi vincitori e i premi assegnati dalle sei pubblicazioni più autorevoli
(Bibenda, Slow Wine, Gambero Rosso, Vini d’Italia de L’Espresso, Veronelli, Vinibuoni d’Italia 2014). Complessivamente – rileva Coldiretti – i vitigni autoctoni portano a casa il 76 per cento dei
riconoscimenti rispetto a quelli internazionali a conferma di un trend che vede una domanda sempre più sostenuta di vini di produzione locale. Il forte legame del vino con il territorio di
produzione, le abitudini di consumo, ma forse anche una maggiore attenzione dei cittadini al sostegno dell’economia locale in un momenti di crisi ha come risultato il fatto che – sottolinea la
Coldiretti – le bottiglie piu’ richieste e più premiate sono quelle prodotte a livello regionale, da Sud al Centro fino al Nord del Paese. Non a caso in testa alla classifica dei vini
bianchi più premiati dai gourmet c’è il marchigiano Verdicchio che si aggiudica 57 massimi riconoscimenti davanti a Fiano (35), Sauvignon (31), Soave (30), Friulano (27).
COLDIRETTI FERRARA – ufficio stampa –  www.coldiretti.it

Redazione Newsfood.com

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