Malvasia di Bosa DOC: vino secco, abboccato, amabile, dolce

Malvasia di Bosa DOC: vino secco, abboccato, amabile, dolce

MALVASIA DI BOSA o  MALVASIA DI SARDEGNA
vino secco, abboccato, amabile, dolce

NICCHIA PRODUTTIVA, GRANDI POTENZIALITA’, CERCARE UNA IDENTITA’ ASSOLUTA, GARANTIRE IL CONSUMATORE

Malvasia di Bosa doc

Il vino Malvasia di Bosa ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata in data 21 luglio 1972, quella “DOC” si produce su circa 40-50 ettari vitati con produzioni assai differenti da una zona all’altra, variabili da 60 a 80 quintali per ettari, di uva sana, matura con un gradazione minima alta complessivamente non inferiore al 15% vol.

Sull’isola ci sono altri 150 ettari vitati  di malvasia di Sardegna non doc, a volte anche diversa come forma di foglia, del grappolo, quasi sicuramente una altra varietà, che arriva anche a produrre in ottime annata 90-95 quintali ad ettaro.

Questo in sintesi rappresenta anche la differenza storica e tipologica fra la Malvasia di Bosa, per esempio, e la Malvasia del Campidano, o Calaris.

La Malvasia di Bosa è prodotta in vigneti sparsi in 7 comuni:

Bosa, Suni, Tinnura, Flussio, Magomadas, Tresnuraghes, Modolo

Esattamente più sovente posti sui costoni e alti dossi delle colline, in terreni poco compatti, con tanti ciottoli di sassi e creta, di colore bianco per la forte presenza del calcare. Il calcare a sasso affiora maggiormente nelle zone di prolungata erosione facente affiorare nei millenni la roccia sottostante.

Ci sono vigne anche nei fondovalle, ma lì il terreno è scuro e profondo, la roccia calcarea è stata coperta da abbondanti depositi vegetali, limo, argille dando un terreno fertilissimo, molto compatto, da cui si ottengono uve “malvasia” completamente diverse che producono vini in purezza totalmente diversi.

E’ evidente che anche la vinificazione, l’elaborazione, l’affinamento incidono notevolmente sul vino finale prodotto, ad iniziare dalla resa uva/mosto/vino alla pigiatura e dalle condizioni di maturazione del grappolo d’uva. Per cui si parla di meno del 50% in resa per il vino passito, fino ad un 70%, con l’obbligo che una eccedenza di pressatura  minima è tollerata, mentre oltre il 10% si perde il titolo della Doc.

E’ evidente che per la tipologia passita della Malvasia di Bosa Doc l’appassimento può avvenire sia sulla pianta che su stuoie in cantina, ma sempre naturalmente, e mai assolutamente con forzatura, fino a raggiungere almeno una densità e un grado zuccherino di 272 grammi litro, dice il disciplinare di produzione obbligatorio.

Inoltre sull’etichetta può essere indicata la regione “Sardegna” di provenienza, come pure il nome di “vigna” da cui tutte le uve sono state raccolte secondo le regole stabilite di vinificazione. Come pure è obbligatorio un invecchiamento minimo di 24 mesi, di cui almeno 12 in botti di legno senza specificazione di quale essenze e se in purezza, per la tipologia recante in etichetta la dizione “Riserva” e riportare, per tutte le “malvasie” di Bosa l’annata di vendemmia, ovvero l’anno di produzione delle uve.

Questo presume che non vi possano essere cuvée o assemblaggi o mix di mosti o vini di annate differenti: quindi il vino ottenuto deve essere espressione al 100% dell’annata vegetativa, ambientale, climatica. In sintesi, ogni versione tipologica di sapore, ha anche degli obblighi ben precisi di “quanto” deve essere il residuo zuccherino presente e fisso in ogni bottiglia, in modo che il consumatore sappia realmente cosa acquista.

Secco (asciutto è un po’ più di secco)  si intende quel vino con meno di 4 gr/litro di zucchero che possono diventare 9 gr/l in rapporto al tenore di acidità che non deve mai essere inferiore a più di 2 punti di acidità.

Abboccato quando lo zucchero residuo non supera i 12 gr/l che possono diventare fino a 18 gr/l purché la differenza tra il tenore zuccherino e il tenore di acidità totale espresso in grammi per litro di acido tartarico non sia superiore a 10 g/l.

Amabile quando il residuo di zucchero fisso e totale non supera i 45 gr/litro.

Dolce quando lo zucchero supera i 50 gr/l. infatti il disciplinare DOC della Malvasia di Bosa prevede diverse tipologie di vini in base anche al sapore.

Malvasia di Bosa Doc

La Malvasia di Bosa Doc che si può ottenere è un  vino bianco dolce prodotto per il 95% dalle uve del vitigno Malvasia (della Sardegna?)  e il restante 5% è ottenuto da altri vitigni a bacca bianca autorizzati alla coltivazione in tutta la regione Sardegna senza alcuna specificazione se anch’essi sono vitigni aromatici, di uve amabili.

Si ottiene un vino, generalmente, di colore variegato, dal paglierino giallo al dorato anche intenso, ha un profumo decisamente aromatico, ancora fruttato e con sapore preciso amabile-dolce, dovendo risultare – sempre per disciplinare – vellutato e armonico. E’ un vino che al consumo deve avere un titolo alcolometri volumetrico complessivo di almeno 15 gradi.

Malvasia di Bosa Riserva

Una seconda versione è la Malvasia di Bosa Riserva, un vino bianco invecchiato, ottenuto sia nella tipologia di sapore secco, ma anche abboccato, anche amabile, anche dolce e ognuna di questa caratteristica di sapore ha un obbligo ben preciso di quanto deve essere il residuo zuccherino vero e stabile nel vino al consumo, così etichettato. Sempre 95% minimo di uve di vitigno Malvasia, più il 5% di solite uve bianche autorizzate, sempre minimo un 15% vol alcolometrico. Il vino al consumo si presenta di colore giallo paglierini fino a dorato molto intenso, odore intenso, complesso, fine, delicato, sapore dal secco al dolce, morbido e talvolta mandorlato, quindi ottenibile in tante e diverse tipologie , ma sempre con la stessa etichetta.

Malvasia di Bosa spumante bianco

Poi c’è la versione anche Malvasia di Bosa spumante bianco, in sole 2 versioni, demisec e dolce, sempre partendo dallo stesso mix di uvaggio 95% + 5% e sempre con una gradazione minima del 15% di titolo volumetrico complessivo.
Il vino si dovrebbe presentare con spuma fine e persistente, colore giallo paglierino, odore aromatico, fruttato, gradevolmente aromatico.

Malvasia di Bosa Passita

Infine la 4^ denominazione prevista nel disciplinare doc, è la Malvasia di Bosa Passita, sia amabile che dolce, sempre con lo stesso uvaggio minimo. Il vino che si deve ottenere deve presentarsi con un colore giallo dorato più o meno intenso, odore ampio, caratteristico e sapore da amabile a dolce. In conclusione sono 10 le versioni tipologiche di sapore che si possono produrre con il disciplinare Doc Malvasia di Bosa, che diventano 15-16 se si introduce anche il colore come elemento di “ differenzazione” fra una bottiglia e l’altra. Al consumatore viene data ampia scelta, al commerciale la possibilità di proporre versioni diverse per soddisfare esigenze diverse ed anche opposte, sicuramente una ottima manifestazione di potenzialità, di ricchezza, di patrimonio e di biodiversità del vitigno-uva Malvasia della Sardegna di Bosa.

Ma quanto identitaria, quanto identifica il territorio, quanto esprime il luogo di origine, quanto la storia e la tradizione del legame terra-vino oggi così fondamentale in un mercato estremamente fazionato di denominazioni e tipologie e in un modo di consumatori poliedrico, non fedele, curioso, poco informato o troppo informato?

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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