Nonostante i notevoli passi avanti per tenere sotto controllo il virus mortale dell’influenza aviaria H5N1 a livello mondiale, la malattia continua a diffondersi in nuovi paesi ed in nuove
parti di quelli dove non si è riusciti a contenerla, ha detto oggi la FAO. Il virus continua a rappresentare una minaccia per la vita delle persone che vivono e lavorano in
prossimità di pollame, a danneggiare le economie rurali oltre che a ridurre la disponibilità di un alimento nutriente quale la carne di pollo.
La minaccia più grave è che ogni caso di contagio umano offre una nuova possibilità al virus di mutare in una forma trasmissibile tra gli esseri umani.
Se questo dovesse accadere, secondo gli esperti dell’ONU, potrebbe seguire una pandemia di vaste proporzioni.
Da quando la malattia è ricomparsa, nel 2003, ha ucciso almeno 171 persone, 66 nella sola Indonesia, il paese con il più alto numero di vittime.
Meno casi di H5N1 quest’anno
Secondo il Capo del Servizio Veterinario della FAO, eph Domenech, nel mondo “vi sono stati quest’anno meno casi di quanti non ve ne fossero stati l’anno scorso nello stesso periodo. Questo
indica che vi è una riduzione del carico virale complessivo.
È minore la presenza del virus H5N1 nei volatili selvatici rispetto all’anno scorso, quando abbiamo assistito ad un incremento improvviso del virus particolarmente in Europa.
Vi è inoltre maggiore trasparenza, migliore controllo e le segnalazioni dei nuovi casi sono molto più tempestive” Dal 2003 ad oggi sono stati segnalati focolai di influenza
aviaria in 56 paesi in Africa, Asia ed Europa. Nel 2006, 53 paesi hanno segnalato focolai; quest’anno sino ad ora sono stati colpiti 17 paesi.
Egitto, Indonesia e Nigeria non sono riusciti a contenere la malattia, diventando di fatto serbatoi del virus per una sua potenziale introduzione in altri paesi, secondo i veterinari della
FAO.
Campagne di controllo riuscite
Tailandia, Turchia e Vietnam sono riusciti a contenere e tenere sotto controllo il virus. br> In Tailandia non ci sono casi umani dall’agosto 2006. In Vietnam vi sono stati casi sporadici
tra il pollame. Tre casi di influenza aviaria H5N1 sono stati segnalati in tre allevamenti dove gli stormi di anatre non erano state vaccinate. Tuttavia, dicono i veterinari FAO, le
autorità di salute animale sono immediatamente riuscite a contenere questi focolai, evitando il diffondersi della malattia.
La Turchia ha debellato il virus dell’influenza aviaria nel marzo del 2006, ma nuovi focolai si sono verificati in gennaio e febbraio di quest’anno. Si ritiene che gli uccelli selvatici possano
essere stati all’origine dell’introduzione del virus, che molto presto si è spostato negli allevamenti peri-urbani dove però è stato contenuto con successo.
Secondo la FAO quella della Turchia è stata “una campagna di controllo pienamente riuscita”.
Situazione ancora difficile in tre paesi
In Indonesia solo tre province su un totale di 33, non sono state infettate, secondo la FAO. br> La malattia rimane endemica a va, Sumatra, Bali e nelle Sulawesi meridionali, con focolai
sporadici in altre parti del paese.
Si continua ad applicare misure di controllo attraverso il sistema partecipativo di sorveglianza istituito dalla FAO a livello di villaggio, oggi operativo in 130 dei 440 distretti del paese.
Ciononostante, la vigilanza resterà alta fintanto che un maggior numero di distretti non sarà coperto dal sistema.
La lotta contro l’influenza aviaria in Indonesia è stata resa difficile dalle dimensioni del paese e dalla sua geografia, circa 17.000 isole che si estendono oltre tre fusi orari. Ma
anche a causa della debolezza dei servizi veterinari nazionali e delle insufficienti risorse umane e finanziarie a livello nazionale ed internazionale investite per prevenire e controllare la
malattia. In Egitto si sono registrati focolai di H5N1 in quattro allevamenti industriali e dall’inizio di marzo sono stati segnalati 13 casi in piccoli pollai a livello familiare.
Alla metà di febbraio erano stati confermati 24 casi umani, dei quali 13 mortali. L’Egitto ha avuto difficoltà nel contenere la malattia per diverse ragioni, non ultime la
mancanza di programmi di compensazione per aiutare i contadini che hanno perduto il pollame a causa dell’abbattimento. Il paese sta rivedendo la propria strategia nazionale di lotta contro
l’influenza aviaria con l’assistenza della FAO e di altri partner internazionali.
Nonostante le misure di controllo, l’influenza aviaria si è diffusa in numerose regioni della Nigeria, perché le autorità non sono stati in grado di realizzare controlli
efficaci sui movimento dei volatili e sui prodotti avicoli provenienti dalle zone infette.
L’influenza aviaria continua ad espandersi in nuovi paesi
Nel mese di marzo per la prima volta la malattia è stata individuata in gladesh.
Questo non `sorprende secondo la FAO, poiché il virus continua a circolare nel continente e non si può scartare l’ipotesi che il virus venga introdotto dagli uccelli migratori,
dal momento che il paese asiatico si trova lunga un’importante rotta migratoria.
Secondo il dr Domenech: “Il rischio di una pandemia continuerà ad essere presente nell’immediato futuro”. “Tuttavia la notizia positiva è che molti paesi sono riusciti a
fronteggiare la malattia, quella negativa che il virus continua a circolare in alcuni paesi dell’Africa e dell’sia .
L’Egitto e l’Indonesia sono altamente infettati, così come la Nigeria, anche se in grado minore. Con questa situazione è necessario continuare ad incrementare gli sforzi globali
per contenere la malattia, prima che abbia l’opportunità di mutare in una forma che potrebbe minacciare il mondo con una pandemia umana”.

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