Non ci sono OGM nel Parmigiano-Reggiano

Reggio Emilia, 22 Giugno 2007 – “Il Parmigiano-Reggiano non contiene alcuna traccia di Ogm, e per quanto possiamo apprezzare gli obiettivi ai quali mira l’azione di Greenpeace, non
possiamo che stigmatizzare i modi in cui l’organizzazione si è mossa, alimentando dubbi e possibili allarmismi su fatti non comprovati che possono gravemente danneggiare tutti i
produttori di Parmigiano-Reggiano”.

Così il presidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, Giuseppe Alai, risponde alla campagna “Salviamo il Parmigiano-Reggiano dagli Ogm” lanciata da Greenpeace su un sito web
appositamente creato.

“Greenpeace – sottolinea Alai – produce un documento in cui essa stessa dichiara (pag. 5 del documento) che nessuno studio pubblicato ha mai evidenziato la presenza di Dna transgenico nel
latte; conseguentemente è evidente che nessuno studio ha mai evidenziato la presenza di elementi transgenici nel Parmigiano-Reggiano”.

“Proprio per questo – prosegue il presidente del Consorzio di tutela – non riusciamo a comprendere le ragioni che hanno indotto Greenpeace a lanciare una campagna che rischia unicamente di
alimentare timori immotivati su un prodotto cui si legano i redditi di 450 strutture di trasformazione, di oltre 4.800 aziende agricole e di 20.000 operatori”.

“Greenpeace non può chiedere al Consorzio – come fa con il suo sito web – di “regalare a tutti noi un Parmigiano-Reggiano senza Ogm”, per la semplice ragione che nel Parmigiano-Reggiano
già non ci sono Ogm; la sua presa di posizione – ci spiace dirlo – risulta dunque essere fuorviante e fonte di possibili danni rispetto ai quali tuteleremo i produttori ricorrendo a
qualsiasi via”.

“Il tema Ogm – spiega Alai – non è nuovo ed è stato già affrontato dal Consorzio con i produttori di mangimi; nonostante il latte – e a maggior ragione il formaggio – non
contengano tracce di Ogm, e nonostante la soia sia una componente assolutamente marginale nell’alimentazione delle bovine, ci stiamo dunque occupando attivamente di una questione che – sebbene
oggi non lasci dubbi sulla sua inconsistenza – riteniamo comunque doveroso approfondire nell’interesse dei consumatori e dei produttori, che comunque già tuteliamo nel rispetto di tutte
le norme vigenti e con adeguate azioni informative”.

“A questo proposito – prosegue il presidente – non va dimenticato che il Consorzio ha istituito uno specifico Albo dei produttori di mangimi, e questi debbono sottostare a regole rigide che
riguardano i temi del benessere dei consumatori, della salvaguardia dell’ambiente, della valorizzazione del territorio e delle condizioni sanitarie delle bovine: vi sono dunque requisiti
specifici che nessun altro mangime possiede (cereali selezionati, assenza di impurità, ecc.)”.

“Con Greenpeace – sottolinea il presidente del Consorzio – siamo ben disponibili a collaborare, ma solo a condizione che non si incorra in semplificazioni (e l’affermare che c’è un
rischio per il solo fatto che non lo si può escludere è una semplificazione grave) che mettono a rischio – queste sì – il lavoro di migliaia di famiglie, di imprese
agricole e di strutture di trasformazione”.

“Se Greenpeace ha davvero a cuore il Parmigiano-Reggiano – conclude Alai – saremo ben lieti di averla al nostro fianco nella battaglia che stiamo conducendo a Bruxelles per evitare che con il
termine “Parmesan” siano messi in commercio prodotti d’imitazione che ingannano i consumatori e certo non hanno – né da un punto di vista sanitario né organolettico – le
caratteristiche del Parmigiano-Reggiano”.

www.parmigiano-reggiano.it

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