In ventiquattro ore è salito di due metri il livello del fiume Po al Ponte della Becca, mentre è caduta fuori stagione la neve in quota al Nord che è importante per il
reintegro graduale delle falde idriche, dopo che al Nord Italia in inverno è stato registrato un deficit fino al 50 per cento delle piogge cadute. È quanto emerge dal monitoraggio
effettuato dalla Coldiretti il 29 maggio che sottolinea come dopo l’inverno più caldo degli ultimi due secoli, la caduta anomala della neve in tutto l’arco alpino e sulle cime più
alte dell’Appennino, è molto importante in prossimità dell’estate per contribuire a scongiurare il rischio siccità.

La neve caduta nelle montagne dal Piemonte alla Lombardia, dal Veneto all’Emilia, fino all’Abruzzo – osserva la Coldiretti – sopperisce alla carenza di riserve idriche dovuta anche alla
mancanza nel Nord Italia di bacini di captazione dell’acqua necessari per affrontare i mesi di siccità. Se la caduta della grandine ha causato danni per milioni di euro in molte regioni,
l’effetto della neve caduta – continua la Coldiretti – si prolungherà nel tempo poiché si scioglie più lentamente e viene assorbita dal terreno con gradualità e
senza dispersioni. Un effetto che, anche se non risolverà completamente il problema della carenza idrica, è certamente più positivo di quello provocato dalle piogge intense
che tendono a scorrere via superficialmente sul terreno senza essere assorbite. In Piemonte – riferisce la Coldiretti – la neve è arrivata fino ai 1500 metri di San Sicario dopo tre
giorni di temporali e piogge e calo delle temperature in poche ore di oltre dieci gradi. In Lombardia, nelle Prealpi orobiche nel Bergamasco la neve è caduta anche sui pascoli sotto
duemila metri di altezza, fatto che non si verificava da un quarto di secolo. Su tutto il Veneto – prosegue la Coldiretti – si stanno abbattendo temporali, vento e pioggia, sulle cime
dolomitiche sta nevicando intensamente. In Emilia la neve è caduta con abbondanza su tutte le cime appenniniche con il monte Cimone completamente ammantato dalla coltre.

Brusco l’abbassamento delle temperature nelle zone interne abruzzesi, sulle vette dal Gran Sasso alla Maiella con intense nevicate mentre a Campo Imperatore – continua la Coldiretti – si sono
accumulati tra i 15 ed i 20 centimetri di neve fresca. Molto grave – riferisce la Coldiretti – è il bilancio della grandine nelle campagne di Veneto, Friuli, Marche, Puglia, Calabria e
Romagna con distruzione fino al 100 per cento dei raccolti nelle zone dove è caduta con inaudita violenza. Un’ondata di maltempo – prosegue la Coldiretti – che da Nord a Sud della
Penisola a macchia di leopardo ha causato danni per milioni di euro a pesche, pere, mele, kiwi, clementine, orzo, ortaggi, granoturco, frumento, vite e oliveti.

Il caldo record invernale degli ultimi due secoli – conclude la Coldiretti – ha determinato un anticipo di maturazione per molte colture che sono state colpite, poco prima della raccolta, dalle
grandinate provocate dal contrasto termico tra aria fredda proveniente dal Nord Europa e aria calda del Mediterraneo.

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