Merluzzi cileni, prosciutto danese e patate tedesche: così la globalizzazione va in frigo

Merluzzi cileni, prosciutto danese e patate tedesche: così la globalizzazione va in frigo

La globalizzazione investe oramai l’intero mondo e non esiste parte di esso che possa dirsi estranea a tale movimento.

E questo vale anche per il frigorifero di casa nostra: nonostante l’Italia sia celebre nel mondo come patria del buon cibo e del buon vino, quello che arriva sulle nostre tavole è spesso
di provenienza estera.

Il latte, principe della colazione, se è fresco proviene dalla Penisola, mentre se è a lunga conservazione è d’origine tedesca, come parte (50%) dello yogurt. Molti
formaggi invece arrivano da Paesi dell’ Est Europa, come Ungheria o Slovenia.

I succhi d’arancia confezionati sono di origine brasiliana, quelli di mirtillo arrivano dall’Est Europa.

Anche la carne non sfugge alla regola dell’ importazione. Quella fresca viene da Germania, Paesi Bassi e Francia, se di manzo dal Sudamerica, in primis da Brasile o Argentina. Una quota
importante (40%) dei derivati del maiale è tedesca, francese o danese. Patriottico il pollo, interamente italiano.

Per quanto riguarda il pesce, lo Stivale continua a dire la sua con il 41,5%, mentre il resto viene importato da Spagna e Francia, con qualche eccezione, come gli scampi thailandesi o i
merluzzi cileni sudafricani ed argentini.

Al contrario, gli altri prodotti ittici, sono tutti stranieri, (ad esempio, i crostacei ed i calamari dall’India, Vietnam e Thailandia, i gamberetti dai Paesi Bassi), tranne le italianissime
vongole.

Minestroni e verdure provengono da campi e produttori nostrani, mentre molte singole verdure sono “cosa loro”: e patate arrivano da Germania, Belgio e Paesi Bassi, i piselli sono inglesi,
svedesi e norvegesi, i fagiolini francesi.

A tale presenza estera non sfuggono anche gli alimenti simbolo della dieta mediterranea e del mangiare tricolore: anche nei prodotti made in Italy, infatti, si trovano presenze “estranee”.

La pasta? E’ in parte del Canada o dell’ Australia: metà del frumento necessaria per produrla arriva da tali Paesi (stessa sorte per il pane).

Molto diffuso è anche l’olio ricavato da olive coltivate in Tunisia, Grecia e Spagna.

Il vino è ancora tricolore al 100%.

Stesso discorso per la passata di pomodoro, ma anche tale settore non è estraneo a tentativi d’inserimento da parte di altri Paesi. Ad esempio la Cina: la Coldiretti segnala che in
estate arriveranno 160 milioni di chili di pomodoro proveniente dal colosso asiatico. Gli industriali giurano che lo esporteranno verso altri paesi, noi ci auguriamo che non finisca sulle
nostre tavole.

Matteo Clerici

Leggi Anche
Scrivi un commento