Non c’è solo Matera: Tricarico, tra Puglia e Basilicata

Non c’è solo Matera: Tricarico, tra Puglia e Basilicata

Alla scoperta di Tricarico, un suggestivo territorio a cavallo di Basilicata e Puglia.

 

Pensando a Matera Capitale Europea della Cultura 2019, diciamo subito che non c’è da visitare solo la Città protagonista di questo importante appuntamento in un suggestivo territorio a cavallo di Basilicata e Puglia. E, lo dimostreremo con una serie di percorsi che ci permetteranno di scoprire una corona di piccoli centri lucani e popolose cittadine pugliesi che fanno da corona alla Città dei Sassi.

Cominciando da Tricarico, dove la nuova amministrazione comunale eletta nel giugno scorso, per celebrare una gloria locale come Rocco Scotellaro, poeta del mondo contadino che tra la fine degli anni Quaranta e gli inizi degli anni Cinquanta ha tradotto in versi il dolore e la forza della sua gente, ha organizzato “le notti del poeta della libertà contadina.

Rocco Scotellaro, il poeta della libertà contadina

Rocco Scotellaro, il sindaco contadino di Tricarico

Percorso eno-gastronomico sulle tracce di Rocco Scotellaro a cura di Roberta Di Dio, Francesco Tomacci e Mariateresa Amato, in programma il 21 e 22 agosto. Una manifestazione che riporta al centro della vita cittadina un personaggio che, se fosse vissuto di più – è deceduto appena trentenne nel 1953 e che a 23 anni fu eletto sindaco –, sarebbe stato trascinante per la crescita sociale e culturale non solo di Tricarico ma di tutta la Basilicata.

Sempre nuova è l’alba
Non gridatemi più dentro,
non soffiatemi in cuore
i vostri fiati caldi, contadini.

Beviamoci insieme una tazza colma di vino!
Che all’ilare tempo della sera
s’acquieti il nostro vento disperato.

Spuntano ai pali ancora
le teste dei briganti, e la caverna –
l’oasi verde della triste speranza –
lindo conserva un guanciale di pietra….

Ma nei sentieri non si torna indietro.
Altre ali fuggiranno
dalle paglie della cova,
perchè lungo il perire dei tempi
l’alba è nuova, è nuova.
[1948]                  
                            (Rocco Scotellaro)

 

Questa iniziativa voluta dall’Amministrazione comunale è importante anche per conoscere meglio la prima roccaforte longobarda, poi saracena, bizantina infine normanna del Mezzogiorno d’Italia.

Torre Normanna di Tricarico

Tutti questi popoli che hanno abitato la città hanno lasciato segni notevoli del loro passaggio come la Torre Normanna alta 27 metri e che balza subito alla vista appena ci si avvicini alla cittadina che è tutta da visitare: dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta alla Chiesa di Santa Chiara e a quella di Santa Maria del Carmine, dal Palazzo Ducale ai quartieri Rabata e Saracena con i sottostanti orti saraceni.

Cattedrale di Santa Maria Assunta a Tricarico

La torre normanna è parte integrante della rocca fortificata risalente al sec. XI ed è costituita da tre ambienti sovrapposti, delimitati da una imponente muratura di pietra arenaria, affiancata ai suggestivi ambienti del castello che nel XIV secolo fu trasformato nel convento di Santa Chiara che custodisce uno splendido ciclo di affreschi di Pietro Antonio Ferro, risalente agli inizi del 1600.

Tricarico, Palazzo ducale

Il palazzo ducale o “castello del Principe di Bisignano” è un esempio di dimora principesca tant’è che per secoli fu residenza dei Sanseverino, conti di Tricarico e principi di Bisignano. Adesso ospita il Museo archeologico che custodisce i reperti rinvenuti nei territori del Medio Basento come gli scavi delle aree archeologiche di Serra del Cedro, città lucana del VI secolo a.C. e di Piano della Civita, agglomerato risalente invece al IV secolo a.C.
La Cattedrale di Santa Maria Assunta realizzata per volere di Roberto II il Guiscardo nel XII secolo, fu poi scelta come sede dell’incoronazione di Luigi I d’Angiò a re di Napoli nel 1383. Originariamente era in stile romanico, subendo notevoli ristrutturazioni nel XVII secolo.

Nel 1774 il vescovo Antonio Del Plato l’arricchì di decorazioni a stucco realizzate da maestranze napoletane. L’edificio custodisce numerose opere d’arte, come quella del “secretarium” con stucchi del primo Seicento, tavole dei secc. XV-XVI e gli splendidi dipinti del sec. XVII di Pietro Antonio Ferro e di Cesare Scerra.

La chiesa di Santa Maria del Carmine, costruita sull’antica chiesa di Santa Maria del Soccorso, risale al 1605 allorquando fu inglobata nel convento dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi. Custodisce un bellissimo ciclo di affreschi realizzato dal Ferro nel 1612, con scene della vita di Cristo e della Madonna, raffigurazioni di figure importanti per l’Ordine e, sulla volta dell’abside, l’Assunzione e le virtù cristiane. Dal piazzale del convento del Carmine, poi, si gode di una suggestiva veduta dei quartieri Rabata e Saracena con i sottostanti orti saraceni.

Tricarico, centro storico

Ma, la rappresentazione storica più suggestiva di Tricarico è forse il dedalo dei vicoli del centro, che seguono un andamento diverso a seconda che appartengano a un quartiere di origine araba o normanna. Le zone arabe della Ràbata hanno una struttura a labirinto, con strade principali da cui si diramano le viuzze secondarie, mentre le aree normanne del Monte e del Piano presentano una pianta regolare, con le strade disposte ortogonalmente, mosse da vicoli e gradinate in forte pendenza.

 

Santuario della Madonna di Fonti

Per completare la visita di Tricarico, bisogna vedere il Santuario della Madonna di Fonti, eretto, secondo la tradizione, intorno a un’antica rappresentazione della Madonna con Bambino dipinta su un muretto e svelata molto tempo dopo, in maniera casuale, da un vaccaro che aveva smarrito la mucca e la ritrovò proprio qui. Meta di pellegrinaggio importante nella regione, il Santuario Mariano è visitato soprattutto nel mese di maggio.

Carnevale di Tricarico

Le mucche, poi, sono protagoniste di un’altra tradizione locale, il Carnevale di Tricarico, che ha come simbolo per eccellenza proprio la maschera della mucca e del toro. I partecipanti, così travestiti, rappresentano la mandria durante il periodo della transumanza e imitano in tutto e per tutto i grossi animali, con risultati esilaranti e goliardici. Prima del Carnevale c’è però la festa che si svolge all’alba del 17 gennaio, in onore di Sant’Antonio Abate, con i fedeli che si rivolgono al santo protettore degli animali per chiedere la benedizione del proprio bestiame.

Michele Pizzillo
Newsfood.com

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