Malvasia, vino dimenticato fra i grandi vini di Slow Wine

Malvasia, vino dimenticato fra i grandi vini di Slow Wine

 

PIACENZA RECLAMA UN RUOLO GRAZIE ANCHE AI SUCCESSI E AI PREMI DELLE CANTINE PIACENTINE

 Malvasia, vino dimenticato fra i grandi vini di Slow Wine

Il 2019 può essere l’anno del rinascimento del vino Malvasia.

“Basta volerlo” direbbe qualcuno e le premesse ci sono tutte. Come recenti incontri a Venezia, Sala Baganza, Lipari, Bosa, Alghero, Lubiana hanno dimostrato il vitigno Malvasia non è mai esistito in antichità, ma è una mutazione del Moscato, ovvero stando alle tecnologia di lettura del dna, dello Zibibbo egiziano, padre dello Zibibbo di Creta, di Pantelleria, ecc.

Quindi la storia di Creta, Candia, Monemvasia, Leonardo … sono tutti aneddoti o storie bellissime ma di poco fondamento. La certezza unica è che la Serenissima di Venezia all’apice della potenza rinascimentale era la principale importatrice e commerciale di vini bianchi dal medio oriente mediterraneo, che Monemvasia era un porto greco fondamentale per la raccolta e poi il trasporto del vino sulle galee di S. Marco e che Creta (antica Candia) come la Sicilia, come la Dalmazia, come Venezia e Chioggia erano porti dove il “ vino di Monemvasia” arrivava copioso.

C’è anche la storia, bellissima, raccontata ma senza documentazione, che la Regina Cornaro fece dono di 500 piante bellissime provenienti dai possedimenti veneziani del mediterraneo a Beatrice d’Este per il suo matrimonio con Ludovico il Moro e che fra esse ci fossero anche 100 piante di Zibibbo dell’Egitto ma erroneamente assimilato al vino di Monemvasia… da cui vino di Monvasia o Malvasia.

A parte il bellissimo viale alberato Beatrice d’Este a Milano, gli orti magnifici del Magnifico a Milano… nulla è certo. Al di là della storia oggi il “vino Malvasia” esiste ed ha alcune sfaccettature tipologiche diverse da quella Istriana a quella Sarda, dalla bianca a quella Aromatica, dalla secca alla dolcissima … tutte variazioni sul tema.

In Piemonte, esattamente in Monferrato, gli statuti di Mondonio del 1468 registrano una presenza di uve Moscata-Monemvasia,  sta nascendo lo spumante metodo tradizionale della Malvasia Greca Moscata, in Slovenia grandi premi fioccano alle Malvasie secche dei produttori Istriani; bene anche i vini delle Lipari che competono con Pantelleria, benissimo anche per i vini di Malvasia di Candia Aromatica Bianca sui Colli Piacentini.

Una variante unica molto caratteristica, addirittura artefice, naturalmente, su una pianta nell’estate del 1967 di una mutazione sito-genetica su un tralcio con grappoli rosa-grigi che il prof Mario Fregoni ha selezionato per 30 anni e oggi sui colli Piacentini ci sono alcuni vigne monovarietali di Malvasia Rosa di Candia Aromatica.

Una uva dalle mille possibilità che gratifica i produttori piacentini.
Per Piacenza il 2019 potrebbe essere l’anno del rilancio della Malvasia rappresentando, come dicono alcuni tecnici, una grande risorsa vitienologica inespressa ovvero senza una sua forza per incidere il mercato.

Ottima l’etichetta La Tollara Malvasia vendemmia 2016 con raccolta tardiva molto persistente; I ParnejMyrrha Malvasia 2017 molto fresco brillante; Castello di Luzzano Tasto di Seta 2017 dai profumi di agrumi e salvia; il Ciel d’Oro Malvasia Passita del 2015 fortemente pastosa e cremosa con un tono di sambuco;  Barattieri Vin Santo Albarola Malvasia della vendemmia 2007 dalla pienezza completa, alto spessore, denso e succoso quasi una caramella che non finisce mai; Il Negrese Malvasia Passita 2016 dalle forti connotazioni di terra e di frutta gialla matura; La Tosa Sorriso di Cielo Malvasia 2017 tranquilla fresca ricca di spessore; Vicobarone  Malvasia Frizzante doc dai profumi floreali di artemisia, biancospino e alloro.

La strada della qualità oramai è tracciata, ora occorre mettere mano alla valorizzazione, capacità di scegliere brand e strategia di comunicazione.

Chi lo fa? la singola cantina da sola? Gruppetti di confinanti e di vallata? 4 amici al bar? Credo che i Colli Piacentini siano stati, nel 1986, una grande intuizione della  “doc a cappello” che già meritava 10-15 anni una nuova impostazione, addirittura già tracciata dal vecchio Consorzio di tutela.

Occorre ridurre le Doc, puntare su 2-3 vini al massimo; rispettare la tradizione, ma puntando anche a scelte difficili di un nuovo brand-prodotto più in linea con un consumatore acculturato, più viaggiatore, più visitatore e turista, ma anche straniero e non avvezzo a riconoscere tutti gli angoli tipici della stessa piazza o della stessa vallata che punta solo sulla identità semplice, unica, certa.

La Malvasia di Candia, o Candia Malvasia, ha un suo futuro nella forma passita come chicca ma non ha bisogno del nome di vitigno, mentre una Malvasia tranquilla bianca asciutta e molto profumata può caratterizzare l’intera area oltrepadana piacentina e una spumeggiante effervescente Malvasia sempre secca/brut molto aromatica nei profumi può essere una bevanda ideale per i salumi Dop tipici di Piacenza e già noti.

 

Giampietro Comolli
Newsfood.com

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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