Un decreto contro la coltivazione della patata ogm. E’ la richiesta di Legambiente ai ministri Pecoraro e De Castro, se dovesse passare al consiglio dei ministri europei dell’ambiente del 28
giugno, l’approvazione della richiesta BASF di autorizzazione alla coltivazione e trasformazione in amido per uso industriale di una varietà di patata geneticamente modificata
(EH92-527-1).

Nonostante l’impegno di alcuni Paesi, tra cui l’Italia – che hanno sollevato obiezioni in particolare per quanto riguarda l’allergenicità, la tossicità e la presenza di un piano
di monitoraggio inadeguato – è molto probabile, infatti, che il Consiglio Ambiente non raggiunga la maggioranza qualificata necessaria (almeno 255 voti su 345) per rigettare la richiesta
di autorizzazione.

“E’ la prima proposta della Commissione per la coltivazione nell’Unione europea di una varietà transgenica dopo la decisione dell’aprile 2004 di sospendere la moratoria comunitaria
sull’autorizzazione al commercio di prodotti geneticamente modificati – ricorda Legambiente in una lettera ai ministri italiani dell’Ambiente e dell’Agricoltura -. Da allora sono state infatti
concesse autorizzazioni solo per l’importazione e la trasformazione di alimenti e mangimi geneticamente modificati”.

“Nel caso fosse concessa tale autorizzazione si correrebbe fortemente il rischio che le coltivazioni convenzionali e biologiche possano essere contaminate, vista l’assenza di una rigorosa
normativa comunitaria in materia, con gravi danni economici per tutti gli agricoltori italiani ed europei coinvolti – ha sottolineato il direttore generale di Legambiente Francesco Ferrante -.
A questo vanno aggiunti i rischi non ancora valutati per la salute dei cittadini”.

“Il divieto – si legge ancora nella lettera – è l’unica misura in grado di prevenire la contaminazione genetica delle colture biologiche e convenzionali, almeno sino a quando l’Unione
europea non adotti norme rigorose e legalmente vincolanti in materia di coesistenza”.

Se passerà la scelta della Commissione di imporre le coltivazioni transgeniche nonostante la forte opposizione della stragrande maggioranza dei cittadini europei, all’Italia – come a
tutti gli altri Paesi contrari – per tutelare il suo patrimonio agricolo tipico e di qualità, non resterà che applicare in maniera restrittiva l’articolo 26/bis della direttiva
2001/18, secondo cui “gli Stati membri possono adottare tutte le misure opportune per evitare la presenza involontaria di OGM in altri prodotti”.

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