L'Italia vista attraverso il suo vino: (2a parte)

“Scegliamo di rappresentare l’Umbria, in questo nostro vasto percorso, con un rosso semplice, che accompagna probabilmente molti pranzi della quotidianità familiare.
Parliamo del Colli Amerini Rosso Superiore 2000 della Fattoria Le Poggette che ha sede nei pressi di Todi: un vino dal colore rosso rubino pieno e fitto, che sfoggia un bel
corredo fruttato (frutta rossa matura, richiami di prugna) ed una beva che fa ancora di una grande maturità del frutto la sua caratteristica principale. Senza troppe sfumature, un vino
che esprime calore e sana piacevolezza.

Lunga sosta nelle Marche dove troviamo protagonista il Rosso Piceno. Iniziamo con il Rosso Piceno 2001 di Laurentina: colore rubino violaceo,
al naso sentiamo un frutto fragrante, viola, inchiostro e cenni vegetali. Al palato è coerente, ha buona struttura, una buona tenuta aromatica senza grandi progressioni e presenta un
sensibile addolcimento nel finale. Sempre di Laurentina, sentiamo due annate del suo prodotto superiore: il Rosso Piceno Talliano 2001, ha profumi intensi di frutta nera matura
e dolce con cenni di terra bagnata per un quadro forse un tantino rustico. Anche al palato domina la dolcezza di un buon contenuto fruttato anche se alla fine lo sentiamo pervaso da dolcezze
surmature piuttosto eccessive. Il Rosso Piceno Talliano 2000 ha colore rubino violaceo cupissimo, pressoché impenetrabile. Al naso sentiamo profumi di frutta nera carnosa, prugna cotta,
sottobosco. L’attacco è dolce, il frutto è masticabile scisso da dolcezze vanigliose che troviamo eccessive che rovinano un po’ il quadro: perché, ci chiediamo,
un uso del rovere tanto marcato avendo a disposizione un frutto così? Da Villa Forano assaggiamo il Rosso Piceno 2000, di colore rubino pieno e molto
fitto e dai profumi di frutta rossa surmatura la cui dolcezza lede la precisione dell’espressione rendendola un po’ generica. In bocca si confermano i toni confetturati, ed alla
fine il vino risulta piuttosto stucchevole. Il Rosso Piceno Balciano 1999 ha invece rofumi di bel carattere di frutta nera e rossa, composti e riconoscibili ed accompagnati da
note di grafite. Buona stoffa in bocca anche se, a fronte di una certa grassezza, non riusciamo ad evidenziare progressioni di peso e sul versante aromatico il vino rimane di espressione
contenuta. Bel tannino dolce e diffuso. Due Lacrima di Morro d’Alba ci vengono da Giusti: la Lacrima di Morro d’Alba 2000 ha colore rubino violaceo
pressoché impenetrabile; grande quantità di frutta in un naso intenso e franco. Semplicità ma grande polpa al palato, e di nuovo un frutto impressionante con qualche
eccessiva dolcezza, a ben vedere. Peccato che nel prodotto superiore si torni indietro, almeno secondo noi: la Lacrima di Morro d’Alba Rubbiano 2000 ha colore rubino violaceo
impenetrabile, ha buon quadro fruttato al naso (frutta nera e prugna) ma anche degli sbandamenti olfattivi verso note di polvere da sparo e di caffè piuttosto sgraziati. Frutta dolce che
tende alla surmaturazione al palato. Molto bella è la Vernaccia di Serrapetrona Pianetta 1999 di Antico Terreno Ottavi: colore inchiostro nerissimo; qui niente dolcezze
mature o ipermature. Profumi molto peculiari, floreali e minerali, pungenti ed eleganti, laccati ed accompagnati da intriganti cenni cosmetici. E poi quadro fruttato dato da ribes, mirtillo,
qualche tono vegetale. Struttura ragguardevole e tannini piacevoli per una grande sorpresa.  

Rapido passaggio nel Lazio per il Paterno 1999 di Trappolini, un sangiovese dall’olfatto piuttosto semplice che mette in mostra comunque un bel corredo di frutta rossa
matura di buona persistenza olfattiva. Fin dall’attacco in bocca si mostra vino morbido, ribadendo un bel corredo fruttato che tende ad mostrare qualche tono surmaturo.

Dall’Abruzzo un grande protagonista della vitivinicoltura italiana e il suo Cerasuolo d’Abruzzo 1999: parliamo di Valentini e di
un vino che è tutto meno che “femminile”, come troviamo di consueto definita questa tipologia: qui abbiamo color corallo chiaro, e confettura di ciliegia, arancio, melone al
naso. La bocca è potente, compatta e grassa. Notevolissimo è poi il Montepulciano d’Abruzzo 2000 di Torre dei Beati: colore rubino violaceo fitto e
cupissimo sprigiona profumi profondi, carnosi e composti di viola e frutta nera. In bocca è pieno, di grande ampiezza e persistenza aromatica.

Dal Molise arriva invece il Don Luigi 1999, taglio di aglianico e montepulciano di Di Majo Norante: un naso
fatto di frutta nera e di nobili speziature e una bocca dolce e vellutata.  

Si impone a questo punto una ampia panoramica campana, panoramica densa di soddisfazioni per il palato. Partiamo alla grande con il Furore Bianco
2001
di Cuomo-Gran Furor Divina Costiera, dall’olfatto pieno di fiori bianchi e gialli e dalla bocca stupenda: partenza succosa e saporita, deliziosamente
agrumosa, piena, morbida e saporita. È un vino che mettiamo solo di poco più in basso del Furore Bianco Fior d’Uva 2001. Su toni inevitabilmente più modesti il
Biancolella Tenuta Frassitelli 2001 di Casa D’Ambra che fornisce sensazioni di fiori e di agrumi in un quadro con qualche spunto poco preciso. La bocca è piena e
viva, di bella struttura, con buona quantità di fiori gialli, anche se purtroppo le note stonate sul versante aromatico si confermano anche qui. Passando al colore rosso, ecco il
Taurasi Vigna Macchia dei Goti 1998 di Antonio Caggiano: bellissimo naso fatto di fiori, e frutta rossa rotonda. In bocca l’attacco è fresco ed espressivo
sorprendendo con note di basilico, prezzemolo e immediatamente a ruota, con una grande frutta rossa. È vellutato, di grande equilibrio. Bello anche il Paestum Rosso Naima 1998 di
De Conciliis
: fiori, frutta rossa e qualche cenno vegetale costituiscono l’olfatto di questo vino che al palato conferma un corredo fruttato fresco e succoso. È elegante
anche se non particolamente pieno, è tuttavia ampio con una espressione fruttata qui veramente protagonista e che presenta un bel finale setoso. Proseguiamo ad alti livelli con il
Ravello Rosso Riserva 1998 (piedirosso ed aglianico) di Cuomo-Gran Furor Divina Costiera: il cui quadro olfattivo è multiforme mostrando accanto a bella
frutta rossa polvere da sparo, rabarbaro, e cenni di sudore piuttosto acre. L’ingresso in bocca è sontuoso e polposo, ha buona tenuta fino ad un finale dalle dolcezza forse
eccessive. Il Falerno del Massico Rosso 1998 di Michele Moio (da uve primitivo coltivate nella zona di Mondragone) ha colore rosso porpora, e profumi di frutta rossa con
carattere di surmaturazione che lo rende un pochino sgraziato. Lo stesso carattere ci sembra di ravvisare al palato, che si caratterizza per note spiccate di confettura di frutta rossa dolce.
Andiamo meglio con il Primitivo Falerno del Massico Majatico 1999 dall’olfatto pieno di frutta ancora con tendenze alla surmaturazione, anche se di dolcezze non
così smaccate e che riescono a fornire un quadro abbastanza composto, che si conferma in una bocca caratterizzata ancora da frutta rossa matura.  Bello il Taurasi 1998 di
Pietracupa
: grande frutto espresso con eleganza esemplare in questo vino dal naso intenso e dalla bocca che ribadisce una frutta rossa fresca e di grande succulenza. Il Vigna
Camarato 1998
, aglianico di Villa Matilde ha un olfatto di intensità media, che mette in mostra bella frutta rossa, leggera speziatura (cannella, noce moscata) ed erbe
aromatiche. In bocca è di giusta dolcezza, di beva saporita e non pesante.  

La Basilicata si impone con il suo nobilissimo Aglianico del Vulture. Cosa dire dell’Aglianico del Vulture 1999 Basilisco di Basilisco? Naso dal grande
impatto, nel quale spiccano frutta rossa, amarena in particolar modo, e prugna matura. L’attacco in bocca sfodera altri caratteri, improntati sulle erbe aromatiche, è potente e
pastoso e lascia in bocca un intrigante retrogusto di sedano. Veramente bello. Siamo colpiti di meno dall’Aglianico del Vulture La Firma 2000 delle Cantine del Notaio di G.
Giotrabochetti
: il colore è rubino porpora molto fitto e cupo; al naso ha bel carattere fruttato, fuso con delicate erbe aromatiche e caratterizzato da una copertura dolce,
quasi zuccherosa. Quest’ultimo aspetto tende a confermarsi con decisione in bocca, dove arriva ad essere un tantino stucchevole in un finale segnato dal rovere.  L’
Aglianico del Vulture Don Anselmo 1997 di Paternoster ha un naso intenso fatto di frutta rossa ed eleganti venature verdi di erbe aromatiche fresche e rabarbaro. Toni vegetali
anche all’attacco in bocca dove subito dopo compare un bel contenuto di frutta rossa. Questo melange fa sì che il vino risulti fresco e di beva piacevole. Infine,
l’Aglianico del Vulture Rotondo 1998 sempre di Paternoster ha naso improntato ad una elegante frutta rossa che nella sua levigata dolcezza assume
sembianze caramellate. Al palato conferma questo carattere, privo di note vegetali e sempre con una freschezza e succosità da beva piacevole e non pesante. Tannino di grana fine.
Scegliamo di rappresentare la Puglia con il Patriglione 1995 di Cosimo Taurino e rimaniamo un po’ delusi: il naso, dal bel contenuto di frutta rossa, ci
pare poco sfumato; la bocca mostra un carattere ancora di frutta rossa stramatura dalle dolcezze che limitano la complessità e l’intriganza di questo vino.

E terminiamo, finalmente, con la Sicilia: il Nero d’Avola 1998 di Benanti ha media intensità al naso, nel quale percepiamo note di terra bagnata;
in bocca dapprima chiuso, poi di bell’impatto e succoso; finale aromaticamente gustoso. Ed è un grande piacere concludere con un vertice assoluto quale il Faro 1999 di
Palari
: olfatto aromaticamente prepotente, dove prima di tutto sentiamo una ciliegia rotonda, intensa e persistente alla quale con l’ossigenazione si affiancano note seducenti
(quali l’incenso) che intrigano e portano all’attenzione sempre nuova. Al palato ecco ancora caramella di ciliegia, lampone, menta inquadrate in un contesto cremoso e suadente, un vino,
che, seppure mostri dolcezze più ostentate in bocca, risulta alla fine buonissimo, pressoché perfetto” (A.F. ’02)

L’Italia vista attraverso il suo vino: 1a parte – Dal Piemonte alla Toscana

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