Malvasia, un nome magico per un grande vino bianco italiano

Malvasia, un nome magico per un grande vino bianco italiano

VINO PIACENZA

“MALVASIA” UN NOME MAGICO PER UN GRANDE VINO BIANCO ITALIANO

DAL GRANDE PASSATO ALL’EPOCA DELLA REPUBBLICA DI VENEZIA AL DECLINO RECENTE…AFFERMA IL PROF MARIO FREGONI

COMOLLI: “PIACENZA E PARMA POSSONO AVERE UN RUOLO NAZIONALE DI RILANCIO DELLA MALVASIA , MA …..”

Recenti note sul vitigno e sul vino Malvasia mi hanno stimolato a rileggere testi di archivio, universitari e di biblioteca, antichi ma anche molto contemporanei. Interessante fu la lezione sulla redazione dell’enciclopedia viticola-enologica del prof Giovanni Garoglio nel 1975, che fu docente all’Università di Piacenza negli anni 1953 -1958, come pure le ricerche del prof Ulderico Bernardi di Venezia su antichi testi agrari (riti dei vini, feste delle vigne , ecc… ) stampati a Venezia fra il 1450 e il 1600, quando Venezia era capitale mondiale della stampa in agricoltura, oppure le dotte lezioni del prof Mario Fregoni  a proposito dell’origine  della vite (1991) e della viticoltura di qualità (2013).

La ricerca scientifica in viti-enologia degli ultimi anni sta dando grandi risultati in termini di introduzione di nuovi modelli in funzione delle diversità ambientali e culturali in atto, e non solo, come spiega e anticipa il più recente libro del prof Fregoni su “Le viti native americane e asiatiche in cui si descrive come e perché esistono ibridi, portainnesti e ibridi varietali e come tali se sono utili o non utili con l’attuale sistema climatico, edito da le Città del Vino.

In questo contesto conoscere la storia e l’ampelografia,  saper definire una strategia, possono essere fondamentali nella promozione di un vino. Un testo che mi ha fatto riflettere con il prof Fregoni su un vitigno strano, particolare, indecifrabile, con storie e leggende annesse, come tanti vitigni. Parlo del vitigno “ MALVASIA”. In particolare della Malvasia di Candia Aromatica.

Le Malvasie – dice il prof Fregoni – sono una invenzione  della Serenissima di Venezia, dove ancora esistono le calle e le malvasie, sinonimo di osterie. Il nome deriva dal porto greco di Monenvasia, base commerciale  della flotta veneziana utilizzata sin dai primi del 1200 per stivare i “vini”, per lo più dolci, ottenuti da un mix di molte varietà, per essere commercializzati in tutto il Mediterraneo.

Le varietà di Malvasia non esistevano e ancora oggi, secondo il Prof Logothetis di Atene, in Grecia è nota una sola Malvasia a Santorini.  Il porto della città di Monenvasia divenne piccolo per cui la flotta veneziana prese possesso dell’isola di Candia, sinonimo antico di Creta, dove non sono coltivate varietà di Malvasie. Il fiorente commercio dei vini – prosegue Fregoni – indusse il Doge a sopprimere la differenza fra le Malvasias di Monenvasia e i vini bianchi, aromatici e dolci, detti “cretici”, prodotti oramai nell’isola di Creta.

Per i veneziani la produzione di “malvasia”, come vino e non come vitigno-uva, era indispensabile per mantenere il fiorente mercato e il monopolio del vino bianco dolce-aromatico in quei secoli. Sicuramente , all’epoca, la famose frase  “una ombra de vin” vedeva la “malvasia” protagonista sotto la torre di piazza San Marco.  Persa l’isola di Creta occupata dai turchi, nel 1669 i veneziani furono costretti a cercare vini di “malvasie” nei Paesi cristiani. Allora vi fu una corsa a impiantare viti di cosidetta “malvasia” che non esisteva come vite, ma come vino, inteso che era originario di un porto greco, dove effettivamente non si è mai prodotta la uva Malvasia come lo intendiamo oggi.

In Italia, Spagna, Portogallo, Francia vennero battezzate – continua Fregoni – oltre 50 varietà di Malvasia di colore bianco e nero, aromatiche e neutre e questo andò avanti dalla fine del 1670 fino ai primi anni del 1800, quando finalmente fu stilata una prima descrizione dei vitigni di Malvasia.

Oggi in Italia esistono  17  Malvasie, spesso con nessuna parentela evidente, tra le quali la Malvasia di Candia del Lazio, non imparentata con la Malvasia di Candia aromatica di Parma e Piacenza. La piú piccola come estensione é la Malvasia rosa,  frutto di una retro-mutazione del 1967 della Malvasia di Candia aromatica in un vigneto piacentino della Val  Nure che venne segnalata – come dice il prof Fregoni – da mio padre Giuseppe Comolli, allora direttore dei Mulini degli Orti di Piacenza.

Dopo 30 anni di selezione da parte del prof Fregoni in una azienda vitivinicola in val Trebbia, la Malvasia Rosa di Candi Aromatica venne stabilizzata e divenne una varietà nata a Piacenza, l’unica a buccia rosa esistente in Italia, da cui , recentemente, il prof Fregoni  una sorella “Malvasia grigia” facente parte della collezione Fregoni. A Piacenza (e Parma) infatti si coltiva una Malvasia, la più aromatica fra tutte, ma il termine Candia non fa riferimento all’origine geografica della varietà. Quindi né Grecia né Creta sono i luoghi di origine geografica. M.me Kourakou, greca, grande esperta e scrittrice di libri diceva che “ le Malvasie non esistono”, intendendo dire che il nome esprimeva “dal porto” dove partivano i vini veneziani, frutto di miscugli varietali, tipo i Moscati. Al tempo dei romani i Moscati erano denominati “Apiane”, perchë attiravano le api,ovvero uve e vini aromatici, ricchi di zucchero. Secondo la piú recente analisi del DNA,che getta una visione scientifica sull’origine delle nostre Malvasie, il progenitore più antico delle Malvasie di Parma e Piacenza é il Moscato di Alessandria d’Egitto, denominato Zibibbo a Pantelleria, perché giunto da Cap Zibib del nord Africa, che avrebbe dato origine al Moscato bianco, genitore  della  Malvasia “odorosissima”, dalla quale sarebbe derivata la Malvasia di Candia aromatica.

In Italia nel 2000 i vigneti di Malvasia erano estesi per quasi 30.000 ettari, come scriveva da Montpellier il prof Galet. Nel 2015 le Malvasie figurano coltivate su 9017 ettari, ma successivamente le statistiche italiane collocano le Malvadie fra le varietà locali statisticamente irrilevanti.

E’ evidente un declino originato  dalla preferenza verso pochi vitigni nazionali o internazionali, che ha portato ad una forte concentrazione varietale e la conseguente perdita della biodiversitá. In ogni caso il vecchio Ducato di Parma e Piacenza, battezzato a Parma in una conferenza dello scrivente “Ducato aromatico”, è uno dei “genius loci” italiani della produzione della Malvasia di Candia aromatica, con circa 1000 ettari, dove può avere un ruolo, come in altri territori vocati,  per vini fermi, vini passiti, vini frizzanti e spumanti.

Oggi la produzione è strettamente connessa al consumo e alla identità originaria per cui una scelta tipologica e una “credibilità” identificata può essere un grande motore di rilancio. Va rilevato che diverse Malvasie vengono spumantizzate in purezza o piú frequentemente in uvaggio con altri vitigni, di norma a sapore neutro, tipo l’Ortrugo. Il Ducato puó distinguersi a livello mondiale proprio per le Malvasie aromatiche, eventualmente distinto da un’unica DOC della “Malvasia del Ducato aromatico di Parma e Piacenza”.

Giampietro Comolli
Newsfood.com

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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