Mutui, anche se la Bce taglia il costo del denaro, le banche aumentano lo spread

Mutui, anche se la Bce taglia il costo del denaro, le banche aumentano lo spread

 

Oggi la Bce taglia il costo del denaro al 2%? Mutui casa sotto accusa: calano ancora i tassi, ma le banche implacabili aumentano lo spread
Un’inchiesta del settimanale Il Salvagente in edicola dimostra che gli istituti di credito “compensano” la discesa dei profitti. Come difendersi.
Barbara Liverzani
Oggi la Banca centrale europea dovrebbe far calare ancora il costo del denaro. Gli esperti prevedono che arriverà al 2%, il più basso mai toccato in Europa. Un ulteriore
vantaggio per i mutui casa, ma un’inchiesta del settimanale Il Salvagente da oggi in edicola dimostra che le recenti norme che agganciano i mutui al tasso della Bce sono “vaporizzate”
dalle banche, che aumentano lo “spread” (cioè il costo della loro intermediazione) vanificando i vantaggi per chi contrae un mutuo. Sul numero in edicola ci sono – assieme alle
tabelle – anche una serie di consigli su come scegliere e come difendersi. Quello che pubblichiano qui di seguito è, intanto, l’articolo di apertura dell’inchiesta che documenta
come stanno le cose.

Diciotto mesi d’inferno, poi…
Un anno e mezzo da dimenticare: costo del denaro in salita, Euribor alle stelle, rate sempre più alte. Per i titolari di un mutuo a tasso variabile gli ultimi diciotto mesi sono
stati davvero un periodo nero, da lasciarsi alle spalle il prima possibile.
Per fortuna il 2009 ha portato con sé una boccata di ossigeno: più che il tetto al 4%, fissato dal governo nel decreto anticrisi, a dare fiato ai mutuatari è stata
la decisa discesa dell’Euribor, ai livelli del 2005, di cui si cominciano a sentire gli effetti sulla rata. Va meno bene per quelli che la casa la devono ancora comprare e che
stipuleranno il mutuo in questi mesi: a fronte di tassi più bassi, a salire è lo spread, ossia il ricarico aggiunto da ogni banca e che ne costituisce il guadagno.
Un’amara sorpresa per quanti avevano sperato in condizioni più favorevoli, specie vista la norma (contenuta nel piano anticrisi) che obbliga dal 1° gennaio le banche a
offrire alla clientela mutui variabili indicizzati al tasso della Banca centrale europea.

Istituti avidi? Decisamente sì
Di fronte a un Euribor (il tasso applicato nelle relazioni finanziarie tra le banche) del tutto incontrollato, quale è stato negli ultimi mesi di delirio finanziario, e
relativamente “indipendente” da Francoforte, sede della Banca centrale europea, la misura introdotta è sembrata la soluzione ideale per sfuggire
all’inaffidabilità del tasso interbancario: quello Bce è decisamente più stabile e prevedibile.

Peccato che la bella novità si sia dimostrata tutt’altro che conveniente: le poche offerte apparse fino a ora non sono affatto competitive e tassi e rate sono uguali, se
non addirittura più alti, rispetto a quelle dei mutui tradizionali ancorati all’Euribor. “Costrette” ad applicare un tasso più basso, parametrato alla
Bce, le banche se la cavano aumentando gli spread fino a livelli da capogiro: 2,15-2,25%. Soglie impensabili fino a qualche tempo fa quando si aggiravano sotto l’1%.

L’1,50% di spread sembra perfino conveniente 
Che la tendenza sarebbe stata questa era del resto prevedibile e la Banca Popolare di Milano, la prima a novembre a offrire un prodotto di questo tipo, aveva dato il segno. Ora
quell’1,50% di spread dell’Euromutuo Bpm sembra addirittura conveniente. Il Salvagente ha, infatti, verificato le offerte di mutui variabili di sei banche, tra le prime a
lanciare i nuovi prodotti europei, mettendo a confronto i livelli degli spread a seconda che il tasso sia ancorato all’Euribor o alla Bce. 

Una simulazione su un mutuo da 100.000 euro 
Considerato che il valore di questa componente varia, per lo più, a seconda della durata e dell’importo del prestito abbiamo utilizzato come simulazione un mutuo di 100.000
euro da restituire in 20 anni. Il paragone è illuminante: tranne Monte dei Paschi di Siena e Conto Arancio (l’offerta più conveniente) che ritoccano lo spread solo
di uno 0,25, per tutte le altre banche il rialzo va da 0,50 fino a 1 punto percentuale di BancoPosta.

Il risultato è che, tolto il vantaggio della maggiore stabilità, il risparmio “promesso” non esiste: a conti fatti i Tan (tassi annui nominali) dei mutui
europei (almeno al momento in cui scriviamo) sono sempre più alti di quelli denominati in Euribor.

Le differenze finali, ai valori di Euribor rilevati il 12 gennaio, vanno da qualche frazione di punto fino a superare un punto (è il caso di BancoPosta). Ma in ogni caso, per chi
sottoscrive ora, rendono sempre sconveniente il mutuo Bce. Impossibile il confronto per Conto Arancio visto che la nuova tipologia di mutuo targata Bce ha sostituito completamente la
vecchia e non si può più scegliere. Anche per Unicredit Group stabilire la convenienza è molto difficile: dalla banca ci hanno fornito uno spread medio del 2%, ma,
considerato che varia secondo le condizioni economiche del richiedente, nel caso migliore (per esempio se si è già clienti) si può aspirare a uno spread
dell’1,70%, nel peggiore si può salire fino al 2,34% come riporta Mutuionline.

Il consiglio: chiedete ameno tre preventivi
Protestano le associazioni dei consumatori: “Le banche aumentano il loro guadagno a scapito dei cittadini”, attacca Fabio Picciolini, segretario generale di Adiconsum.
“Tra l’altro le condizioni offerte sono contrarie allo spirito e al testo del decreto che prevede che le due tipologie di mutuo (tasso variabile e tasso Bce) siano in
linea”.

Difende, comunque, la novità Alfonso Scarano, membro del consiglio nazionale di Aiaf (Associazione italiana analisti finanziari) e autore del libro “Come difendersi dal
mutuo”: “Questa misura ha il merito di rendere più trasparente il margine di guadagno applicato dalle banche che il maquillage dell’Euribor rendeva meno chiaro.
A questo punto la questione è stimolare la competitività del mercato bancario: ogni cittadino ha il dovere morale di richiedere almeno tre preventivi alternativi per
negoziare le condizioni migliori. Solo così le banche avranno un vero interesse a farsi una concorrenza al ribasso sui prezzi”.

Intanto sul fronte della trasparenza un contributo l’ha dato la Banca d’Italia, che – il 30 dicembre scorso – ha prescritto alle banche di fornire una più completa
pubblicità delle condizioni dei mutui. In particolare dal 1° marzo le banche dovranno, in relazione ai vari prodotti offerti, fornire una documentazione informativa relativa
al tasso di interesse (se si tratta di tasso fisso o variabile e, in caso di tasso variabile, lo spread, il parametro di riferimento e l’ammontare del tasso al momento della
pubblicità), alla durata minima e massima del mutuo e alle modalità di ammortamento, considerando, inoltre, la periodicità delle rate.

Angelo Angeli

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