Reggio Emilia, 19 giugno 2007 – Si torna a parlare di situazione idrica, per l’effetto congiunto del “vertice” dell’Ulivo sul Po a Boretto e della discussione sulle ipotesi d’intervento
nel territorio reggiano, in Consiglio provinciale, la settimana scorsa. “Una volta tanto senza essere sotto la pressione immediata dell’emergenza, la politica dà un segnale in questo
caso di voler fare il proprio mestiere”, commenta Antonio Senza, responsabile Ambiente per la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) reggiana.

“Ora è importante che si prosegua il lavoro fino ad arrivare alle soluzioni opportune”, afferma Senza. “Per quel che ci riguarda al centro dell’attenzione non è solo il Po, anche
se in un nostro convegno a Bibbiano qualche settimana fa, è stato sottolineato come il fiume si sia ormai trasformato da risorsa a problema, sul versante del rifornimento idrico.
L’attenzione a Reggio secondo noi deve restare puntata sull’alta pianura, dove abbiamo problemi ricorrenti, soprattutto nella Val d’Enza”.

“Per fare dei passi avanti -aggiunge l’esponente della CIA- ed individuare soluzioni opportune, vanno sciolti dei nodi preliminari, dei quali uno è particolarmente importante: lo studio
della Provincia propedeutico al Piano territoriale delle acque per il nostro territorio stima in 9milioni di m3 il deficit idrico della Val d’Enza, mentre la bonifica competente per quel
territorio (Bentivoglio-Enza) lo stima a 21,2milioni: una differenza che porta le possibili soluzioni su strade diverse”.

“Rispetto al dibattito avviato in Provincia, che vede tra l’altro il ritorno in scena del progetto per la Diga di Vetto, che resta tuttora l’unico ‘progetto’ che ha affrontato un iter
amministrativo, a noi sembra ancora insufficiente e troppo limitativa la risposta dell’Ente pubblico incentrata sul recupero di cave dismesse”, aggiunge Senza, “siamo naturalmente favorevoli ad
interventi che possono insieme dare risposte alle esigenze idriche dell’agricoltura e del territorio, ed al ripristino ambientale di questi siti, ma riteniamo che resti al fondo una sottostima
delle effettive esigenze; per questo riproponiamo il rilancio dei progetti ex Idroser che alcuni anni fa ipotizzavano fino a quattro piccoli invasi in Appennino, con capacità dai 5,3 ai
16milioni di m3, che sarebbe una risposta più adeguata alle esigenze effettive”.

“E’ nota -conclude Senza- la nostra disponibilità al confronto ed a trovare soluzioni condivise; resta però il fatto da noi sottolineato fin dalla sua istituzione, che la parte
agricola è esclusa dal tavolo tecnico per la gestione della risorsa idrica: è difficile quindi -come ci viene richiesto dall’Amministrazione della Provincia- fare gioco di
squadra, quando ti si lascia nel ruolo di semplice spettatore”.

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