Chissà se ne siamo consapevoli ma di fatto, anche quando facciamo la spesa, sperimentiamo gli effetti positivi di uno dei principi più importanti del funzionamento e del successo
dell’Unione europea: la libera circolazione dei beni. Negli anni ’60 le diverse regole nazionali bloccavano di fatto il libero commercio fra gli Stati membri. Dapprima l’armonizzazione, poi
gradualmente la liberalizzazione, ha svincolato le aziende dall’obbligo di esportare nell’Ue confezioni e quantità standard.

Ora si vuole andare oltre. Il risultato che ne deriverebbe, è sì maggiore scelta, ma secondo il Parlamento anche nuovi rischi per alcune categorie. Col passare del tempo, anche le
necessità dei consumatori sono evolute. Uno studio pubblicato nell’ottobre 2001 dall’Eurobarometro, conferma come nell’Unione europea la stragrande maggioranza dei consumatori sia
favorevole a misure standard, pur se chieda, nel contempo, più scelta.

Liberalizzare sì, ma…

La Commissione europea, in linea con i dettami da essa proposti per “legiferare meglio” e quindi “sburocratizzare” l’Europa, ritiene utile che anche il settore degli imballaggi per cibo debba
essere liberalizzato, oggi ancora soggetto a vincoli superati e che non corrispondono più alle esigenze del mercato. É nel 2004 che la Commissione aveva proposto la quasi totale
liberalizzazione dei formati degli imballaggi, con meno regole e più vantaggi per i consumatori. Solo il vino, gli alcolici, il caffè solubile e lo zucchero raffinato sarebbero
rimasti in confezioni standard. Ma la decisione finale spetta a Parlamento europeo e Consiglio, già al lavoro in cerca del compromesso finale.

Sebbene in linea con le proposte della Commissione, gli eurodeputati chiedono che si salvaguardino le esigenze di protezione dei consumatori e quelle delle piccole e medie imprese. Un’eventuale
deregolamentazione, porterebbe infatti a una riduzione delle marche proposte e, quindi, della scelta, con conseguenti svantaggi per categorie più vulnerabili, come gli anziani o le
persone con disabilità. Sotto il mirino degli eurodeputati, anche i costi di adeguamento che ne deriverebbero per le piccole e medie imprese. Il Parlamento, infine, chiede si ampli il
numero dei prodotti che devono continuare ad essere presentati in imballaggi preconfezionati con una capacità definita, includendo le paste secche alimentari, il riso, il latte, il
burro, il caffè torrefatto e lo zucchero grezzo.

Graduale eliminazione

Il Consiglio sembra opporsi a una tale deroga e propone una graduale eliminazione delle norme sull’imballaggio, concedendo cinque anni per la lista proposta dal Parlamento e sei per lo zucchero
raffinato. In cambio, chiede si introduca un controllo dell’effettività della nuova legge su produttori e consumatori, unitamente all’incremento della visibilità delle etichette
dei prodotti, per aiutare i consumatori nella scelta finale.

La palla ora passa di nuovo al Parlamento, che dopo l’adozione in prima lettura della relazione Toubon lo scorso 2 febbraio, deve ora trovare un compromesso. Secondo indiscrezioni, sembra che
il Parlamento accetterà le proposte del Consiglio solo se il testo finale permetterà di rivedere l’intera direttiva in caso di eventuali effetti negativi su consumatori o
produttori. Nella plenaria di maggio, è previsto il voto in seconda lettura che potrebbe chiudere in anticipo la partita, salvaguardando libera circolazione dei beni, garantendo
protezione ai consumatori e favorendo il mercato.

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