Alcuni ricercatori australiani hanno realizzato una serie di vestiti nati dalla lavorazione dello strato di cellulosa derivata dai batteri della fermentazione.
Si tratta del Microbe Project, con cui gli scienziati vogliono “provocare una riflessione sul futuro della moda – sottolinea Gary Cass dell’University of Western Australia di Perth – e sulla
possibilità di usare altri tessuti e materiali al posto di cotone e seta.”
Quando l’ossigeno entra nel tino e trasforma il vino in aceto, un sottile strato gommoso di cellulosa prodotto da alcuni batteri si forma in superficie. Osservando la fermentazione, i
ricercatori hanno così deciso di lasciare deliberatamente andare a male il vino per produrre questo strato di cellulosa. A questo punto, i ricercatori hanno tirato fuori dal tino i
sottili strati e, per dare forma al vestito, li hanno messi su una bambola gonfiabile. Dopodiché, l’équipe di “stilisti” si è limitata a sgonfiare le bambole e a rimuovere
la creazione.
“Sono i batteri che tessono tutte le fibre insieme” dice Cass, sottolineando che anche altre bevande alcoliche potrebbero essere usate per fabbricare la stoffa fermentata.
“È solo una provocazione – tengono però a spiegare – il procedimento non può essere sfruttato per la grande produzione, Il problema è che le fibre così
ottenute sono troppo corte e non sono flessibili. Quando perdono umidità, si induriscono e si spezzano. Il prossimo passo è cercare di realizzare fibre più lunghe per
renderle flessibili”.
Una storia molto curiosa, da cui non possiamo e non vogliamo trarre insegnamenti ma che ci fa intuire come sia possibile prendere meno sul serio anche il mondo del vino.

Alberto Grimelli

www.teatronaturale.it