Non più “scontri” commerciali, ma un grande “patto” di collaborazione tra i paesi del Bacino del Mediterraneo. Una cooperazione forte per affrontare la decisiva sfida della
globalizzazione, per conquistare nuovi mercati e vincere l’agguerrita concorrenza internazionale, far crescere l’agricoltura e il suo ruolo di pace e di sviluppo. Questo il richiamo che
è partito da Lecce durante la prima giornata della Conferenza economica promossa dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori sul tema, appunto, “Agricoltura mediterranea l’impegno che
produce pace e sviluppo”.
E’ stato il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi, nella sua introduzione ai lavori (che si concluderanno venerdì 30 marzo), a lanciare un chiaro messaggio: “se nell’area
mediterranea non si troveranno punti d’incontro e se non ci saranno intese, c’è il fondato rischio di accentuare gli attuali squilibri, di andare in ordine sparso, e certamente
più deboli, di generare conflitti commerciali nel Bacino, soprattutto in campo agricolo, di cedere davanti all’azione incalzante di Paesi emergenti, come il Brasile e la Cina. Il
risultato sarebbe solo quello delle divisioni e di un Mediterraneo che non riesce a cogliere le opportunità che oggi si presentano e di non saper sfruttare le grandi potenzialità
che in esso si racchiudono”.
Un discorso, questo, che assume maggior valore in vista dell’ormai prossimo appuntamento del 2010 con l’apertura dell’area di libero scambio. “E’ il momento -ha affermato Politi- per ridare
slancio all’intero Bacino. Bisogna rafforzare, ma anche ridefinire, la collaborazione fra le agricolture delle due sponde (Nord e Sud) del Mediterraneo. E’ necessario costruire un’area
intergrata che permetta la salvaguardia dell’acqua, bene fondamentale per il  mondo agricolo, delle biodiversità e consenta il mantenimento di un’agricoltura sana e con un forte
ruolo multifunzionale. Un’agricoltura che è perno essenziale per lo sviluppo, per la democrazia e per la convivenza pacifica fra i popoli”.
“Quindi, il Mediterraneo non deve essere un mare che divide, ma che unisce. Un mare -ha sottolineato il presidente della Cia- nel quale gettare le basi di una cooperazione solida, dando vita ad
una delle più grandi realtà economiche del mondo, con 40 Stati e più di 800 milioni di persone”.
“E’ indispensabile, dunque, favorire la creazione -ha sostenuto Politi- di una grande regione euromediterranea in grado di avviare, anche attraverso la liberalizzazione degli scambi, una
crescita economica condivisa. E in questo ambito l’Italia occupa una posizione di grande responsabilità nel favorire la cooperazione finalizzata allo sviluppo agricolo e rurale nelle due
sponde del Mediterraneo. Da qui l’esigenza di costituire i giusti presupposti per far divenire il nostro Paese la ‘piattaforma’ dell’area mediterranea. Punto nodale per smistare le produzioni
agricole del Bacino e indirizzarle in maniera adeguata e tempestiva sui mercati mondiali”.
“Oggi il Mediterraneo -ha rilevato Politi- è tornato ad essere crocevia del mondo, punto nevralgico per il progresso. Un’area dove l’agricoltura è l’asse portante che può
coagulare e rafforzare la cooperazione fra i vari Paesi. Un settore che rappresenta una formidabile occasione di sviluppo economico e sociale”.
“D’altra parte, l’agricoltura -ha detto il presidente della Cia- costituisce, per la maggior parte di Paesi mediterranei, tra il 10 e il 20 per cento del Pil, e occupa in media il 20 per cento
dei lavoratori della regione. Ignorare questa realtà importante sarebbe deleterio. Avrebbe effetti negativi, facendo lievitare gli squilibri e creando, nuove tensioni di carattere
sociale ed economico”.
“Ecco perché c’è la necessità di affrontare i vari problemi sul tappeto cercando di dare risposte valide. Una delle principali questioni da risolvere -ha sottolineato
Politi- è quella della diversificazione produttiva. Diversificare è un’esigenza per non arrivare con gli stessi prodotti e nello stesso periodo nei medesimi mercati. Un
intasamento che non giova agli agricoltori. Anzi, li danneggia. Occorre, perciò, tentare di realizzare produzioni differenti, in modo da non entrare in conflitto. L’imperativo è,
dunque, quello di diversificare per migliorare. E’ questa la scelta vincente per gli agricoltori dei Paesi del Nord e del Sud del Mediterraneo. Una sfida che non è possibile perdere”.

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