Negli ultimi giorni l’area coperta dai ghiacci artici ha raggiunto i livelli minimi da quando 30 anni fa iniziarono i rilevamenti attraverso i satelliti, e la riduzione è tale che si
è aperto il famoso «Passaggio a Nordovest», la via più veloce di collegamento via mare tra l’Europa e l’Asia. Fino ad oggi, da tempi storici, proprio a causa dei
ghiacci il passaggio era impossibile.

Leif Toudal Pedersen del Danish National Space Centre, che ha studiato i dati del satellite Envisat dell’Agenzia Spaziale Europea ha detto: «In questi giorni il ghiaccio si è
ridotto di circa 3 milioni di chilometri quadrati ossia circa un milione di chilometri quadrati in più rispetto al 2005, anno di riduzione record dei ghiacci artici».
Poiché, mediamente, dal 1980 i ghiacci si riducono di circa 100.000 chilometri quadrati all’anno, un milione di chilometri quadrati in meno in due anni è davvero un valore record
che fa pensare.

Ancora Pedersen: «La forte riduzione in atto ci fa supporre che la diminuzione estiva dei ghiacci procede ad una velocità del tutto inaspettata e questo ci dice che dobbiamo
rivedere i criteri dei processi coinvolti, perché il fenomeno non era nelle nostre previsioni».

Le zone artiche sono quelle più esposte ai cambiamenti climatici e secondo le previsioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change i ghiacci artici dovrebbero scomparire del tutto
in estate a partire dal 2070. L’importanza dello scioglimento del ghiaccio nell’area artica non sta tanto nel pericolo dell’aumento del livello dei mari, in quanto esso appoggia direttamente
sulla superficie dell’acqua, ma perché la sua diminuzione fa aumentare l’assorbimento del calore solare da parte del mare. I raggi solari infatti, vengono riflessi dal ghiaccio, ma
assorbiti dall’acqua di mare che aumenta così di temperatura.

Con la situazione attuale si sono venute ad aprire due rotte navigabili: una a nord del Canada che attualmente è totalmente aperta, la seconda, invece, che passa vicino alla Siberia ed
è praticabile al 90 per cento.

Tra la fine del 1400 e il 1900, gli europei hanno cercato di stabilire una rotta commerciale marina che passasse a nord e ad ovest del continente europeo. Furono gli inglesi a chiamare la rotta
«Passaggio a nordovest», mentre gli spagnoli la battezzarono stretto di Anián. Il desiderio di trovare questa rotta motivò gran parte dell’esplorazione europea di
entrambe le coste del Nord America. Hernán Cortés, nel 1539 incaricò Francisco de Ulloa di navigare lungo l’odierna Baja California alla ricerca dello Stretto di
Anián.

E dopo diversi tentativi falliti, divenne famosa quella che nel 1845, guidata da Sir John Franklin. Quando la spedizione non riuscì a rientrare, diverse spedizioni di soccorso e squadre
di ricerca esplorarono l’artico canadese tra i due corpi d’acqua aperta producendo alla fine la carta nautica di un possibile passaggio. Poche tracce della spedizione sono state ritrovate,
anche se alcune registrazioni indicano come le navi vennero bloccate dalla morsa di ghiaccio nel 1845 vicino all’Isola di Re Guglielmo, a circa metà strada del passaggio, e non furono in
grado di districarsi nell’estate successiva. Lo stesso Franklin morì nel 1847. Non si sa comunque, perché tutti i 134 membri della spedizione, ben equipaggiata e ben rifornita,
perirono.

Il passaggio a nord-ovest non venne conquistato fino al 1906, quando l’esploratore norvegese Roald Amundsen, che era salpato per sfuggire ai creditori che cercavano di fermare la spedizione,
completò un viaggio di tre anni su di un peschereccio per la pesca delle aringhe convertito in rompighiaccio. Alla fine del viaggio, entrò nella città di Circle (Alaska),
ed inviò un telegramma che annunciava il suo successo.

Luigi Bignami
(15 settembre 2007)