Negli ultimi 5 anni aumentate del 30% le denunce per estorsione

 

«Lo scenario che emerge dal rapporto Sos impresa sulla criminalità organizzata in Italia è preoccupante ma dobbiamo dire però che non siamo all’anno zero, sia
nell’identificare il problema che nell’individuare le misure per il contrasto». Lo ha detto il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, intervenendo all’Assemblea
Nazionale Sos Impresa, in occasione della presentazione dell’XI Rapporto “Le mani della criminalità sulle imprese”.

L’incontro, che si è svolto a Roma presso l’Auditorium Confesercenti e al quale è intervenuto, tra gli altri, anche il Commissario per il coordinamento delle iniziative
antiracket e antiusura, Giosuè Marino, si inserisce nel più ampio contesto dei 15 anni di attività svolta da Sos Impresa come esperienza collettiva per vincere la
paura e garantire sicurezza alle vittime del racket e dell’usura.

«Le norme che il Parlamento sta per varare all’interno del cosiddetto Pacchetto sicurezza – ha dichiarato Mantovano – permetteranno un intervento in fase di prevenzione più
adeguato coinvolgendo gli imprenditori destinatari dei pubblici appalti con un obbligo di lealtà nei confronti delle istituzioni. Per la prima volta viene richiesto l’obbligo di
denuncia». «Quando l’imprenditore destinatario di pubblico appalto riceve una richiesta estorsiva – ha proseguito – sarà obbligato a denunciare, e ciò non vuol
essere una pretesa velleitaria. Sarebbe stato facile imporlo a tutti gli operatori economici, ma non ci interessa aggiungere una bandierina ma arrivare ad un risultato. Chi maneggia
denaro dello Stato o dell’Unione europea e svolge lavori importanti per la comunità nazionale deve avere un atteggiamento di lealtà nei confronti delle istituzioni».

Il sottosegretario Mantovano ha, inoltre, ricordato che tra le novità introdotte dalla norma ci sarà un accresciuto «ruolo dei prefetti nell’accesso ai
cantieri» e a «procedure molto più snelle per i sequestro e la confisca dei beni mafiosi».

Sulla proposta di Confesercenti di passare alla competenza del ministero dell’Interno il fondo di prevenzione antiracket ed antiusura il sottosegretario Mantovano si è detto
fiducioso: «Spero che venga realizzato in tempi rapidi perchè ciò significa migliore prontezza e minori difficoltà nell’erogare somme destinate alla
prevenzione senza fare tanti passaggi. Si tratta solo di razionalizzare la gestione dei fondi, che comunque sono già in piedi da oltre dieci anni».

I DATI DEL RAPPORTO

Da una prima analisi dei dati del Rapporto, la complessa attività della mafia viene accomunata a quella di una grande holding che “fattura” complessivamente 130 miliardi di euro
e un utile che sfiora i 70 miliardi, al netto degli investimenti e degli accantonamenti. Prima fra tutte le aziende italiane, quindi, per fatturato, utile netto, addetti e servizi. Il
solo ramo commerciale della criminalità mafiosa e non, ha ampiamente superato i 92 miliardi di euro, una cifra che si attesta intorno al 6% del PIL nazionale. Ogni giorno una
massa enorme di denaro passa dalle tasche dei commercianti e degli imprenditori italiani a quelle dei mafiosi, qualcosa come 250 milioni di euro al giorno, 10 milioni l’ora, 160 mila
euro al minuto.

In crescita il settore dell’usura, che colpisce circa 180 mila commercianti, così come il peso economico della contraffazione, del gioco clandestino, delle scommesse e
dell’abusivismo (il cui giro di affari è di circa 10 miliardi annui).

A fronte di un tale volume di affari nel Rapporto viene evidenziata una tendenziale crescita delle denunce per estorsione. Negli ultimi 5 anni, infatti, le persone denunciate per tale
reato in Italia sono aumentate del 30%. Nel dettaglio il 2004 ha visto 5.594 persone denunciate, nel 2005 sono state 6.801, nel 2006, 6.696, nel 2007, 7.832 e nel primo semestre del
2008, 4.563.

“Vogliamo evidenziare – è scritto nel rapporto – il diffondersi, tra alcuni imprenditori, di una doppia morale, per la quale ci si mostra ligi alle regole dello Stato e del
mercato quando si opera al centro-nord Italia, e con molta disinvoltura ci si adegua alle regole mafiose se si hanno interessi nel sud Italia. Un comportamento censurabile che
rappresenta un riconoscimento della sovranità territoriale alle organizzazioni mafiose, a danno dei principi di leale concorrenza e di libertà di impresa”.

 

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