Master sulla Malvasia di Candia al Gola Gola Festival di Piacenza

Master sulla Malvasia di Candia al Gola Gola Festival di Piacenza

Milano, 1 giugno 2019

TUTTA LA VERITA’ SUL VINO MALVASIA, DA NON CONFONDERE CON IL VITIGNO E L’UVA
PIU’ DI MILLE ANNI SEPARANO IL VINO MALVASIA DALLA AMPELOGRAFIA* DELLA MALVASIA
<< MONEMVASIA, MARVASIE, MALVAGIA, MANENVASIA, MALVASIA….>> QUANTI NOMI POPOLARI IN MILLE ANNI

PIACENZA, GOLA GOLA FOOD and PEOPLE FESTIVAL – 7-9 giugno 2019

ALLA SCOPERTA DELLA MARVASIE (o MALVASIA): IL PERCORSO ORIGINARIO E DI TIPOLOGIA DI UN VINO UNICO

Piacenza, 7-9 giugno 2019 – Gola Gola Food Festival

MALVASIA DI CANDIA

Un vino interessante ma non in auge come meriterebbe. Un’uva che potremmo definire camaleontica per le innumerevoli trasformazioni che può dare. Un vitigno tipico del Mediterraneo anche se le sue origini risalgono a tempi antichi, ma è solo da un paio di secoli che ha saputo dare il meglio…

Dice Giampietro Comolli, grande cultore del vino e delle eccellenze enogastronomiche d’Italia e non solo:-“Moscato di Candia: Oggi è conosciuto nel mondo come vino Malvasia. In Italia ce ne sono ben 17 varietà di vitigni diversissime una dalle altre. Il vitigno di Malvasia infatti ha una classificazione recente, dagli inizi del 1800.
Probabilmente ai tempi dei Romani si considerava facente parte della famiglia delle Apinee, non aveva un nome proprio, anch’essa derivante dalla vite selvatica, diventata domestica, ma sicuramente i progenitori vanno ricercati nell’uva Zibib.

Comolli a Vinitaly 2019 intervistato da Giuseppe Danielli, Direttore Newsfood.com

La pianta di Malvasia, come tante altre avvenute negli ultimi 12000 anni, è da considerare una mutazione genetica, quelle che avvengono per condizione ambientale, cioè una selezione naturale a volte dettata anche dal tipo di “coltivazione” dell’uomo, mutando e ricomponendo i caratteri.

Nulla a che vedere con gli ogm che sono guidati e costruiti in laboratorio. Nei millenni la vite ha seguito più percorsi geografici, dal freddo al caldo, dall’arido all’umido, adattandosi o combattendo il clima, coltivazione, allevamento, propagazione (da seme, massale, da innesto…) che hanno inciso su tanti caratteri botanici.

Dalla famosa pianta di Zibibbo (come oggi classificato) di Cap Zibib (o Zebib) , Africa settentrionale,  hanno origine tutti i Moscati, dai neri ai rosa ai bianchi, ai gialli e anche la Malvasia di Candia Aromatica di Piacenza, come la conosciamo oggi.

Il vitigno di ”malvasia” non esiste dalla sua origine; l’uso poi oggi dei termini Malvasia e Candia sono frutto di casuali, storiche, importanti vicissitudini che richiamano quel fortunato pellegrinaggio e transumanza enoica che da Noè passa per la Mesopotamia, Palestina, Fenicia, Egitto, Creta, isole dell’Egeo, Sicilia occidentale e poi Venezia.”

Continua la lectio magistralis di Comolli- “Fu la Repubblica Serenissima di Venezia che seppe valorizzare il vino, non il vitigno e la pianta, perché una tipologia molto richiesta, contornata dal mito, di origine mediterranea medio-orientale sapendo trarne vantaggi di esclusività e commerciali. A Venezia si deve nome, valore e diffusione di questo “….vino bianco denso ricco corposo amabile profumatissimo dorato”….ottimo anche da allungare furbescamente con acqua….

Venezia importa già dall’anno 1000 questo vino ottenuto da uve bianche diverse coltivate in terreni diversi. Prima il porto greco di Monenvasìa e poi il porto di Candia (cittadina dell’isola di Creta), I Veneziani raccolgono questo vino, lo assemblano, viene immagazzinato in otri che poi le galee buzo grosse veneziane caricano e portano ai mercati della Serenissima.”

Ancora Comolli con qualche aneddoto e la storia di questo vino: -“La Serenissima vuole tutelare il suo prezioso carico di vino speciale prima che venga annacquato e svilito. La vendita sfusa al pubblico può essere fatta solo nella città lagunare in osterie particolari, titolate Marvasìe, nelle calli centrali. Forse da qui deriva la tradizione d’una “ombra de vin” sotto il campanile di san Marco. Le cronache tramandate della fine del XV° secolo narrano che il dono del Doge di Venezia e della regina di Cipro, Caterina Cornaro,  per le nozze di Ludovico Sforza il Moro, duca di Milano, fosse una galea stracolma di piante (oltre 500) provenienti dai luoghi posseduti dalla Serenissima, fra cui alcune piante di vite di cap Zibib per arricchire e impreziosire i giardini ducali.

Alcune di queste piante di vite sembra siano state messe a dimora nel giardino dietro a Santa Maria delle Grazie in casa Landi (piacentini) poi Atellani, risultanti anche nel campo che il Moro donò a Leonardo da Vinci per le opere eseguite. Fu la famiglia degli Atellani a portare le piante di vite da Milano, scappando con l’arrivo dei francesi” .

La storia…
Furono gli Atellani a piantare queste piante di vite che producevano un tal nettere ricco, profumato, dolce sulle prime colline della val Tidone dove avevano un castello con proprietà. Non fu impiantata Malvasia, ma un vitigno che dava una uva molto aromatica, profumata, bel grappolo, anche ricco di gradazione, sempre molto sana e da cui si ricavava un vino generoso e molto denso. E’ solo con la fine del 1700, nell’ordinare e catalogare tutte le piante di vite esistenti e produttive in italia (ampelografia*) che viene tenuta a sè, separata, catalogata a parte rispetto ai Moscati, Moscatalli e altre uve bianche. I ricercatori trovano circa 10 varietà simili ma diverse, non rientranti fra i Moscati, i principali e diretti discendenti della famosa uva di Zibibbo di cap Zibib in Tunisia o forse da Alessandria d’Egitto. Diversa da quella presente alle isole Lipari, sui pendii Lucani, in Puglia, sui colli Romani, in Toscana nell’entroterra d’Etruria, diversa dalla Malvasia di Bosa, in Sardegna, come da quella Istriana… tutte “Malvasie”… chiamate così in onore dei termini geografici antichi di Monenvasìa (il porto di stoccaggio dove non si produceva nè uva e nemmeno vino) e di Marvàsia (le enoteche-osterie esclusive delle calli di Venezia vicino ai palazzi del canal Grande). Ecco gli scienziati, i ricercatori, misero insieme tutte queste varietà quasi simili, aggiungendo alla varietà di Malvasia coltivata nel piacentino due suffissi importanti.

Candia che avvalorava l’origine “cretese” e storica del vino non tanto del vitigno, e Aromatica per la sua eccezionale intensità di aromi rispetto a tutte le altre Malvasie italiane a cui furono poi allegati altri aggettivi per meglio identificarle. Da allora la Malvasia di Candia Aromatica a Piacenza ha trovato il suo habita naturale. Ma è così?

La naturalità della Malvasia di Piacenza…
Comolli, piacentino doc: “Il caso ha voluto che durante la vendemmia del 1967, in un vigneto della val Nure, un noto tecnico agrario trovasse una stessa pianta di Malvasia di Candia Aromatica, di circa 30 anni di vita, un tralcio, cioè un ramo, che portava grappoli diversi da tutti gli altri, più spargoli (segno importante), acini più piccoli, ma di un colore non bianco-giallo, bensì “rosato”.

Il prof Mario Fregoni prese il tralcio ed iniziò una ricerca durata 30 anni per “fissare” queste caratteristiche del vitigno che altro non sono che una ulteriore mutazione genetica, regressiva, di ritorno al passato. Quella pianta di Malvasia, da sola, naturalmente, è sicuramente causa dell’intero habitat; ha riproposto una ricombinazione genetica che ha portato indietro di chissa quanti anni la stessa pianta.

Il lavoro di ricerca ha anche consentito, nel lungo percorso sperimentale, da pianta a pianta, di trovare anche la Malvasia Grigia.
Ecco, Piacenza ha contribuito ad ampliare e a motivare fenomeni fisiologici della vite naturalmente creando due nuove varietà di Malvasia di Candia Aromatica. E alcuni produttori piacentini hanno impiantato i vigneti oramai da oltre 20 anni e producono la Malvasia di Candia Aromatica Rosè nelle sue versioni e tipologie tradizionali. “

Prof Mario Fregoni a Vinitaly 2016

A Piacenza, in occasione di Gola Gola Food Festival, ci sarà proprio Giampietro Comolli che racconterà questa bella storia. E ci sarà anche il Prof. Fregoni, colui che da oltre sessanta anni studia la vite e il vino, non solo in Italia ma in vigne di più di ottanta paesi nel mondo. E’ colui che oggi cerca di salvare proprio la Vitis Vinifera, -in pericolo di estinzione-  la mamma di tutti i vitigni del mondo, quella che Noè salvò dal grande diluvio universale … e questa, come affermato dal Prof Mario Fregoni,  (vedi intervista video) è storia, non fantasie e nemmeno una fake news.

Piacenza Venerdi 7 giugno
Piazza Cavalli – Loggiato di Palazzo Gotico
Ore 21.00 – 22.00

Per maggiori informazioni: www.golagolafestival.it

 

       *ampelografia

  1. Disciplina che descrive e classifica i vitigni sul piano della morfologia esterna (germogli, foglie, grappoli, acini).

Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com

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