Mimose: l'8 marzo saranno poche quelle 'made in Italy'

A causa del clima mite, per il fiore simbolo della Festa della Donna c’è stata -ricorda la Cia- una precoce fioritura, in anticipo di un mese rispetto al naturale ciclo vegetativo. Oltre
il 30 per cento della produzione nazionale è andata persa. Si preannunciano rincari del 20-25 per cento rispetto allo scorso anno. Prodotti importati da paesi del Bacino
Mediterraneo.
La fioritura c’è stata circa un mese fa e ora non se ne trova molta nel nostro Paese. Si tratta della mimosa, fiore simbolo della Festa della Donna, che a causa del clima temperato
dell’autunno e, soprattutto, dell’inverno ha anticipato i suoi tempi vegetativi ed è andata già persa più del 30 per cento della produzione nazionale. Così per l’8
marzo acquisteremo un prodotto per molta parte proveniente dall’estero, in particolare dai paesi del Bacino Mediterraneo (Israele, Francia e Spagna) e del Sud America. I prezzi,
inevitabilmente, saranno più alti rispetto allo scorso anno: si preannunciano rincari tra il 20 e il 25 per cento in più. A segnalarlo è la Cia-Confederazione italiana
agricoltori la quale ricorda che quest’anno, proprio per le alte temperature, viene a mancare tutta quella produzione selvatica o quasi che, non affidata ai professionisti,è stata
già consumata o addirittura è andata distrutta
Nonostante ciò, per l’8 marzo gli italiani acquisteranno -secondo un’indagine della Cia- circa 15 milioni di ramoscelli per una cifra che varia tra i 45 e i 50 milioni di euro.
I prezzi al consumo -ricorda la Cia- dovrebbero variare dai 3-6 euro a ramoscello ai 15-18 euro a mazzetto. Quotazioni che, tuttavia, sono fortemente “gonfiate” rispetto alla produzione dove,
come avviene per altri prodotti agricoli, i listini sono sensibilmente più bassi. Dal floricoltore al consumatore ci possono essere, infatti, aumenti anche di 5-6 volte. A questo si
aggiunge il rischio di comprare, molte volte, prodotti venduti da abusi e che non hanno alcun controllo nella filiera.
La mimosa venne introdotta dal Sud America e dall’Australia in Europa all’inizio del 1800. La pianta -sottolinea la Cia- si è adattata subito al clima temperato del nostro Paese,
specialmente in regioni come la Liguria, dove vi è la massima concentrazione nazionale della produzione. Produzione che è pari a oltre 125 milioni di steli (quest’anno,
ovviamente, è stata minore), mentre le imprese impegnate sono circa 2.000, con una superficie coltivata che si avvicina ai 550 ettari.
La mimosa -ricorda la Cia- divenne il simbolo della Festa delle Donne solo alla fine della seconda guerra mondiale. All’epoca si cercava un fiore che potesse contraddistinguere e simboleggiare
la giornata delle donne. E furono proprio le donne italiane a trovare nelle palline morbide e accese, che costituiscono la profumata mimosa, il simbolo della loro festa. Inoltre, questi fiori
hanno il gran vantaggio di fiorire proprio nel periodo dell’8 marzo e di non essere troppo costosi. Cosa, purtroppo, che non è avvenuta quest’anno.
La pianta di mimosa è un’ Acacia dealbata, un arbusto sempreverde originario delle zone tropicali, che può raggiungere -afferma la Cia- anche grandezze considerevoli, in
particolare nella Colombia. Le foglie sono composte da tante foglioline poste perpendicolarmente alla nervatura principale. Alcune varietà non presentano le classiche foglie, ma hanno
delle foglie trasformate, che sono come dei rametti appiattiti, chiamati filladi.
L’infiorescenza -conclude la Cia- è composta da un insieme di capolini globosi da cui si dipartono numerosi stami. La grande quantità di fiori conferisce a questa pianta un
fascino del tutto particolare.

Fonte: www.cia.it

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