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MALVASIA VINO&VITE IN ITALIA 

Piacenza e Parma con 900 ettari sono una piccola capitale 

E’ il momento dei vini bianchi. Il consumatore, nazionale e mondiale, chiede bollicine spumanti di vini bianchi e rosati  e vini fermi bianchi, ben strutturati, aromatici naturali, eleganti, morbidi, ricchi di profumi e con una forte componente di freschezza e bassa gradazione.

Il successo di Garganega, Lugana, Prosecco, Vermentino, Moscato, Greco dovrebbero essere un esempio e il vino Malvasia  fa parte di questa squadra e ha anche tutte le credenziali e caratteristiche naturali e di sapore che il consumatore giovane-neofito e il consumatore maturo-innamorato chiede.

A Piacenza (e Parma) si parla addirittura di Malvasia Bianca di Candia Aromatica, una delle 17 varietà presenti, una esclusività della zona emiliana, una prerogativa di identità territoriale unica che unita ad una unicità tipologica o di sapore può essere un veicolo di promozione e valorizzazione assai utile in un mercato nazionale statico ma alla ricerca di vini “attuali” di facile approccio, pronta beva, abbinabili con quasi tutti  i piatti e soprattutto in ogni momento della giornata.

Certo oggi la Malvasia non è in auge come la Glera, ma i motivi possono essere diversi e tutti superabili con un progetto-osservatorio di mercato che sta nascendo grazie alla ricerca scientifica e alla sperimentazione di alcuni docenti, enologi, professori universitari e produttori già da anni impegnati in diversi mercati.

Certo il consumo nazionale è diverso da quello mondiale, certamente le Malvasie delle Lipari-Sicilia e dell’Istria, la Laziale e la Sarda sono diverse, tutte diverse dalla Malvasia di Candia Aromatica.

Addirittura, sembra, che il vitigno Malvasia sia una mutazione genetica naturale intervenuta nei millenni e nei secoli attraverso naturali operazioni di propagazione ( partendo da ceppi di Apianae e Moscati ), quindi facilmente regressivi o dominanti.

Il fatto di avere scoperto a Piacenza in un vigneto normale di Malvasia di Candia Aromatica, due piante di  Rosa,  unica nel suo genere negli anni ’60, è una prova lampante.

Oggi in Italia ci sono 25.000 ettari iscritti e registrati come vitigno Malvasia, ma di 17 varietà diverse. Occorre individuare un disciplinare autonomo e nuovo per la Malvasia “ del Ducato” che potrebbe avere una vita a sé, come potrebbe avere la Bonarda-Croatina in Oltrepò Padano ( cioè zona Tortonese, Pavese, Piacentino, Parmense) che potrebbe dare vita ad un distretto unico della Bonarda come è quello della Bourgogne o del Beaujolais in Francia, quello del Riesling in Germania, del Burgunder in Austria.

Da qui lo studio in atto da un anno relativo alla analisi del bagaglio genetico del vitigno, della consistenza chimico-biologica dell’uva e di conseguenza quale può essere la tecnica produttiva, l’impiantistica, il disciplinare e le caratteristiche organolettiche di una grande Malvasia….evidentemente con la regola dell’unica denominazione e tipologia per favorire la conoscenza e il consumo del consumatore.

E’ evidente che un distretto produttivo della Malvasia di Candia Aromatica deve saper scegliere la sua strada, massimo due, per non svilire il prodotto e mandare in tilt il consumatore: per esempio una Malvasia Docg secca tranquilla strutturata  e una Malvasia di Candia aromatica doc  spumante, frizzante dolce e secca. Tanto per iniziare la discussione.

 

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici
Mob +393496575297