Lombardia libera da Ogm

Da Brembate a Treviglio, da Dalmine a Martinengo, da Schilpario a Vigolo, sono 22 fino a oggi i Comuni bergamaschi, sui 205 lombardi, che hanno accolto la richiesta della Coldiretti Lombardia
di decretare il proprio territorio comunale «libero da Ogm (organismi geneticamente modificati), nel rispetto del principio di precauzione e di sicurezza alimentare e sanitaria, sulla
base degli indirizzi comunitari». Questo impegno, come sottolinea Eugenio Torchio, direttore regionale della Coldiretti, dalle singole amministrazioni comunali deve arrivare alla Regione,
«perché la Lombardia legiferi per dichiararsi territorio in cui non è possibile conciliare l’agricoltura convenzionale e biologica con quella transgenica, per la tutela dei
consumatori e per la valorizzazione dei prodotti locali».
Con questo intento le maggiori associazioni di imprenditori agricoli, di artigiani, consumatori e ambientalisti lombardi hanno presentato ieri a Milano la coalizione «Lombardia libera da
Ogm». Il comitato, che riunisce l’intera filiera agroalimentare lombarda, da Coldiretti a Confartigianato alimentare, da Aiab agricoltori biologici a Coop Lombardia per la distribuzione,
da Federconsumatori, Adoc e Adiconsum a Verdi ambiente e società, lancia pubblicamente un appello alla società civile e alle rappresentanze politiche del Pirellone, perché
il maggior numero di soggetti sociali, economici e istituzionali partecipi alla realizzazione dello sviluppo dei prodotti alimentari senza Ogm. Ad appoggiare l’iniziativa e a farla bipartisan
due consiglieri regionali, il bergamasco Marcello Saponaro, dei Verdi, e Silvia Ferretto, di Alleanza nazionale.
«Il mio impegno è quello di fare in modo che la Lombardia diventi capofila tra le regioni italiane che non vogliono le colture Ogm – spiega Saponaro -. Alla base di questa
richiesta che porterò in Consiglio c’è sia la mancanza di un interesse economico sia la sfiducia dei consumatori. Se la Lombardia vorrà competere nei prossimi anni con la
Cina, con l’Argentina e il Brasile, oggi deve decidere di puntare sulla qualità. Senza qualità possiamo chiudere baracca: è così che la politica deve saper
dimostrare di essere intelligente e autonoma, in barba alle pressioni delle lobby degli Ogm». Sull’argomento le preoccupazioni e le polemiche, dopo decenni di studi e sperimentazioni
sugli organismi geneticamente modificati, non tendono a placarsi. «Dalla terra alla tavola deve vincere la sicurezza e la Regione deve darci ascolto», aggiunge Marco Gennuso,
presidente Cna Alimentare Lombardia, sottolineando l’impossibilità attuale di garantire ai cittadini l’assoluta genuinità dei prodotti fatti con ingredienti Ogm. «L’aumento
di intolleranze alimentari e allergie non è casuale – ribadisce Angelo Marchesi, di Aiab – e problemi con gli Ogm non si avranno solo a livello economico e ambientale nel settore
alimentare, ma anche nell’applicazione degli stessi nella produzione di bioenergie».

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