Una crisi di lunga durata, dalla quale ormai non si esce senza interventi davvero incisivi. E’ la sintesi di quanto pensa la Cia di Reggio Emilia sulla situazione del comparto produttivo
più significativo per l’agricoltura reggiana: quello del Parmigiano-Reggiano.

Un affollato Consiglio provinciale dell’organizzazione si è tenuto venerdì sera 8 giugno scorso, sul tema della crisi del settore del Parmigiano Reggiano presso la Cia di Reggio
E-milia. Presiedeva il presidente provinciale Ivan Bertolini; con una relazione introduttiva del Presidente della sezione reggiana del consorzio del formaggio Parmigiano Reggiano Gra-ziano
Salsi, si sono analizzate le motivazioni che possono aver portato allo stato attuale della situazione di questo comparto, con gravi difficoltà per le imprese agricole.

Un vivace dibattito ha poi cercato di individuare le possibili proposte di soluzione per usci-re da una crisi che dura oramai da quattro anni. Con una prospettiva di liberalizzazione completa
sul versante delle quote latte dal 2015, di aumento dei fattori della produzione (costi) nel nostro paese: o il comparto si dà una serie di strategie nuove sulla commercializzazione,
verso i commercianti, verso la GDO (Grande distribuzione), verso gli stessi consumatori, attraverso anche una maggiore esportazione, altrimenti lo stesso non reggerà ai prezzi
competitivi che avremo con gli effetti di una globalizzazione che accentua una concorrenza sempre più agguerrita che viene sia dall’Europa che da altre parti del mondo.

Secondo la Cia, “Il rispetto delle regole, il completamento dei piani produttivi, una produ-zione controllata in attesa di sviluppare il consumo in altri mercati esteri, diventa fonda-mentale
per le prospettive del comparto”.

Il tutto deve essere accompagnato da misure incisive che invertano, da subito, l’attuale tendenza del mercato:
– togliere a breve un 6/7 % della produzione dal mercato,
– ritirare il formaggio “sbiancato” (cui è stato tolto il marchio Parmigiano-Reggiano) attra-verso uno strumento commerciale governato dallo stesso consorzio,
– definire una nuova politica sul formaggio Rigato o di prima stagionatura, che eviti una concorrenza “interna” con quello stagionato,
– una riduzione della produzione del latte destinato alla trasformazione, da inviare invece al comparto del latte alimentare, oggi un’ipotesi più realista, dato il poco divario dei due
prezzi,
– una politica massiccia di investimenti pubblicitari, mirata verso l’export,
– trasformare il Consorzio in da volontario ad obbligatorio per tutti gli operatori della filiera: sono tutte le ipotesi vagliate e discusse dal consiglio provinciale della Cia reggiana.

Pur dando atto al ministro De Castro del risultato di avere mantenuto, in sede comunita-ria, lo stesso livello di aiuti dello scorso anno per l’ammasso di alcuni formaggi prodotti nell’Unione
europea tra cui il Parmigiano Reggiano, la Cia ritiene che si deve proseguire la battaglia istituzionale, per difendere l’origine e la denominazione del nostro formaggio, at-traverso
l’accoglimento delle modifiche al disciplinare di produzione, così come richiesto dallo stesso Consorzio.

Un appello è uscito alla fine dell’incontro provinciale della Cia reggiana, di arrivare presto, a soluzioni unitarie, condivise e concordate coi consorziati se non vogliamo smantellare
un comparto vitale per tutta la nostra economia agricola.

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