Normativa alimentare: chi informa i consumatori?

Normativa alimentare: chi informa i consumatori?

Come qualunque altro settore, anche quello relativo agli alimenti è regolato da una serie di norme, dalla cui conoscenza nessuno (dato che, in fondo, tutti mangiamo) può prescindere, tanto più che la maggior parte di tali norme hanno quali denominatori comuni proprio i consumatori, la loro salute e sicurezza ed il loro diritto ad essere informati in modo corretto e completo.

Poiché però le norme sono molte, in continua evoluzione e non sempre di immediata comprensione, è necessaria la presenza di qualcuno che si assuma il compito di informare ed aggiornare la popolazione.
Gli strumenti non mancano e neppure i soggetti che, a vario titolo, svolgono tali compiti: la qualità, però, latita.

Titoli strillati cui non corrispondono contenuti reali, argomenti riassunti in modo frettoloso, incompetenza/ignoranza, scarsa oggettività o vere e proprie notizie «addomesticate» finalizzate a sostenere una tesi predeterminata: questo è, troppo spesso, lo scenario che caratterizza le informazioni di cui può disporre il consumatore.

Vediamo qualche esempio.

Gli Organi istituzionali
Un consumatore vuole aggiornarsi sulla situazione relativa ai prodotti senza glutine: quale fonte più autorevole del sito del Ministero della Salute?
In effetti, grazie al percorso Alimenti e sanità animale > Dietetica > Approfondimenti > Prodotti dietetici e per la prima infanzia, si arriva ad una pagina dal titolo Alimenti senza glutine.

Peccato che il contenuto della pagina si riferisca unicamente ad una nota del 2003.
Nessun accenno, ad esempio, al regolamento (CE) N. 41/2009, relativo alla composizione e all’etichettatura dei prodotti alimentari adatti alle persone intolleranti al glutine.

E’ pur vero che tale regolamento si applicherà solo dal gennaio 2012, ma i suoi contenuti sono, riteniamo, così rilevanti che, magari due righe nel proprio sito, il Ministero, peraltro così attivo sull’argomento da dedicargli una pagina speciale (Home > Archivio Speciali > La Celiachia: impariamo a conviverci) le avrebbe potute scrivere.

Ma il Ministero della Salute è in buona compagnia: che dire, ad esempio, della pioggia di «informazioni» fornitaci dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali sugli «indubbi vantaggi» relativi all’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti? E i controlli sui prodotti biologici?

Per saperne di più si vedano gli articoli citati nelle note finali.

Le Associazioni dei consumatori
Quando ci si prefigge di fornire ai consumatori strumenti informativi, non sempre le buone intenzioni sono sufficienti. E’ il caso, ad esempio, dell’opuscolo IMPARIAMO A CONOSCERE LE ETICHETTE, pubblicato un paio di anni or sono dal Movimento Consumatori.
La chiave di lettura fornita, a fronte delle nostre contestazioni, fu che L’opuscolo è destinato non agli addetti ai lavori, ma ai consumatori; per questo abbiamo voluto fare un testo facilmente leggibile da tutti e non troppo «tecnico».

Per valutare in quale modo l’opuscolo è stato reso leggibile e non troppo tecnico e, di conseguenza, per capire l’utilità che ne abbiano potuto ricavare i consumatori, si vedano gli articoli segnalati nelle note finali.

Altro esempio?
Un recente regolamento (1333/08) ha disposto che, dal 20 luglio 2010, nelle etichette dei prodotti che contengono una serie di coloranti venga inserita la frase «può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini» e ciò a seguito dell’esito di valutazioni tendenti a verificarne gli eventuale effetti negativi sulla salute.
Dell’argomento si è molto parlato in questi ultimi tempi e poi gli additivi, e i coloranti in particolare, sono sempre stati un tipico bersaglio per le Associazioni che si battono per la tutela del consumatore: a questo punto ci siamo chiesti se e come la notizia sia stata inserita nei rispettivi siti, certi di trovarla opportunamente evidenziata. L’indagine è stata
condotta inserendo la parola coloranti nei motori di ricerca. Ecco i risultati:

Associazione A:
La ricerca della parola «coloranti» ha dato il seguente risultato: nessuna scheda per questo gruppo

Associazione B:
In un documento (del 2005) si legge: «Ad alcuni bambini i coloranti possono provocare casi di iperattività».
Nessun accenno al regolamento 1333/08.

Associazione C:
In Comunicati stampa
Nessun comunicato stampa trovato.

In Articoli e studi
Nessun articolo o studio trovato.

In Sentenze e testi di legge
Nessuna sentenza o testo di legge trovato.

In Consigli e guide
Nessun consiglio o nessuna guida trovata.

In Moduli e lettere tipo
Nessun modulo o lettera tipo trovata.

In Altri documenti
Nessun altro documento trovato.

In Forum
(3 messaggi non riguardanti l’argomento indagato)

Associazione D:
Un articolo dal titolo FARMACI PER BIMBI CON ADDITIVI CHE ACCENDONO IPERATTIVITA, del 2 marzo 2008. Nessun accenno al regolamento 1333/08.

Associazione E:
Nessun accenno al regolamento 1333/08, né all’argomento «iperattività».

Associazione F:
E’ stato osservata la presenza di un documento relativo al tema «iperattività», ma non è stato possibile accedervi (accesso riservato ai soci).

Associazione G:
Nessun accenno al regolamento 1333/08, né all’argomento «iperattività».

Associazione H:
Nessun accenno al regolamento 1333/08, né all’argomento «iperattività».

Associazione I:
Nessun accenno al regolamento 1333/08, né all’argomento «iperattività».

Associazione J:
Viene data l’informazione relativa alla frase che dovrà accompagnare i coloranti, che vengono elencati. Non viene però indicato il testo della frase.

Concludendo: in sei casi l’argomento è completamente ignorato; in tre casi esiste il riferimento all’argomento «pericoloso», ma manca la conclusione utile al consumatore; anche nell’ultimo caso, l’informazione è incompleta.

Le Associazioni di categoria
La redazione di vademecum in materia di etichettatura e presentazione dei prodotti alimentari non è di esclusiva pertinenza delle Associazioni di consumatori. Anche, diciamo così, la «controparte» ritiene utile mettere a disposizione dei propri associati (le industrie di produzione e commercio) una serie di informazioni utili a conoscere e comprendere la normativa alimentare di loro pertinenza.
Ma anche qui i problemi non mancano.
Questa la nota inviata tempo fa agli estensori di uno di questi vademecum:

A pag. 31 si legge: «i carry over: ai sensi del DM del 14/10/1981 e successive modificazioni, un additivo e considerato carry over quando è contenuto in sostanze alimentari utilizzate quali ingredienti di un altro prodotto, purché la quantità di additivo non superi il 5% della dose massima consentita per l’alimento apportatore».

A quanto mi risulta, il Decr. MINISAN 31.3.65 (Disciplina degli additivi chimici consentiti nella preparazione e nella conservazione delle sostanze alimentari), di cui il DM 14 ottobre 1981 costituiva un aggiornamento, è stato sostanzialmente abrogato (tranne alcune eccezioni che però non riguadano i carry-over) e sostituito dal Decr. MINISAN 27.2.96, n. 209 (cfr. art. 20, comma 1, lettera b)

Attualmente, infatti, l’eventuale menzione in etichetta dei cosidetti carry-over è regolamentata dall’art. 7, comma 1, lettera b) del Decr. L.vo 27.1.92 n. 109, il quale condiziona l’esenzione dall’indicazione dell’additivo alla sola assenza di funzione nel prodotto finito (fatte salve le norme sugli allergeni).

A tutt’oggi nessuna risposta.

I «media»
Un caso per tutti.
Nei primi mesi del 2007 imperversò una notizia legata alle «bibite spazzatura» e ad un articolo della Comunitaria 2007. Tanto per dare un esempio del tenore delle informazioni che circolavano:

… gli articoli 7 e 8 della legge comunitaria 2007 contenevano, tra le altre cose, l’abrogazione delle norme sulle bevande alla frutta.

… se fossero passati questi articoli, avremmo trovato sugli scaffali dei supermercati aranciate senza una goccia di succo di frutta vera,…

Resta dunque la soglia del 12 per cento,…

Queste, alcune osservazioni inviate all’autore dell’articolo:

Innanzitutto, i citati articoli 7 (Modifiche al decreto legge 24 giugno 2004, n. 157, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2004, n. 204, in materia di etichettatura di alcuni prodotti agroalimentari) ed 8 (Applicazione del Regolamento CE n. 1028/2006 del Consiglio del 19 giugno 2006, recante norme di commercializzazione applicabili alle uova), pur essendo di argomento alimentare non c’entrano nulla con il tema dell’articolo, che si riferisce in realtà all’articolo 9 (Modifiche alla legge 3 aprile 1961, n. 286, recante la «Disciplina delle bevande analcoliche vendute con denominazione di fantasia»).

E ancora:
Ma, scusi la domanda, lei l’articolo abrogato dall’articolo 9 della Comunitaria lo ha letto?


Si sta parlando di bibite di fantasia, che sono cosa diversa dall’aranciata e simili. Queste ultime, infatti, sono regolamentate da altra norma.


Dunque il 12 % delle aranciate, limonate e simili non è mai stato messo in discussione.


Certo, cercare di far stare questi ragionamenti in poche righe, che per di più devono essere comprese anche e soprattutto dal grande pubblico non è semplice, ma da qui a scrivere inesattezze o pericolose approssimazioni (peraltro con un appeal indiscutibilmente maggiore !) ce ne corre.

Si tratta di un caso limite? Temiamo proprio di no.
Per gli approfondimenti del tema trattato si vedano gli articoli nelle note finali.

La pubblicità
La pubblicità è lo strumento che, più di ogni altro, bombarda quotidianamente (dagli schermi, dai giornali, dalle etichette) il consumatore e che quindi più di ogni altro dovrebbe attenersi a precise regole di correttezza: la realtà, come tutti sanno, è ben diversa.

E’ sufficiente dare un’occhiata alle decisioni ed alle ingiunzioni dell’IAP (http://www.iap.it/it/indingiu.htm) e dell’AGCM (http://www.agcm.it/) per avere un’idea della «disinvoltura» con cui vengono redatti i messaggi pubblicitari.

Anche in questo caso, basti per tutti l’esempio dell'(ab)uso del claim «senza zucchero», illustrato negli articoli citati nelle note finali.

Conclusioni
Come detto all’inizio di questo articolo, quelli menzionati sono solo alcuni esempi di quella «cattiva informazione» (comunque motivata, per ignoranza, superficialità o altro) che, purtroppo, il consumatore si trova costretto a dover utilizzare.
Ovviamente non vogliamo generalizzare: esistono anche le buone fonti.
Noi, molto modestamente, ci proviamo: fateci sapere cosa ne pensate.

NOTE FINALI, per chi vuole approfondire:

Per Gli Organi istituzionali vedi:

Glutine ed etichette, lo stato dell’arte

Ministero della Salute: pubblicato il Dossier Celiachia

Etichettatura dei prodotti senza glutine: il nuovo regolamento…

Origine dei prodotti in etichetta: l’Italia ci riprova

Alimenti biologici: chi controlla i controllori?

Per Le Associazioni dei consumatori vedi:

Le etichette dei prodotti alimentari (1° parte)

Le etichette dei prodotti alimentari (2° parte)

Impariamo a leggere le etichette

Informazione al consumatore: coerenza e fantasia

Per alcuni coloranti alimentari l’UE impone informazioni addizionali in
etichetta

Per i «media» vedi:

Bibite di fantasia: un’altra occasione persa…

Bibite e coloranti: la posizione dell’industria

Per la pubblicità vedi:

Leggeri e senza zucchero? Occhio ai furbetti…

Prodotti senza zucchero… o no?

 

Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

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