ROMA – Si sono messe una mano sulla coscienza e hanno dato un’occhiata ai numeri dell’obesità infantile? Si direbbe di sì, se hanno deciso «via le
merendine dai distributori nelle scuole elementari e medie». L’annuncio è dell’Aidi, acronimo la cui pronuncia rievoca la piccola montanara che sicuramente mangia sano
e fa moto: significa Associazione delle industrie dolciarie italiane. Le consociate, che rappresentano l’85% dellle aziende del settore, s’impegnano a non rendere disponibili i
propri prodotti – merendine, snack, biscotti, gelati, dolci al cioccolato – nei dispenser frequentati dai bambini. Saranno sostituiti da succhi di frutta e verdura. Perché? Il direttore
dell’Aidi, Mario Piccialuti, è convinto che i genitori debbano poter controllare che cosa mangiano i figli, compresa quindi la merenda consumata a scuola. «Abbiamo seguito
fin dalle origini – spiega – la piattaforma europea su alimentazione e attività fisica per ridurre il problema dell’obesità, e abbiamo stabilito di darci un codice di
comportamento. Anche la nostra scelta di stampare le etichette con i valori nutrizionali sulle confezioni va in questa direzione. Eppure la legge non lo prevede».

Piccialuti aggiunge che «ciascun componente della società deve fare la propria parte, senza imposizioni normative». E’ mettere le mani avanti nel timore che un
intervento ministeriale possa arrivare a misure più restrittive? «Assolutamente no. Del resto, tutte le istituzioni pubbliche hanno sempre sostenuto che non ci sono alimenti
cattivi ma che l’obesità è il prodotto di alcuni fattori e che la mancanza di movimento è uno dei più importanti».

I dati sul pianeta infanzia disegnano una popolazione cicciona e sedentaria. «I bambini italiani sono pigri e mangiano male», denuncia il Movimento italiano genitori che ha dato il
via al progetto «Guadagnare in salute», in collaborazione con l’Aidi e la Federazione dei pediatri (Fimp).

Già qualche anno fa un’indagine tedesca lanciava l’allarme: i piccoli sono troppo sedentari e molti hanno difficoltà a correre e a mantenersi in equilibrio. «Non
è certo colpa loro – osserva Maria Rita Munizzi, presidente del Movimento genitori – devono fare i conti con la mancanza di spazio e di coetanei. Sono sempre più figli unici in un
Paese che invecchia». Se poi diminuisce il tempo trascorso davanti alla tv, aumenta quello passato al computer, con la sola compagnia di snack dolci e salati. Dalla ricerca per
«Guadagnare salute», condotta su cinquemila genitori con figli di età compresa tra i 6 e i 12 anni, risulta che l’alimentazione dei bambini non è tanto calorica,
quanto squilibrata. «Unita alla mancanza di moto – fa notare Giuseppe Morino, nutrizionista dell’ospedale romano Bambino Gesù – lo conferma il fatto che il 15 per cento dei
giovanissimi non arriva a un’ora di sport a settimana».

Giorgio Pitzalis, pediatra Fimp, riferisce che l’incidenza della scarsa attività fisica e di una scorretta alimentazione sull’obesità infantile è del 70 per
cento. I disturbi alimentari nell’infanzia sono in continuo aumento, come le patologie che ne derivano. I bambini obesi più facilmente diventeranno adulti malati, e già
soffrono di ipertensione, grasso nel fegato, iperinsulinismo. È urgente intervenire: famiglia, scuola e pediatri ne hanno la responsabilità.

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