Con la registrazione a livello comunitario dello “Zafferano di Sardegna” Dop e del “Radicchio di Verona” Igp l’Italia rafforza la leadership nella
qualità alimentare in Europa con 176 prodotti a denominazione di origine protetti nei confronti delle imitazioni. E’ quanto sostiene la Coldiretti nel segnalare che lo
“Zafferano di Sardegna” e il “Radicchio di Verona” hanno ottenuto, rispettivamente, la denominazione di origine protetta (Dop) e l’Indicazione geografica
protetta (Igp) con l’iscrizione nell’Albo delle denominazioni di origine dell’Unione Europea, resa ufficiale dalla pubblicazione del Regolamento Ce n.98/2009 del 2 febbraio 2009 sulla
Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee.

Salgono così a 176 – sottolinea la Coldiretti – i prodotti protetti italiani (114 Dop e 62 Igp) di cui 30 prodotti a base di carne, 35 formaggi, 38 oli di oliva, 58
ortofrutticoli, 2 aceti, 4 prodotti della panetteria, 2 carni e frattaglie fresche, 4 spezie o essenze, 2 pesci, molluschi, crostacei freschi e prodotti derivati e un miele.

Lo “Zafferano di Sardegna” – precisa la Coldiretti – è il terzo zafferano che ottiene la denominazione di origine protetta dopo lo Zafferano dell’Aquila e quello di
San Gimignano. La Dop è riservata al prodotto essiccato in stimmi o fili proveniente dalle coltivazioni di Crocus sativus L. coltivato nel territorio dei Comuni di San Gavino
Monreale, Turri e Villanovafranca, situati nella provincia del Medio Campidano. Da un’attenta analisi qualitativa dello zafferano prodotto in Sardegna è stato riscontrato che il
contenuto medio di crocina (l’elemento al quale è collegato il potere colorante dello zafferano), picrocrocina (l’elemento al quale sono riconducibili gli effetti euptetici ed il
correttivo di sapore) e safranale (l’elemento al quale sono associate le proprietà aromatizzanti) è notevolmente superiore alla norma. La cultura dello zafferano in
Sardegna è molto antica ed affonda le sue radici all’epoca dei Fenici che, probabilmente, la introdussero nell’Isola. Sotto il dominio punico e nel periodo romano e bizantino si
consolidò la coltivazione e l’uso della droga nell’isola, utilizzata principalmente per usi tintori, terapeutici e ornamentali. Il logo della Dop “Zafferano di
Sardegna” ha al centro un fiore stilizzato a sei tepali disposto a sinistra per lasciar spazio agli stimmi che si protendono verso destra e verso sinistra. In alto è
disposta ad arco la dicitura “Zafferano di Sardegna”, in basso la scritta “Denominazione di Origine Protetta”.

Sono tutti veneti – continua la Coldiretti – i radicchi protetti dall’Unione europea. Dopo le Igp concesse al Radicchio Rosso di Chioggia, al Radicchio Rosso di Treviso e
al Radicchio Variegato di Castelfranco è giunta adesso la Igp del “Radicchio di Verona”. Di forma sferoidale, ha foglie rotondeggianti che in autunno si chiudono
a formare un grumolo pieno e compatto. La nervatura principale è bianca e molto sviluppata. Il sapore è gradevolmente amarognolo e croccante nella consistenza. Utilizzo
principale In cucina i vari tipi di radicchio si prestano a diversi impieghi: in particolare si preparano insalate crude e miste, radicchio in pinzimonio, ai ferri, saltato in
padella oppure come ingrediente principale di risotti. La zona di produzione del “Radicchio di Verona Veneto” comprende il territorio di 32 comuni della provincia
scaligera, 13 di quella di Vicenza e 12 di quella di Padova. La coltivazione si specializzò maggiormente con l’introduzione della tecnica dell’ “imbianchimento”, importata in
Italia alla fine del XVIII secolo dal belga Francesco Van Den Borre. Viene venduto nei tipi precoce e tardivo. Il logo raffigura tre grumoli di “Radicchio di Verona” con
linee e striscia azzurra che vogliono rappresentare l’Arena di Verona e il fiume Adige come riferimento all’origine geografica.