«La marcia rappresenta un punto alto di impegno e di partecipazione civile, quella di sabato ha rivitalizzato i cuori dei vercellesi e dei Valsesiani ed ha espresso un’importante domanda
di attenzione e di salvaguardia dei diritti alla salute».

Così si è espresso Renzo Masoero al termine della manifestazione di sabato. Un grande striscione con lo slogan «Per una sanità migliore» ha aperto la marcia
organizzata dal Presidente della Provincia di Vercelli.

Il corteo si è raccolto in corso Abbiate, di fronte all’Ospedale Sant’Andrea. Un nosocomio che è anche il simbolo di una sanità traballante, sfuggente e che sta
penalizzando i territori del vercellese e della Valsesia.
Tra i partecipanti alla marcia, oltre alla folta rappresentanza istituzionale della Provincia di Vercelli guidata dal Direttore Generale Gianfranco Chessa, c’erano anche esponenti della vita
politica, i parlamentari Roberto Rosso e Lorenzo Piccioni, e i consiglieri regionali Luca Pedale e Michele Giovine, tanti sindaci, tra i quali quelli di Santhià e Gattinara, così
come quello di Varallo, e vicepresidente della Provincia, Gianluca Buonanno con la delega di parecchi primi cittadini della Valsesia. Presente anche in forma ufficiale una delegazione sindacale
della Fials, la Federazione Italiana Autonoma Lavoratori Sanità, e a titolo personale sindacalisti di Cisl e Uil.

La presenza preponderante è stata innegabilmente quella della gente comune. Più di trecentocinquanta persone hanno attraversato le vie della città in silenzio. Senza
megafoni, fischietti o altro ancora.

«Una partecipazione incoraggiante se si considera – ha spiegato Masoero – che non è stato organizzato alcun servizio pullman gratuito e non si è chiesto ai giovani di
rimanere a casa da scuola». Una fiumana composta e silenziosa che aspetta risposte concrete sul futuro della sanità. Un futuro sempre più esitante e caliginoso.

La marcia, che si è snodata per le vie della città, fino in piazza Cavour, nel cuore pulsante di Vercelli, si è conclusa con un appello del Presidente della Provincia Renzo
Masoero e del sindaco di Vercelli Andrea Corsaro.

«Siamo tanti, pacifici e determinati, a volere, come recita lo striscione, una sanità migliore. E invece non è così. Se la sanità vercellese e valsesiana non
fosse ridotta così male oggi non ci troveremmo qui. I tempi sono maturi per ottenere risposte – ha ammesso Masoero – Per sapere che cosa ne sarà del Sant’Andrea e degli ospedali
della nostra Provincia. Per conoscere quali saranno le intenzioni della Regione su tutto il patrimonio milionario dei vercellesi e come verrà reinvestito sul nostro territorio. Per
capire se il Pronto Soccorso, servizio di essenziale importanza, assurgerà a livelli umani e quale sarà la gestione del 118 e delle emergenze. Presidi come Santhià,
Gattinara e Varallo costituirebbero importanti postazioni da strutturare in modo idoneo per far fronte a tutte le esigenze della popolazione.

La rete della sanità dovrebbe essere provvista di strutture capaci di garantire il primo intervento, la stabilizzazione dei pazienti, il trasporto protetto, la diagnostica specialistica,
la lungo-degenza, le geriatrie, la riabilitazione, la medicina di base. Dovrebbe appunto, purtroppo non è così. Perché stiamo andando incontro ad un caso di liquidazione
della sanità pubblica, che sta avvenendo per eutanasia programmata ed incentivata da parte della Regione. Vorrei che coloro che hanno la responsabilità di gestire la nostra
sanità venissero stimolati da questa partecipazione popolare. Che oltre alle conferenze, alle riunioni, ai tavoli tecnici, ai tavoli politici sentissero anche la voce della gente.
Consentitemi una nota polemica. Qualcuno ha sin da subito bollato questa marcia come propaganda elettorale. Mi chiedo che cosa ci sia di politico ed elettorale nel volere una sanità
migliore.

Credetemi, c’è profonda amarezza e sconcerto per un allarme che sta scattando inesorabilmente in un territorio che la Regione, giorno dopo giorno, continua a penalizzare e maltrattare
con le sue decisioni che non hanno alcuna motivazione seria se non quella di mortificare il diritto alla salute dei cittadini. La Regione ci ha convocati a Torino per dirci che serviranno circa
6 anni per un nuovo ospedale. E fino al 2014 che ne sarà del Sant’Andrea? Il nostro territorio non può e non deve essere terra di conquista per nessuno, soprattutto in un settore
delicato come quello della sanità. L’Amministrazione Provinciale farà tutto quanto in suo potere per scongiurare una situazione di per sé già così
compromessa. D’ora in avanti ci aspettiamo azioni concrete. E se sarà necessario non mi sento di escludere che le stimoleremo anche con una protesta ancora più clamorosa».

Tante, parecchie domande che attendono risposte concrete, ma anche qualche sentimento di amarezza. Come quelli espressi dal sindaco di Vercelli Andrea Corsaro che ha sottolineato nel suo
intervento il declino dell’ospedale Sant’Andrea, un tempo punto di riferimento non solo per la sanità vercellese e ora in progressivo declino.