La Cia quantifica i danni in decine di milioni di euro. Pesanti le conseguenze per molta frutta estiva (pesche, susine, albicocche, meloni e angurie) e per gli ortaggi. Smottamenti e frane.
Terreni agricoli invasi dalle acque.

E’ emergenza per l’agricoltura L’ondata di maltempo che sta colpendo in questi giorni il nostro Paese, con piogge, temporali e nubifragi violenti, non allontana il rischio
siccità. Anzi provoca solo danni (ammontano a decine di milioni di euro) alle nostre campagne, che si riscontrano soprattutto nei frutteti e negli orti a campo aperto dove sono andate
distrutte molte coltivazioni a causa di grandinate e di trombe d’aria. Lo sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori che segnala conseguenze in quasi tutta Italia, soprattutto
nelle regioni del Nord-Est (Friuli Venezia Giulia in testa) e del versante Adriatico.

Secondo la Cia, a subire i danni maggiori è stato, comunque, il settore della frutta. In diversi frutteti (susini, ciliegi, peschi, albicocchi) il raccolto è andato distrutto per
la grandine che si è abbattuta con straordinaria violenza. Pesanti conseguenze anche per le coltivazioni di meloni e di angurie. Sta di fatto che molta frutta è stata colpita poco
prima della raccolta.

Non è andata meglio per gli ortaggi che in questo periodo, soprattutto per le temperature elevate delle ultime settimane, sono abbondanti nei campi. Danni si registrano per le colture di
melanzane, pomodori, zucchine, cavolfiori, spinaci, insalate.

La pioggia, che si è abbattuta per ore e con grande intensità, ha provocato, inoltre, allagamenti nei terreni agricoli. Alcune aziende agricole sono state invase dalle acque.
Molti sono stati gli smottamenti e le frane. Questo perchè le precipitazioni piovose e nevose in autunno ed in inverno sono state rarissime e i terreni aridi non sono riusciti ad
assorbire l’acqua. Mentre le forti folate di vento (in alcune zone ci sono state violente trombe d’aria) hanno avuto conseguenze per le serre e le attrezzature aziendali.

Tuttavia, il problema della carenza idrica resta. Infatti, le precipitazioni, pur essendo utili alle campagne, non hanno modificato di molto la situazione, anche se i livelli dei fiumi, in
particolare il Po, sono tornati a crescere. I terreni, arsi, appunto, per un autunno ed un inverno privi di neve e pioggia, non sono riusciti ad assorbire l’acqua necessaria. Oltretutto,
in questo periodo, come sostengono anche gli studiosi, l’evaporazione al suolo è consistente e così la pioggia non penetra adeguatamente nel suolo irrigandolo. E’ nel
periodo di novembre-febbraio, con piogge continue e abbondanti nevicate, che si ricaricano gli invasi e le falde acquifere.

D’altronde, il clima “tropicale” degli ultimi sei mesi ha messo in ginocchio migliaia di agricoltori. A causa delle anomale temperature, sempre più elevate, la
maturazione delle produzioni si è concentrata ed accavallata, senza la naturale scalarità che si verifica normalmente E’ rimasta invenduta molta produzione orticola, mentre
anche diversa frutta non ha trovato sbocco sul mercato. Gli agricoltori sono stati costretti a distruggere la produzione in campo. Non solo. I prezzi all’origine sono crollati, con
riflessi pesanti per i redditi agricoli.

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