Mercato a km zero? Non basta! Bisogna trovare altri ecosoluzioni

Mercato a km zero? Non basta! Bisogna trovare altri ecosoluzioni

Roma – Il mercato a chilometro zero “resta un mercato di nicchia, anche se enfatizzato sui mass media e con oasi significative di diffusione, come in alcune aree del Veneto. Non
rappresenta però un ambito in concorrenza con l’autostrasporto per la tipologia di consumo”. A prendere la parola oggi, con l’Ansa, sullo sviluppo della vendita diretta da parte degli
agricoltori, i cosiddetti farmer’s market, è l’Anita, l’associazione nazionale imprese trasporti automobilistici, aderente a Confindustria.  

Secondo il segretario generale Anita, Giuseppina Della Pepa, il mondo dei trasporti non sente la concorrenza di questi casi di filiera corta perché “l’agroalimentare biologico ad esempio,
prodotto e consumato in un’area circoscritta quale può essere la Liguria, è spesso trasportato dallo stesso produttore su piccoli mezzi, ed è rivolto ad una fascia ‘atipica’
di clienti che talvolta vanno direttamente alla fonte. Mentre il valore aggiunto delle imprese di trasporto è su spostamenti medi e medio-lunghi per tutti quei prodotti distribuiti in
grande quantità che non possono trovarsi ovunque, al di là di ogni filosofia del consumo naturale”.  

Il problema, a giudizio della Anita, “semmai resta, soprattutto per le grandi città, quello dell’approvvigionamento nei mercati centrali e della distribuzione capillare all’interno dei
centri storici”. Secondo la storica associazione “é su questo che l’autotrasporto deve fare rete con soluzioni più economiche, efficienti ed ecologiche. Ad esempio tramite pargheggi
attrezzati di scambio ai margini delle aree urbane con piccoli mezzi elettrici che viaggino tutti a pieno carico; o col ruolo fondamentale degli interporti la cui tendenza ormai è di
realizzarli in prossimità delle grandi concentrazioni urbane proprio per la loro funzione intermodale di snodo”.  

Sul tema non del viaggio ma della distribuzione locale, una volta a destinazione, la richiesta dell’Associazione di Confindustria è precisa: “Il business non è nell’entrata in
città e l’ultimo miglio non deve intendersi come un porta a porta. Ci vorrebbero – auspica l’Anita – aree attrezzate di parcheggio e scambio limitrofe alla città nelle quali i
carichi dei tir possano essere riorganizzati e trasferiti su mezzi agili, piccoli e magari ecologici, come in alcuni progetti sperimentali a Padova, Torino e Bari”. Da parte dell’autotrasporto la
disponibilità “é piena: ne guadagneremmo – concludono . in tempo, risparmio energetico e risparmio nei ritardi che pesano sull’autotrasporto soprattutto e in parte – ma solo in modo
residuale – sono trasferiti al prodotto finale”.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

Related Posts
Leave a reply