Rimini – Il biologico è una realtà sempre più presente in Italia, soprattutto nel mondo della scuola, alla 38a Mostra Internazionale dell’Alimentazione –
in programma fino a domani a Rimini Fiera in contemporanea con Pianeta Birra Beverage & Co, MSE Seafood&Processing, Oro Giallo e Food&Beverage Logistics Forum – oggi è la
giornata dedicata al BioCatering.

Un appuntamento promosso annualmente in collaborazione con il Consorzio Controllo Prodotti Biologici per scattare un’istantanea aggiornata sullo stato dell’arte. Tema dell’incontro, moderato
dalla giornalista Licia Granello (La Repubblica): «La ristorazione biologica nella scuola. Un’occasione di educazione alimentare». Molto approfondita e dettagliata la mappa
nazionale presentata dal Rapporto Bio Bank 2008. «La crescita delle mense scolastiche biologiche in Italia continua – ha esordito Maria Rosa Bertino, portavoce di Bio Bank – Dalle 69 del
1996, anno del nostro primo censimento, si è passati alle 683 rilevate al 31 dicembre 2007. L’Emilia Romagna continua a guidare questa speciale classifica nazionale con 127 mense, un
breve distacco per la Lombardia che ne ha 121 e poi la Toscana con 82». Per la prima volta il Rapporto ha presentato elaborazioni su base provinciale in relazione al numero di abitanti.
La palma di provincia con la maggior concentrazione di mense biologiche va quindi a Gorizia con 8 mense bio ogni 100 mila abitanti. Seguita da Udine, Pordenone, Forlì-Cesena, Trento,
Siena, Modena, Bologna, La Spezia ed Ascoli Piceno.

Crescono le mense e aumentano, in modo ancora più significativo i pasti bio serviti ad alunni e studenti. I pasti bio giornalieri sono passati da 896 mila del 2006 a 924 mila nel 2007.
Per un totale di pasti bio che su base annua sfiora i 185 milioni. La classifica delle regioni per pasti bio vede in testa la Lombardia (203 mila pasti), seguita da Lazio (164 mila) ed Emilia
Romagna (112 mila). In tre regioni si concentra, dunque, oltre il 60% dell’offerta nazionale di pasti bio. Dal rapporto tra pasti serviti e popolazione esce vincitrice la provincia di Firenze
con 4.900 pasti bio ogni 100.000 abitanti. Seguono Roma, Milano,Torino, Livorno, Bologna, Modena, La spezia, Trieste e Ravenna (3100 pasti).

Dal presente al futuro. Quest’anno dedicato all’importanza del biologico come strumenti di educazione ambientale «nella consapevolezza – come ha ribadito il Presidente di CCPB, Lino Nori
– che lo sviluppo futuro del settore sarà sempre più legato alle azioni messe in campo anche su questo piano. Allo scopo di non perdere un’importante occasione di formazione dei
giovani consumatori, argomento sul quale la stessa Unione Europea ci invita a riflettere». Il quadro appare complesso e ricco di sfide da vincere. «Il futuro dell’educazione
alimentare è senza dubbio Bio – ha spiegato il prof. Giorgio Donegani, Direttore Scientifico di Food & School – L’agricoltura biologica, che dei valori di sostenibilità
è espressione concreta, diventa ora la chiave fondamentale per operare il necessario salto di qualità sul piano dell’educazione alimentare. Il primo ostacolo però riguarda
la comunicazione: il biologico sconta una debolezza strutturale sotto questo profilo, che impedisce una percezione reale e allargata del suo valore e che falsa l’approccio con il
consumatore». L’evento di MIA ha proposto un interessante confronto tra alcune delle esperienze di educazione alimentare legate al biologico. L’impegno delle aziende di ristorazione
(Camst, Cir Food, Vivenda) per il coordinamento dell’informazione tra enti pubblici e istituzioni scolastiche e la riduzione degli sprechi che mediamente riguardano il 25/30% di un pasto. E
quello dei Comuni per coinvolgere bambini e genitori nella progressione del bio all’interno delle mense: Il Fruttometro, le lezioni di cucina per bambini e genitori e un Campionato Nazionale
della Ristorazione Scolastica organizzati dal Comune di Genova; la mensa biologica con prodotti a chilometri 0 del Comune di Meldola; i referendum consultivi per superare le criticità
promosso dal Comune di Sesto San Giovanni. Dall’Associazione Consumatori Utenti il richiamo al divario tra la qualità reale e percepita e l’invito a lavorare su un modello di
ristorazione sostenibile che oltre agli ingredienti biologici presti attenzione anche alla preparazione, ai tempi e ai modi di consumo e al servizio offerto alla popolazione scolastica.
«E’ opportuno che più che di ingredienti si cominci a parlare e pensare in termini di piatti bio – ha concluso Fabrizio Pica, Vice Presidente CCPB – Il tema dell’educazione e della
comunicazione sulla ristorazione biologica sarà sempre più strategico e non possiamo fare educazione alimentare se non riusciamo a dire cos’è il prodotto che stiamo
offrendo».