Torino – «E’ assurdo che l’assenza per maternità scateni atteggiamenti vessatori sul luogo di lavoro, la Giunta Bresso deve chiarire al più presto un
episodio che, se confermato, sarebbe davvero grave» la vicepresidente del Consiglio regionale, Mariangela Cotto, ha rivolto un’interpellanza alla Giunta regionale, per richiedere un
intervento della Regione nel merito della questione che vede un’anestesista coinvolta in un caso di mobbing al Sant’Anna di Torino.

«La maternità, anche se prolungata – aggiunge Cotto – è un diritto di tutte le lavoratrici e non può in alcun modo costituire un motivo di isolamento al rientro
nell’ambiente di lavoro. Sarebbe davvero grave che un primario, per di più donna, avesse compromesso la carriera di un medico a causa del tempo utilizzato per prendersi cura dei propri
figli. E’ necessario chiarire i termini della vicenda e capire se effettivamente c’è motivo di credere che il primario abbia provocato continue e pesanti frustrazioni alla collega,
demotivandola giorno per giorno, tanto da indurla a chiedere il trasferimento».

Secondo l’esponente di Forza Italia, peraltro, gli studi dimostrano che in molti casi l’obiettivo finale del «mobbing» è proprio quello di eliminare una persona
«scomoda», distruggendola psicologicamente, in modo da provocarne il licenziamento o da indurla alle dimissioni.
«In tutti i casi – aggiunge Cotto – il mobbing costituisce un metodo di prevaricazione inammissibile. Ma assume una connotazione ancora più grave se praticata nei confronti delle
donne per motivi sessuali o a causa della maternità. Dal momento che i dati sono allarmanti, la Regione promuova un’indagine conoscitiva e un’azione di sensibilizzazione e sostegno a
favore delle vittime».