Mercurio nel pesce, appello del Gruppo Zero Mercury alle Nazioni Unite

Mercurio nel pesce, appello del Gruppo Zero Mercury alle Nazioni Unite

 

“La consistente presenza a livello mondiale di metilmercurio nel pesce richiede una risposta significativa da parte dei governi e delle Nazioni Unite”.
E’ questo l’appello che Legambiente con il Gruppo di Lavoro Internazionale Zero Mercury rivolge ai Governi mondiali che la prossima settimana si riuniranno a Nairobi per
discutere lo sviluppo di un trattato legalmente vincolante sul mercurio.

Secondo il rapporto “Mercurio nei pesci: un’emergenza sanitaria a livello globale” pubblicato dal Gruppo di Lavoro Internazionale Zero Mercury, di cui Legambiente fa
parte, il rischio è più alto per le popolazioni il cui consumo di pesce pro capite è elevato e nelle aree dove l’inquinamento ha aumentato il contenuto
standard di mercurio in questo alimento. Ma i pericoli del metilmercurio riguardano anche i luoghi dove c’è un minore consumo ittico e i livelli medi di mercurio accumulato
nei pesci sono relativamente bassi.

Il monitoraggio presenta dati inediti sui livelli di mercurio in alcune specie di pesci provenienti da tre diverse aree del mondo: lo stato indiano dell’Ovest Bengala,
l’area metropolitana di Manila nelle Filippine e sei Paesi membri dell’Unione Europea, tra cui l’Italia. Sono stati esaminati, inoltre, i dati dei livelli di
metilmercurio in delfini pilota e altri mammiferi marini consumati dalle popolazioni artiche, nelle Isole Faroer e dagli Inuit del Canada del Nord. La situazione in India è la
più grave con una media pro capite di assunzione di pesce molto alta e livelli di mercurio nel pesce disponibile localmente elevati (25 delle 56 varietà analizzate
contengono più di 0,5 mg/kg di mercurio, limite massimo consentito dagli standard internazionali). Non è migliore la situazione nelle Filippine, nè nei sei Paesi
europei esaminati, dove ci sono due chiare situazioni di rischio preoccupante. Anche in Italia su 26 campioni analizzati solo in Europa, il pesce spada fresco pescato nel canale di
sicilia ha presentato i livelli di concentrazione di mercurio più elevati 1,6 mg/Kg e il tonno sempre proveniente dal canale di sicilia ha comunque superato anche se di poco il
limite massimo consentito dagli standards internazionali di 0.5 mg/Kg.

“La contaminazione di pesci e mammiferi è una preoccupazione globale per la salute pubblica” ha dichiarato Michale Bender, co-autore del report e membro del Zero
Mercury Workin Group –. Il nostro studio su pesci prelevati da diverse località del mondo ha mostrato che livelli di esposizione al metilmercurio accettati sono stati
superati, spesso ampiamente, in ogni Paese e area interessati dall’indagine”.

Oltre al frequente avvelenamento clinico da metilmercurio lo studio verifica inoltre anche il grave rischio di effetti neurotossici sullo sviluppo di bambini nati da donne che in
gravidanza mangiano pesce ad alto accumulo di mercurio, o mangiano grandi quantità di pesce che accumulano moderatamente il mercurio. Effetti neurotossici subclinici ma
funzionalmente significativi possono verificarsi anche in adulti e bambini che assumono metilmercurio sopra i livelli di riferimento, e la ricerca suggerisce anche che
l’esposizione al mercurio aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.

“Gli impianti cloro soda, pur essendo una delle principali fonti di inquinamento da mercurio, sono ancora diffusi nel nostro Paese dove sono presenti ben 4 siti chimici che
utilizzano tale tecnologia inquinante ed obsoleta – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente –. E’ fondamentale, pertanto, che la
Commissione Aia del Ministero dell’Ambiente vincoli il rilascio delle nuove autorizzazioni alla riconversione alla tecnologia a membrana entro il 2010 e, nello stesso tempo, si
intervenga presto con le bonifiche dell’inquinamento pregresso, causato da decenni di attività di questi impianti. Proprio per questo Legambiente chiede al Ministero di
velocizzare gli interventi che devono essere ancora attuati da molte aziende”.

Queste le richieste presentate dal Gruppo di Lavoro Internazionale Zero Mercury avallate dallo studio:

• Il Consiglio Governativo del Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) deve stabilire una Commissione per la Negoziazione Intergovernativa (INC) con il proposito di
negoziare uno strumento legalmente vincolante sul mercurio nel prossimo meeting a Nairobi di metà febbraio.
• Nel periodo che intercorre prima che tale strumento diventi effettivo, il rapporto raccomanda l’UNEP Governing Council di intraprendere le seguenti azioni: i governi e
istituzioni internazionali che si occupano di mercurio e salute (come l’OMS e/o UNEP) dovranno lavorare insieme per sviluppare una strategia di campionamento, completa e
rappresentativa sul pesce, condotta in paesi chiave e/o regioni, per caratterizzare la concentrazione di mercurio in un vasta gamma di specie di pesci.
• Sono necessarie misure urgenti per il controllo delle emissioni di mercurio dai impianti di combustione del carbone, dalla trasformazione dei minerali, dalla produzione di
cemento e da altre fonti e per mettere al bando l’uso internazionale di mercurio dai prodotti e dai processi industriali. Serve un’azione internazionale di collaborazione
per raggiungere questi obiettivi.
• L’UNEP e i governi membri dovranno fornire un’assistenza per rafforzare la capacità amministrativa necessaria e lavorare con i rappresentanti coinvolti
per sviluppare programmi efficaci di comunicazione del rischio, per insegnare ai consumatori in tutti i paesi che il pesce contiene livelli significativi di mercurio e quali contengono
i livelli inferiori così da poterli mangiare più spesso.
• In Europa, la proposta di regolamento per l’etichettatura dei prodotti alimentari, al momento sotto esame da parte del Parlamento Europeo, dovrebbe includere consigli
verso i gruppi vulnerabili rispetto al contenuto di mercurio nel pesce e nei frutti di mare.

 

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