Si è parlato delle prospettive del mercato italiano degli shoppers in plastica nel convegno organizzato, il 5 marzo a Roma, da PolieCo, in collaborazione con Symbola e la partecipazione
di Novamont Spa e Coldiretti.
Le bioplastiche sono già nel futuro prossimo dell’agricoltura. Con il sostegno della Finanziaria 2007 che al comma 1129 prevede proprio l’avvio di uno specifico programma sperimentale a
livello nazionale per sostituire i tradizionali sacchetti che utilizziamo quotidianamente per la spesa con altri biodegradabili. Un programma, da adottare entro 120 giorni dalla data di entrata
in vigore della finanziaria, che prevede proprio l’individuazione delle misure da introdurre nel nostro Paese in attesa di arrivare al divieto definitivo degli shoppers in plastica dal 1°
gennaio 2010.
L’argomento è stato ampiamente analizzato nel corso di un convegno che si è svolto il 5 marzo a Roma sul tema “Il mercato italiano degli shoppers in plastica, problematiche e
prospettive”, organizzato da PolieCo, in collaborazione con Symbola (Fondazione per le qualità italiane) e con la partecipazione di Coldiretti e Novamont Spa. Un convegno inteso
soprattutto ad analizzare gli aspetti tecnici e i materiali degli shoppers, facendo scaturire anche un confronto tra le varie offerte del mercato. Ogni anno vengono immesse al consumo
annualmente circa 300.000 tonnellate di prodotti in plastica , in prevalenza di polietilene riciclato. In Italia si consuma oltre un quarto del totale utilizzato nella Ue.
Secondo un’analisi condotta dalla Coldiretti in Europa, con la sostituzione dei normali sacchetti di plastica con materiali biodegradabili di origine agricola comunitaria, si evita di
disperdere nell’ambiente un milione di tonnellate di plastica all’anno, riducendo di 1,4 milioni di tonnellate le emissioni di anidride carbonica e risparmiando fino a 700 mila tonnellate di
petrolio. Per ottenere questo risultato sarebbe sufficiente una superficie coltivata di meno di 3 milioni di ettari a granoturco e girasole, equivalente all’1,5% della superficie coltivata
nella Ue a 27.
I 100 miliardi di sacchetti di plastica utilizzati ogni anno in Europa vengono importati prevalentemente da alcuni paesi asiatici, in particolare Cina, Tailandia e Malesia. Per la loro
decomposizione occorreranno almeno 200 anni. “Un effetto inquinante, sottolinea il segretario generale della Coldiretti, Franco Pasquali, che si aggiunge alla emissione di gas a effetto serra
destinato ad influenzare negativamente il clima e al consumo di combustibile di origine fossile contro i quali l’Unione europea si è impegnata a combattere con la firma del Protocollo di
Kyoto”.
Il nostro Paese, precisa ancora Pasquali, dispone delle professionalità, dei terreni, delle tecnologie per “far diventare il Made in Italy leader a livello europeo in questo
settore”.
“Per l’Italia, continua ancora Pasquali, il rispetto della scadenza del 2010, previsto dalla finanziaria per introdurre il divieto di utilizzare la plastica nei sacchetti della spesa, è
un’opportunità da cogliere per cittadini e imprese che vogliono investire in ricerca e innovazione sostenibile”.
Per produrre 100 bustine di bioplastica non inquinante sono sufficienti mezzo chilo di mais e un chilo di olio di girasole. E l’attuale differenza di prezzo, 8 centesimi per quella
biodegradabile rispetto ai 5 delle buste di plastica tradizionale si andrà progressivamente ad accorciare. Ma soprattutto a guadagnarci sarà l’ambiente.

Fonte: www.greenplanet.net