Ma questo ministro Zaia non si ferma mai? Ora è il turno di OGM FREE

Ma questo ministro Zaia non si ferma mai? Ora è il turno di OGM FREE

Riportiamo il messaggio di Luca Zaia e lo rispettiamo.
Non ci sentiamo di dire No ai prodotti OGM, e neppure di dire Sì.
Non abbiamo le competenze necessarie per disquisire su una materia tanto importante.
E neppure, come per il nucleare ed altri grandi tematiche, non è certo la sovranità di un referendum popolare a poter decidere e trovare la risposta.
Sono i tecnici, gli specialisti che dovrebbero fornire i dati ed i pareri necessari affinchè i governanti possano decidere per la soluzione più giusta e conveniente per tutta la
comunità mondiale, per la salvaguardia del nostro pianeta.

Ma questi dati e questi pareri dovrebbero essere assolutamente scevri di partitismi e campanilismi, e non mirati a far crescere solo gli interessi di pochi e senza scrupoli!
(Verrebbe voglia di parlare di H1N1 e HIV …ma lo faremo un’altra volta)

Ecco cosa dice Zaia e, se ha deciso così, sicuramente avrà le sue buone ragioni.
Qualcuno la pensa diversamente?
Ok, si faccia avanti e lo convinca, e convinca anche noi tutti, con dati di fatto e documentazioni ineccepibili che “I prodotti OGM non fanno male”.
(aspettiamo i vs commenti)
Giuseppe Danielli
Newsfood.com

Inizio messaggio inoltrato:
Da: Luca Zaia
Data: 30 gennaio 2010 14:13:24 GMT+01:00
 
Oggetto:
OGM, SUBITO UN MARCHIO ETICO PER I CONSUMATORI
Luca Zaia:
“Leggo alcune reazioni alla sentenza del Consiglio di Stato sugli OGM e mi sembra non tengano nel dovuto conto la volontà dei cittadini italiani e della maggioranza di quelli
europei che, sempre di più e sempre più numerosi, invocano prodotti di qualità, tracciabilità e trasparenza.
Credo si debba riflettere su come andare in soccorso di tale volontà, che certo si scontra con gli interessi delle multinazionali e di pochi produttori nazionali.
Mi chiedo se la proposta di un marchio etico OGM-free sarebbe in grado di aiutare i consumatori italiani a veder rispettata la loro volontà fino sugli scaffali dei negozi e dei
centri commerciali.
Un marchio che garantirebbe alla stragrande maggioranza dei produttori di continuare a fare agricoltura di qualità e certamente più vicina alla conformazione culturale,
produttiva e persino commerciale dei nostri territori.
È pur vero che oggi, anche se in misura contenuta, esistono e circolano liberamente semi OGM.
Il problema è contenere il fenomeno, non svilupparlo: e questo per venire incontro alla struttura economica e identitaria che meglio ci rappresenta nel mondo.
Chiedo ai fautori della rivoluzione di Frankenstein se i prodotti italiani all’estero sono più conosciuti in virtù delle loro differenze, e quindi della biodiversità che ne
è alla base, o dell’omologazione.
E chiedo se un processo, che in modo irreversibile ci renderebbe uguali a tutti i Paesi che non hanno un’agricoltura di qualità, davvero sia in grado, anche dal punto di vista economico,
di aiutare le imprese agricole.
Va ribadito che gli OGM non sono la risposta ad un mercato dove i nostri cibi si confrontano con quelli venduti a prezzi irrisori perché prodotti da Paesi che pagano i loro braccianti due
euro al giorno, come avviene in India, o cinque euro al giorno, come accade in Cina.
La risposta a questi problemi è una seria politica che imponga tracciabilità ed etichettatura dei prodotti agroalimentari.
Infine ricordo che ben il 72% dei consumatori italiani – e non faccio fatica a ritenere che si possa dire la stessa cosa anche ampliando lo sguardo ai consumatori dell’intero mondo
occidentale – ha dichiarato la propria disponibilità a spendere di più per aver garantita la qualità di ciò che mette in tavola.
E i cittadini hanno più volte, reiteratamente e cocciutamente, detto di no alla manipolazione dei semi.
Ciò non significa essere contro la modernità, ma dare dei limiti allo strapotere di alcuni soggetti economici. Se per far questo, un marchio etico dovesse essere utile, marchio
etico sarà.
 www.lucazaia.it
 
 
Redazione Newsfood.com
[email protected]

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