TORONTO – «Mannaggia la Sicilia. Scappammo per il Canadà…». È iniziato sulle note dell’armonica dell’attore-scrittore Charly Chiarelli il secondo appuntamento
all’Istituto di Cultura Italiano dedicato ad attori e registi italocanadesi per esplorare il loro rapporto con la cultura d’origine e con la multiculturalità. Ospiti della serata anche
l’ attrice e scrittrice Rosalba Martinni e Toni Ellwand, attrice, scrittrice e produttrice. Tre storie diverse con un unico denominatore: la difficoltà di integrarsi e di svincolarsi
completamente dagli stereotipi legati all’immigrazione di cui non è del tutto aliena nemmeno una società multietnica come quella canadese.

«Quando ero piccola –
ha raccontato Rosalba Martinni, facendo sorridere tutto il pubblico in sala – a scuola i miei compagni mi dicevano che non ero “bianca”. Per loro ero “italiana” punto e basta. Non riuscivo a
capire cosa intendessero, allora andai a domandare alla direttrice di quale colore fosse la mia pelle e lei rispose: “Sei mediterranea. Hai la carnagione olivastra, ma non ti preoccupare: Dio
ama tutti allo stesso modo”. Quel giorno tornai a casa con la convinzione di essere verde». Anche oggi Rosalba non si sente perfettamente integrata. «Molti italiani sono ancora
considerati “non integreted white”» ha detto, sottolineando, però, che quest’aspetto non sminuisce affatto il suo amore per il Canada, il Paese dov’è cresciuta e dove vive.

Anche Toni Ellwand si è scontrata spesso con la rigidità degli stereotipi sugli italiani. Il suo vero nome è Antonietta Lo Raso, ma è stata costretta a cambiarlo
perché nessuno lo sapeva pronunciare correttamente. «Quando ero più giovane – ha raccontato Toni – dietro le quinte mi chiamavano “Little Italian girl”. Anche se era una
forma di discriminazione, non mi offendevo perché capivo che non era quella l’intenzione dei miei colleghi. Semplicemente, però, non capivo che senso avesse appiccicarmi addosso
quell’etichetta razziale». Etichetta, peraltro, legata a un concetto dell’Italian style davvero superato. «Ogni volta che mi offrono un ruolo – ha dibadito Rosalba – è come
se mi chiudessero dentro una scatola i cui perimetri sono: mamma, cucina, spaghetti. Ma questi, ormai, sono luoghi comuni».

Secondo Charly Chiarelli la domanda da porsi, invece, è un’altra: «È facile dire quello che eravamo. Più difficile, invece, capire quanto e come la
multiculturalità abbia influenzato l’arte in generale e i nostri lavori in particolare».
Gli attori, poi, hanno parlato delle difficoltà che incontrano nel loro ambiente. «Siamo sottopagati e non abbiamo nessuna forma di riconoscimento» ha detto Rosalba Martinni,
specificando che un attore guadagna, in media, 7000 dollari l’anno.
«Quest’anno ho lavorato un giorno solo – ha detto Toni Ellwand, che mentre parlava ha fatto girare fra il pubblico il suo ricchissimo curriculm, che spazia dal teatro al cinema alla tv- e
la mia principale fonte di guadagno sono le pubblicità televisive. Il nostro mestiere, però, non si sceglie certo per soldi. Bisogna amare il teatro e avere questo mestiere nel
sangue».

Letizia Tesi

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