La Cia esprime un giudizio critico sul documento Falconer: all’Ue si chiedono solo rinunce. Il presidente Politi sottolinea l’importanza della qualità che rappresenta
l’arma vincente. Contrastare le imitazioni e recuperare i margini di competitività.

Contrastare il protezionismo nascosto; registro multilaterale sulle denominazioni geografiche e difesa del “made in Italy” dalle contraffazioni e dall’uso illegittimo di
marchi; origine territoriale e tracciabilità del prodotto. Sono queste le tre priorità che la Cia-Confederazione italiana agricoltori ritiene essenziali per valorizzare le
produzioni del nostro agroalimentare nel negoziato commerciale della Wto e che ribadisce all’indomani del documento informale presentato dall’ambasciatore neozelandese Crawford
Falconer, presidente del gruppo negoziale agricolo.

Un documento -afferma la Cia- sul quale non si può che avere un giudizio critico in quanto emergono proposte che vanno a penalizzare esclusivamente l’agricoltura europea alla quale
si continuano a sollecitare solo sacrifici. Si chiede, infatti, all’Ue di aumentare l’offerta sui tagli tariffari, di ridurre il numero dei “prodotti sensibili” di
aumentare il taglio del sostegno interno distorsivo complessivo. Oltretutto, Falconer non parla per nulla di indicazioni geografiche e questo è un elemento che non possiamo assolutamente
accettare.

Per tale motivo, nostro auspicio -sottolinea la Cia- è che il prossimo documento contenga considerazioni sulle indicazioni geografiche, pur sapendo che Falconer ha sempre espresso
perplessità e scetticismo sul positivo esito su questo particolare tema, affermando di non intravedere sviluppi rispetto all’attuale situazione.

Per il mondo agricolo italiano la difesa multilaterale delle indicazioni d’origine -come, del resto, ha sottolineato in più occasioni lo stesso ministro delle Politiche agricole,
alimentari e forestali Paolo De Castro- è, invece, una questione di centrale interesse, che -rimarca la Cia- deve essere considerata parte integrante del miglioramento dell’accesso
al mercato in agricoltura. Tuttavia, come ha detto Pascal Lamy, direttore generale della Wto, la stessa Unione europea deve maturare una posizione chiara ed unitaria sulla tutela delle
indicazioni geografiche.

“I margini temporali per giungere ad un accordo -sostiene il presidente della Cia Giuseppe Politi- sono, comunque, molto ristretti. Il negoziato Wto non può essere, però, un
gioco a somma zero nel quale si annullano gli effetti contrapposti sulle diverse attività economiche. Se la liberalizzazione degli scambi crea vincitori e vinti, non è possibile
compensare i guadagni dei primi con le perdite dei secondi. Gli agricoltori europei potranno accettare una riduzione delle tariffe, ma soltanto in cambio di chiare contropartite in termini di
esenzioni per taluni prodotti sensibili e di precise clausole di tutela delle produzioni nelle quali eccellono, a partire dalle denominazioni geografiche”.

“La qualità -rileva ancora Politi- deve continuare ad essere l’arma vincente del nostro sistema agroalimentare Ma la strategia sarà realmente vincente solo se si
combina con l’innovazione. Solo in questo modo sarà possibile contrastare efficacemente i tentativi di imitazione, di recuperare i margini di competitività, di ottenere una
differenziazione di prezzo ed un maggior reddito per gli agricoltori. L’agroalimentare non deve essere considerato sistema a tecnologia matura, impermeabile ai cambiamenti, soggetto
all’implacabile concorrenza da costi e marginale rispetto alle prospettive di sviluppo del Paese”.

“L’origine territoriale e la tracciabilità del prodotto -conclude il presidente della Cia- rappresentano sia un diritto dei consumatori, sia, per la gran parte dei nostri
prodotti, un prerequisito, necessario seppure non sufficiente, per il successo sul mercato. Purtroppo, negli ultimi anni, il sovrapporsi di regole, pur con lodevoli intenzioni, ha accentuato i
contrasti. Il nostro impegno è, quindi, di lavorare per soluzioni basate su principi e valori condivisi da tutti i soggetti del sistema agroalimentare e coerenti con le regole
dell’Unione europea”.

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