L’UNIONE EUROPEA E LA DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE

L’UNIONE EUROPEA E LA DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE

L’UNIONE EUROPEA E LA DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE

QN IL GIORNO pag. 25 · 09-02-2019

di Achille Colombo Clerici

Molti ormai concordano nel ritenere che l’Europa debba sviluppare una politica economica propria nell’interesse generale e dei singoli Paesi membri, mediante progetti realizzati sul proprio territorio o all’estero, promuovendo ad esempio programmi di sviluppo nei Paesi africani. Ma non lo puo’ fare poichè la dotazione finanziaria ( pari all’1% del Pil degli Stati membri) e’ troppo esigua allo scopo.

L’Unione si limita dunque a portare avanti  progetti che riguardano i singoli Paesi; e la logica si riduce ad essere quella del “ritorno” ( in tutto, in parte o in piu’ ) al Paese contribuente di quanto lo stesso versa a titolo di contribuzione. Gia’ questo e’ un non-senso, perche’ ogni nazione dovrebbe essere il miglior giudice della validita’ dei progetti che la riguardano (e demandare all’Europa tale compito e’ illogico).

Ma va aggiunto che il bilancio Europeo non puo’ pensarsi aumentabile oltre il monte ipotizzato, per come funziona oggi l’Europa. Infatti, a seguito dello spostamento del potere dalla Commissione (il governo della UE) al Consiglio (costituito da ministri dei governi nazionali degli Stati membri) si finirebbe inevitabilmente per favorire le politiche di alcuni Paesi egemoni o favoriti da alleanze contingenti, a discapito delle  politiche proprie dell’Unione e dei suoi interessi generali.

Lo abbiamo visto con il caso EPPO e con la questione della assegnazione delle Agenzie: questa vien fatta nell’interesse dell’Europa o nell’interesse dei singoli Stati ?

Nel caso dell’Ema, l’interesse europeo avrebbe suggerito di “potenziare” un Paese, come l’Italia, che ha avuto ben poco in termini di assegnazione di sedi e di Agenzie ed e’ il terzo contributore netto dell’UE;  mentre si e’ gratificato un Paese, l’Olanda, che ha già molto, e che contribuisce in misura minore al bilancio della Unione. Impreparato, oltretutto, ad ospitare l’Agenzia (mancava addirittura la sede che a Milano era già pronta) e che nel caso dell’accoglienza di una quota parte  di migranti sbarcato in Italia ha risposto picche.

Che ci sia dunque, nell’Unione, un vero Governo responsabilizzato, che non si possa trincerare, inoltre, dietro il criterio di turnazione breve della presidenza della Commissione, che e’ un bel principio democratico, ma impedisce di identificare un responsabile che si investa dei programmi.

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