“Natale per l’Emilia”: un regalo agroalimentare contro il terremoto

“Natale per l’Emilia”: un regalo agroalimentare contro il terremoto

Arriva Natale, ma in Emilia rimane il problema del terremoto. Tra danni e disagi, la regione non si arrende, cercando di andare avanti grazie al suo agroalimentare.

Ecco allora “Natale per l’Emilia”: sei
protagonisti della provincia di Modena, tutte attive nel sociale: Sociali Oltremare, Bottega del Sole, Vagamondi, Eortè, Associazioni La Festa e Venite alla Festa. Ruolo particolare per
Terra Ferma Emilia, portale che usa il Web per diffondere metodi ed idee per reagire alla calamità.

Ecco allora ceste con una selezione di prodotti, tutti d’ottima qualità nati dalla regione ferita o provenienti dal commercio equo e solidale.

Tra i produttori coinvolti, nomi come Consorzio Parmigiano Reggiano, Cooperativa Sociale Fattoriabilità e Monari Federzoni. Poi, Azienda Agricola Cerutti Stefano bio, Azienda Agricola
AZ.

A loro il compito di riempire il contenitore col meglio del modenese: Parmigiano, Lambrusco e miele. Ma anche salumi, torroni e dolci di frutta secca. E Aceto balsamico, riso bio e
caffè. Assieme a loro, spumante, birra artigianale, farina di grano tenero.

Si possono ordinare 5 tipi di ceste diverse, dalla cesta più semplice (20,50 Euro) a quella più ricca (79 Euro) senza dimenticare quella personalizzata, con il prezzo deciso in
base ai prodotti scelti. Ogni cesta riceve poi il nome di uno dei Comuni coinvolti.

Si possono acquistare nei punti vendita (Modena, Vignola, Limidi di Soliera, Soliera, Formigine, Carpi, Fiorano Modenese e Mirandola). Oppure rivolgersi al sito (nataleperlemilia.it), che
ospita anche le storie delle aziende protagoniste.

Una per tutte, l’azienda agricola di Marco Rossi a Camposanto, che si occupa dell’allevamento e dei prodotti alimentari a base di maiale. Come racconta il titolare, la scossa del 29 maggio ha
distrutto il capannone principale, 2000 mq, ed ucciso 50 capi. Di consegeuze, le autorità hanno imposto lo sgombero immediato ed altre misure per la prevenzione di epidemie. Inoltre, il
sisma ha reso inagibile anche la zona del punto vendita e dei magazzini.

Marco Rossi è allora chiarissmo quando parla delle “Difficoltà che abbiamo avuto, sia di carattere organizzativo che morale e psicologico, nel dover sgomberare così
rapidamente le macerie dell’immobile e nel vedere decenni di duro lavoro, iniziato da mio padre e proseguito da me e mio fratello, andare in fumo in pochi secondi”.

Ma lui ed i suoi collaboratori non si sono arresi. Sono partiti da quanto rimasto, l’allevamento e le strutture per la macellazione, selezionamento e lavorazione. Ora, l’azienda è
ripartita: il sogno è ricostruire il mangimifico aziendale, ma anche dare vita ad un centro didattico sull’allevamento e l’agricoltura sostenibile.

Matteo Clerici

Leggi Anche
Scrivi un commento