Al Circo Massimo, tra antichi fasti ed enogastronomia, festeggiato il Natale di Roma.

Il 21 aprile infatti, secondo la mitologia romana, è il Natale di Roma; da quando i due fratelli gemelli, Romolo e Remo, quelli allattati dalla lupa, ne tracciarono la prima forma e Romolo ne fu il primo re.

NATALE_DI_ROMA-12Nel più grande circo romano del mondo, tra una folla di spettatori e figuranti, si è salutato il 2769° della nascita della Città eterna, con una rievocazione storica culminata domenica 24 aprile, con la sfilata dei legionari in armi, tra ancelle e  senatori, matrone e gladiatori. Mentre nel vicino mercato di Campagna Amica, si celebrava l’arancia rossa di Sicilia Igp, donata dai produttori di Palagonia, per aiutare i ragazzi di Sport Senza Frontiere onlus

NATALE_DI_ROMA-4di Maurizio Ceccaioni
per Newsfood.com
Se forse non sono in molti a ricordare cosa accadde a Roma il 21 aprile di 2769 anni fa, di certo lo sanno quei romani e turisti accalcati nell’area del Circo Massimo e su tutto il percorso fino al Colosseo, in attesa di rivedere persone e colori, che ricordano altre e lontane epoche.
Mentre un drappello di pretoriani coi mantelli scuri, corazze luccicanti e spiculum (lance), affiancano due bighe senza cavalli, le note di una marcia trionfale salgono alte quando arriva il corteo delle vestali per effettuare la commissio feriarum, l’accensione del braciere rituale.

NATALE_DI_ROMA-11Le persone in costume d’epoca si muovono in corteo, con insegne e stendardi in testa. Poi la massa colorata comincia a prendere forma. Mi trovo sulla terrazza di RestArtRome, un ristorante in via dei Cerchi, che domina la scena, mentre sorseggio una spremuta di arance rosse siciliane, ormai di casa in questo luogo, che probabilmente diventerà anche un punto di riferimento per i prodotti siciliani del calatino, la zona di provenienza delle arance rosse, offerte a romani e turisti a poca distanza da lì.
Il corteo prende il via tagliando la folla vociante, per andare verso Campidoglio, via dei Fori Imperiali e Colosseo. Per poi ritornare al Circo Massimo.

MERCATO__CONTADINO-05Un’imponente parata nei costumi romani d’epoca, per festeggiare il MMDCCLXIX Dies Natalis, il Natale di Roma, che secondo la tradizione fu fondata da Romolo e ne fu primo re, il 21 aprile di 2769 anni fa.
I sagittarius (arcieri) avanzano nelle loro tuniche scure, con gli archi in mano. Soldati con gli scudi dalle diverse forme, verutum (giovellotti) e gladio in alto, urlano il grido di battaglia della loro legione, preceduti dai signifer (portatori) coi signum in alto (le insegne delle legioni) e dietro i centurioni, con gli elmi e i cimieri mossi dal vento. Spuntano nel corteo, anche senatori e matrone, ancelle danzanti, vestali e inservienti coi carretti di vettovaglie, mentre tra le formazioni militari che lasciano l’area, si notano i gladiatori e le truppe degli auxilia socii (soldati ausiliari alleati).

MERCATO__CONTADINO-07Circa duemila figuranti organizzati dal Gruppo Storico Romano e la supervisione scientifica del dipartimento di Storia romana dell’Università di Roma “Tor Vergata”, per questa rievocazione che ha avuto il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri e di Roma Capitale. Il suo apice è stato domenica 24, con la sfilata lungo le strade dove passavano i trionfatori dell’Impero e la simulazione di una battaglia per la conquista della Britannia da parte dell’Imperatore Claudio (43–83 d.C.), con la presenza di oltre 300 figuranti, tra i quali però non c’erano i “barbari” novaresi del gruppo storico “Teuta Vertamocori”, che parteciparono a Villa Pamphili nel maggio 2013, a “L’Aquila di Roma, l’ombra di Marco Aurelio” (vedi), rievocazione di una battaglia tra romani e barbari.
Un’area nel cuore dell’antica Roma, fiorente di scambi commerciali fin dall’antichità, che in quest’ultimo fine settimana di aprile non ha visto solo la rievocazione degli antichi fasti. E anche se il mercato non era proprio quello di Traiano, tra quella gente in costume e i banchi colorati con cicerchie, farro e verdure, sembrava di essere tornati indietro nel tempo. Perché qui da sette anni, ogni fine settimana, si apre il mercato di Campagna Amica al Circo Massimo, gestito da produttori locali associati a Coldiretti, la principale organizzazione di imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo.
Il luogo è l’antico mercato ebraico del pesce, in via di San Teodoro, l’antica vicus Tuscus (borgo etrusco), strada dedicata al commercio e dove si svolgevano le processioni sacre durante i giochi circensi. Oggi qui non si trovano più preziose stoffe ed essenze profumate importate dall’Oriente, ma cibi genuini venduti a chilometro zero.
MERCATO__CONTADINO-013Un mercato di Campagna Amica dove questa settimana c’è stata una cosa speciale, dalla forte valenza etica, che ha visto come protagoniste le arance rosse di Sicilia Igp, provenienti da Palagonia (Ct). Si è trattato di un’iniziativa solidale promossa dal Gal_Kalat per la valorizzazione delle eccellenze di questa terra, condivisa con studenti e volontari di SportSenzaFrontiereOnlus, con l’offerta al pubblico di sacchetti di arance rosse in cambio di un piccolo contributo a sostegno di questa organizzazione, attiva nel recupero dei giovani delle periferie romane.
Iniziativa che si è sposata bene con la filosofia della Fondazione Campagna Amica, che dal 2008 promuove la vendita diretta dai produttori ai consumatori (come specificato nel Dlgs228/2011), per una produzione responsabile e un consumo consapevole di frutta e verdura stagionale proveniente dalle aree vicine.
L’obiettivo di Campagna Amica è, in generale, la valorizzazione delle eccellenze agroalimentari italiane, sia dal punto di vista della sicurezza alimentare, che della tutela ambientale. Ma anche quello di non perdere memoria del passato, con la cultura del territorio e le sue tradizioni, grazie anche alle centinaia di fattorie, agriturismi, mercati e botteghe, presenti in tutta Italia.
L’offerta al pubblico delle arance_rosse_siciliane_Igp, rientra appunto tra le azioni messe in campo per una «valorizzazione responsabile della Sicilia e dei suoi sapori», di cui si sente tutta la necessità, vista la concorrenza scorretta di tanti paesi. Perché grazie ad accordi compiacenti dell’Unione Europea, si importano da tutto il mondo centinaia di migliaia di tonnellate di prodotti, il più delle volte potenzialmente dannosi per la salute, come dimostrato da anni di inchieste giornalistiche (una per tutte, quella del 2008 di Report) e dal recente report realizzato sulla base delle analisi condotte dall’Agenzia europea per la Sicurezza alimentare (Efsa), presentate da Coldiretti (vedi).
Al vertice della black list dei prodotti importati, i broccoli provenienti dalla Cina, con la presenza di residui chimici sul 92% dei campioni analizzati. A seguire, è contaminato il 78% del prezzemolo del Vietnam e il 60% del basilico che arriva dall’India. Parliamo proprio di quegli ingredienti base per un buon piatto di pasta al pomodoro, tipico della dieta mediterranea: senza grassi saturi, ma con residui di fitofarmaci potenzialmente cancerogeni.
Ma se la concorrenza è spietata, in Sicilia hanno innovato gli strumenti per fare squadra. Uno di questi è la piattaforma informatica NodoReteValoreSicilia, creata dal Gal Kalat, per favorire lo sviluppo di un sistema integrato di reti tra le imprese del calatino e valorizzare le produzioni agroalimentari e i prodotti siciliani. Uno strumento agile per contribuire anche a dare continuità e visibilità ai programmi attuati per la creazione e sviluppo di “micro imprese” e all’incentivazione delle attività turistiche.
Girando tra le decine di banchi del mercato, presi d’assalto da romani e turisti, si trova di tutto: broccoli e puntarelle romanesche, carciofi di Cori, olive di Gaeta, verdure e carni rigidamente “biologiche”, pomodoro di Trevignano, nocciole del viterbese e i tartufi di Campoli Appennino. Ma anche piante e fiori, prodotte a Fondi e Velletri.
Con la porchetta di Ariccia, non può mancare il pane casareccio di Genzano e quello che arriva, coi prodotti da forno, dalla Ciociaria.
Trovi il fior di latte delle province di Latina e Frosinone e il pesce di Terracina, creme, salse e confetture di frutta, o particolari conserve di zucca, come quelle prodotte da “La bottara” (vedi). C’è chi produce artigianalmente il gelato, come l’AgriturismoLeSabine, e chi fa birra artigianale. Si vendono vari tipi di miele, yogurt, latte pastorizzato e formaggi di ogni tipo, come il Caciofiore di Columella, la Marzolina o il Pecorino romano, da mangiare con le fave fresche, che lì vicino coprono un intero banco.
Tra un assaggio e l’altro, come non fermarsi a comprare il fagiolo cannellino di Atina (Fr) o a curiosare tra i banchi dei vari prodotti caseari, insaccati e carni? Qui dentro c’è solo l’imbarazzo della scelta e mettere mano al portafoglio: sicuramente i prodotti costano un po’ di più del supermercato, ma “il gioco vale la candela”. Perché non si può resistere davanti a una confezione di funghi sott’olio, come il Cardoncello prodotto dall’azienda Manfredi Cesare, di Vallerano (Vt), che produce anche noci, castagne, nocciole e legumi (vedi). Degustati su un pezzo di pane casareccio, magari con un assaggino degli ottimi vini prodotti dall’azienda “OroDelleDonne” di Marino (Rm), che produce principalmente olio extravergine di oliva di alta qualità. Come quello di molti altri produttori presenti, tra cui l’azienda agricola Flaminio D’Urso, di Itri (Lt), con gli assaggi di pane già pronti nei piattini (vedi).
Il mercato si trova a 400 metri dalla fermata Circo Massimo della Metro B. È accessibile per i diversamente abili, c’è l’animazione per i bambini e un posto per fermarsi a mangiare e bere qualcosa. Non rimane che visitarlo, magari in un week end romano.

Maurizio Ceccaioni
corrispondente da Roma
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