Nel 2009 in Italia è raddoppiata in media la pioggia caduta ma i valori sono quasi triplicati nel mezzogiorno ed in Sicilia con le campagne in tilt per danni alle coltivazioni,
frane e smottamenti sul territorio. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati dell’Osservatorio agroclimatico dell’Ucea che ha registrato nel mese di gennaio
in Italia una precipitazione cumulata superiore dell’82,3 per cento rispetto alla media dello stesso mese nel periodo 1971-2000.

A gennaio le precipitazioni sono state particolarmente intense nel mezzogiorno come in Sicilia dove è caduta il 172 per cento di pioggia in piu’ ma anche nel sud est ( 165
per cento) e nel sud ovest ( 156 per cento). Una situazione che fa seguito peraltro – sottolinea la Coldiretti – ad un dicembre 2008 che ha mostrato una tendenza analoga con le
precipitazioni che sono state superiori del 92,3 per cento rispetto alla media dello stesso mese, anche se valori piu’ elevati si erano registrati al centro nord.

Il maltempo ha provocato gravi danni e disagi nelle campagne dove sono saltate le semine per il grano destinato alla pasta Made in Italy con un calo degli investimenti destinato a
superare, il 20 per cento rispetto allo scorso anno. La pioggia e la neve – sottolinea la Coldiretti – hanno reso inaccessibili i terreni per le normali lavorazioni e le necessarie
risemine.

Ad essere colpite dal maltempo sono anche altre coltivazioni e dalla Puglia alla Sicilia fino in Calabria e la Basilicata; è necessario – chiede la Coldiretti – avviare le
procedure di delimitazione dei territori e di verifica dei danni per consentire la dichiarazione di calamità naturale per l’agricoltura. In Sicilia migliaia di ettari di
terreno sono andati sott’acqua con frane e smottamenti che hanno provocato danni per milioni di euro con gli agrumeti trasformati in risaie, mentre si registrano smottamenti e frane
nelle strade interne.

Le precipitazioni temporalesche persistenti confermano la sempre piu’ elevata frequenza di eventi estremi che sono una espressione dei cambiamenti climatici in atto che – continua la
Coldiretti – mettono in pericolo la sicurezza del territorio nazionale, dove sette comuni italiani su dieci sono interessati dagli oltre 21mila chilometri quadrati di territorio
nazionale considerato a rischio per frane e alluvioni.

In Italia – sostiene la Coldiretti – ci sono 5.581 comuni, il 70 per cento del totale, a rischio idrogeologico dei quali 1.700 sono a rischio frana e 1.285 a rischio di alluvione,
mentre 2.596 sono a rischio per entrambe le calamità, con la regione Calabria che si colloca ai vertici per pericolosità con il 100 per cento dei comuni coinvolti. Una
situazione a cui non è certamente estraneo il fatto che – conclude la Coldiretti – dal 1982 al 2005 sono scomparsi quasi 6 milioni di ettari di suolo agricolo e che secondo le
stime dell’Anbi nell’arco di tempo 1990-2016, se il ritmo di cementificazione del territorio rimanesse inalterato, si sara’ persa una Superficie Agricola Utilizzata pari al 17,5 per
cento del territorio nazionale, vale a dire un’area superiore a quella delle regioni Sicilia e Sardegna.