MALTEMPO, ALLUVIONI, DANNI e VITE PERSE …

MALTEMPO, ALLUVIONI, DANNI e VITE PERSE …

MALTEMPO, ALLUVIONI, DANNI e VITE PERSE ….PRIMA PREVENZIONE, PRIMA INTERVENTI E POI PROTEZIONE E SOCCORSO.

 

<< In questo momento molto triste per le persone mancate, esterefatto e  molto colpito per danni a cose e persone, gente fuori dalla propria casa, alberi caduti e porti spazzati via, distruzione e inondazioni ovunque lungo i fiumi ma non solo, case sommerse… diventa difficile commentare lo status quo.

Non è il caso di fare polemica, di fare critiche gratuite, di sparare sulla croce rossa- come si suole dire – ma è molto brutto, deprimente vedere cosa succede – da anni – senza una vera risposta e una vera azione nazionale forte, chiara decisa.

Sono almeno 15-20 anni che tutti registriamo, parliamo e  constatiamo un cambio del clima, soprattutto di eventi naturali che si sono ingigantiti, concentrati, stagionalizzati. Estati secche, inondazioni a fine ottobre-novembre, gelicidio a fine inverno. Lasciamo stare le infrastrutture e i tanti ponti, non solo caduti, ma ammalorati, percolanti dappertutto.

Non c’è più nord-sud, almeno in linea generale. La domanda è una sola: cosa è stato fatto di concreto dal 2003 ad oggi? A parte la creazione di strutture nazionali e regionali e il loro continuo aumento di addetti… che forza, che potere, che discrezionalità hanno?

Cosa hanno fatto regioni e comuni: Sindaci e Governatori sono i responsabili e i gestori del territorio. Chi è il Sindaco o il Governatore che ha modificato il bilancio pubblico negli ultimi anni spostando risorse proprie (anche statali e europee) dalle consulenze, dalle assunzioni, dalle rappresentanze, dall’ordinaria amministrazione ….a ambiente, territorio, interventi di sostegno alla geomorfologia territoriale?

Possibile che in Italia le parole  “programmazione, pianificazione, organizzazione, decisione, responsabilità” siano state bandite e dimenticate perché troppo direzionali e dirigenziali  all’insegna del buonismo sociale, del consociativismo, della condivisione, dell’intervento orizzontale,  della sanatoria?

E in questo contesto la Protezione ( sarebbe meglio chiamarla  Prevenzione, purchè poi la sia nella realtà) Civile che indicazioni tecniche, sostanziali, reali ha fornito e dato a chi decide in 20 anni? L’unico suo Capo che la pensava così è stato cacciato in malo modo dalla politica e da strutture collegate!

Una Protezione Civile non può essere solo la struttura capillare sul territorio che muove ruspe, camion, raccoglie detriti … post evento calamitoso!

Vogliamo essere un paese civile, forse anche un “paese del cambiamento” vero, non come slogan politico o partitico? Dal popolo delle libertà al popolo del cambiamento in 25 anni, ma una vera azione di prevenzione vogliamo farla?

L’Italia per 2/3 del suolo è collinare e montana con 2-3 fiumi grandi e centinaia di torrenti (solo il fiume Po ne ha 140) che da desertici possono diventare impetuosi canali, spesso senza sbocchi, spesso senza argini  “intelligenti” spesso con norme e regolamenti di Agenzie e Autorità che non permettono neanche di piantare un palo nell’alveo o nelle zone golenali….

Vogliamo fare un vero piano ambientale-geologico-territoriale visto che d’ora in poi le “pioggerelline” autunnali saranno ricordi dei più vecchi. Vogliamo pensare a invasi di raccolta sotto controllo tecnologico non invasivi e produttivi?  Vogliamo fare infrastrutture intelligenti, appunto, cioè interventi strumentali e strutturali integrati e collegati anche ad altri settori.? Cura delle alluvioni vuol dire anche viabilità, trasporti alternativi, energia eolica o solare, magazzini di ricovero, assistenza sanitaria prossimale, diversificazione strumenti, supporti logistici …

L’Europa è pronta a finanziare da anni progetti di “ coesione e protezione ambientale e geologica” con diversi regolamenti e molti fondi. Quante pratiche ha presentato l’Italia? Belgio, Olanda Danimarca in 20 anni hanno portato a casa dalla UE circa 3 mld di euro. E l’Italia?   Oggi il governo degli eventi atmosferici sempre più impetuosi e immediati  si attua solo con opere di grande e lungimirante prevenzione che abbinino suolo, viabilità, vasche, rispetto delle colline, ritorno dell’uomo in zone difficili, pulizia quotidiana, interventi leggeri artificiali e grande uso di mezzi di sgombero e di costruzioni eco-sostenibili-adatte.

Ragioniamo e costruiamo cose reali sostenibili, non solo progetti e parole… sostenibili. Vedere 4 ruspe sotto una pioggia battente dentro un torrente straripante del Cadore per abbassare  l’alveo per dare più spazio all’acqua che corre ……mi fa venire i brividi. Dove erano questa estate siccitosa le 4 ruspe? Dove erano gli ingegneri della Protezione?

Tutto questo mi fa dire con il magone in gola: “ Ma tutte le mie tasse e imposte del reddito, e non poche,  versate giustamente e anche coerentemente con un pensiero di solidarietà civile e sociale  per 40 anni, e tutti gli anni,  dove sono andati a finire?” >>

 

ALLUVIONE E TERRITORIO, DANNI E REALTA’ DEI FATTI

SVILUPPO DEL TURISMO, E’ ANCHE SICUREZZA DEI LUOGHI E GARANZIA DEI SERVIZI GENERALI – ANCHE SULLA PREVENZIONE E AZIONE OCCORRE UN CAMBIAMENTO DEL GOVERNO DEL TERRITORIO.

Ripeto, spiace in momenti di così grave distruzione di cose comuni e private  e con vite umane perse, che fatti alluvionali di così grave danno non dovrebbero più succedere. In particolare parlo dell’Alto Agordino , delle Prealpi Bellunesi che conosco bene, frequento da 40 anni, ho degli amici, cari amici. Il territorio è in ginocchio, e per territorio intendo tutto:  dalle cose agli uomini, dalle strade alle case, dalle attività economiche ai ristoranti, gli alberghi. Non solo gli ospiti anticipano il rientro, non solo c’è il danno delle disdette delle prenotazioni a valanga che restano pur sempre fatti estemporanei momentanei ed occasionali ristretti ma c’è un intero mondo in ginocchio.

La natura fa il suo corso, ma l’uomo è stato capace di dargli una forte mano.  Non fraintendetemi: non sono contro le case, le costruzioni, le case e le attività. Non sono un ambientalista e un animalista dell’ultimo minuto. Sono un agricolo, figlio di agricoli da generazioni e che – grazie ad esperienza, racconti del nonno e ragionamenti tecnici e da tecnico – chiede da anni che le condizioni-situazioni ambientali-territoriali siano viste nel loro insieme, con tutti i pro-contro che ogni determinato evento su un territorio crea e può per caduta logica creare.

Non si fa un traforo tanto per fare un buco nella montagna che avvicina distanze e porta merci. Un traforo va visto a 360 gradi, dalla viabilità alla terra, dalla geopedologia alla antropizzazione, dalla presenza fissa umana agli abbandoni, dai servizi sociali e civili dei residenti alla presenza di ospedali, treni, scuole, guardie, presidi….

Le Prealpi bellunesi, cioè dal Cadore a Feltre sono in ginocchio. Avevano già subito negli ultimi 40 anni altri fatti del genere, forse di minore portata, ma segnali incontrovertibili. Che è stato fatto? chi ha fatto prevenzione? Chi si è preso la briga – compreso i Sindaci – di attivare canali di finanziamento?

Ricordo che l’Italia in Europa porta a casa solo il 45% di quello che gli spetta per legge e direttive comunitarie! Perché? non siamo capaci di fare un progetto?   L’Europa co-finanzia progetti di sviluppo turistico e di coesione sociale (anche 1 mld di euro per paese nell’arco dei bilanci poliennali) in cui vi siano non solo collegamenti-condivisioni fra paesi diversi sullo stesso tema e sulle stesse direttive, ma anche integrazioni territoriali: canalizzazioni, dighe, operazioni di salvaguardia territoriali, nuovi sistemi di gestione e accumulo energia per non rimanere isolati, una viabilità rinforzata, lavori di consolidamento e di sostenibilità agraria e ambientale in zone svantaggiate ( e tante altre) sono specifiche direttive già pronte, già agibili.

Penso ai fondi enormi destinati alle Aree Vaste e ai finanziamenti di progetti delle Aree Interne: dove sono? dove sono andati?  Perché non si è fatto nulla’ hanno ragione i titolari di ristoranti del bellunese, del feltrino, di San Gregorio e di Mel a lanciare l’ennesimo grido alla politica e a chi ha la responsabilità – da anni – della prevenzione, protezione, gestione e soluzione dei territori. L’Italia ha il più alto numero totale, fra tutte le regioni, di guardie forestali, guardie provinciali e di strutture di monitoraggio ( una filiera che va da Roma a Belluno, dal Ministero alla Protezione, dall’Arpa all’Ente di Sviluppo locale), in Europa di addetti al controllo e servizio del territorio… ma evidentemente poche possibilità di realizzare soluzioni pratiche e concrete.

Vogliamo mettere in sicurezza tutte le area svantaggiate? Tutto questo per dire: l’Italia è ancora il 3^ paese al mondo per numero assoluto di turisti (nazionali ed esteri) forse il primo al movimento per  “movimento turistico” ovvero numero di arrivi occasionali e di passaggio sui territori e presso i ristoranti tipici come quelli del Bellunese e dell’Agordino ma il turismo globale e mondiale – con la forza concorrenza che c’è nel mondo oggi visto la facilità di accorciare distanze e i costi ridotti dei trasporti – chiede a gran voce sicuramente l’alta enogastronomia made in Italy come prima destinazione, meta privilegiata, ma con annesso sicurezza, garanzia, arredo territoriale, connessione web, pulizia spazi e polizia presente, ordine visibile e messo in pratica,  facilità e dinamicità di accesso, vigilanza, forme di attenzioni della clientele che devono essere riscontrabili nella quotidianità e nella ordinarietà delle cose, non nella eccezionalità.

Fare appelli vuol dire poco. Una priorità può essere sicuramente la messa in sicurezza di 2/3 del territorio nazionale, forse è più importante garantire una vita sicura, la tutela dei risparmi e dei beni dei privati piuttosto che puntare su un reddito di cittadinanza o una pensione anticipata di 2-3 anni. Nello stesso tempo l’Italia è un paese che ha bisogno di un cambiamento forte, inteso anche come gestione e presenza, del governo del territorio.

Giampietro Comolli
Newsfood.com

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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