Mucca pazza: a gennaio torna la fiorentina da 30 mesi

4 Ottobre 2007 – Dopo quasi otto anni di divieto si potrà gustare da gennaio 2008 anche la fiorentina ottenuta da animali adulti fino a 30 mesi, proibita a seguito
dell’emergenza mucca pazza (BSE) dal 31 marzo 2001.

E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare il via libera del Comitato permanente per la catena alimentare dell’ Unione Europea che consentirà di avviare una procedura che potrebbe
concludersi positivamente entro la fine dell’anno. Il comitato permanente per la catena alimentare ha adottato – spiega la Coldiretti – la decisione di innalzare da 24 a 30 mesi l’ età
dei bovini ai quali è consentito mantenere la colonna vertebrale, dopo che tale limite era già portato dai 12 ai 24 mesi dal primo gennaio 2006. Con la drastica riduzione dei casi
di BSE in Italia ed in Europa vengono dunque meno tutti i limiti al ritorno in tavola del pregiato taglio e – sottolinea la Coldiretti – finisce dunque un’epoca di «proibizionismo
alimentare» iniziata nel Consiglio dei ministri agricoli della UE il 29 gennaio 2001 quando per fronteggiare l’emergenza mucca pazza (Bse) era stata assunta la decisione di eliminare la
colonna vertebrale dai bovini di età superiore a dodici mesi, che ha condannato dal 31 marzo 2001 la fiorentina.

Il ritorno della bistecca con l’osso fino ai trenta mesi – sostiene la Coldiretti – è un riconoscimento per gli allevatori che hanno investito sul fronte della qualità, della
tracciabilità e della genuinità e della sicurezza dei prodotti con una drastica riduzione del fenomeno Bse: dai cinquanta casi individuati nel 2001 ai due casi dei primi nove mesi
del 2007 su circa 450.000 test effettuati sugli animali. I risultati dimostrano l’efficacia delle misure adottate per far fronte all’emergenza Bse come il divieto dell’uso delle farine animali
nell’alimentazione del bestiame e l’eliminazione degli organi a rischio BSE dalla catena alimentare. Ma anche e soprattutto l’introduzione a partire dal 1° gennaio 2002 di un sistema
obbligatorio di etichettatura che consente di conoscere l’origine della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonché un
codice di identificazione che rappresenta una vera e propria carta d’identità del bestiame.

A seguito dell’emergenza mucca pazza – afferma la Coldiretti – gli allevatori nazionali hanno aumentato nelle stalle gli esemplari di razze autoctone e oggi l’Italia può contare su circa
120.000 animali riconducibili alle cinque storiche razze italiane con un aumento di oltre il 20 per cento rispetto a prima della crisi mucca pazza scoppiata nel 2001. Ad essere «salvato
dall’estinzione» – continua la Coldiretti – è stato l’intero patrimonio di razze bovine Made in Italy come la maestosa chianina (30.000 animali), la romagnola (15.000 animali), la
marchigiana (48.000), la podolica (20.000) e la maremmana (5.000). La decisione comunitaria potrebbe favorire una inversione nel trend negativo nei consumi fatto registrare dalla carne bovina
nei primi sette mesi del 2007 con un calo del 3,9 Per cento rispetto al 2006, quando – conclude la Coldiretti – gli acquisti domestici di carne bovina delle famiglie italiane secondo i dati
ismea Ac Nielsen erano risultati oltre le 405.000 tonnellate (23 chili per famiglia acquirente) per un importo di 3,5 miliardi di Euro.

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