Vercelli – «Bisognerà farlo con tutte le precauzioni del caso, ma credo che sia necessario porre fine ai tentennamenti: l’Italia senza il nucleare rischia di
perdere posizioni nello scacchiere economico mondiale, non si può continuare ad importare energia dall’estero all’infinito, quell’energia la pagheremo sempre più cara con un peso
non indifferente sul Paese e i cittadini».

E’ il commento del Presidente del Consiglio Provinciale Pietro Bondetti in merito alla querelle che si è accesa nelle ultime settimane circa il futuro energetico dell’Italia.
«Forse non si è capito, o, meglio, qualcuno non vuole capire che privandoci del nucleare non ce ne siamo affatto liberati. Lo importiamo dalla Francia, dove ci sono più di
settanta centrali. Alcune di queste sorgono a circa quaranta chilometri dal nostro confine. E’ una distanza inferiore da quella che separa Varallo da Vercelli tanto per intenderci. Di incidenti
non ce ne sono da almeno una ventina d’anni. Ovunque le misure di sicurezza sono serie. Anche se da noi forse fa comodo creare allarmismi e psicosi popolari. E’ la politica di certe frange
ambientaliste che sono sempre «contro» e mai propositive. L’Italia deve guardare con maggior sicurezza a quanto sta accadendo ad altri paesi. Perché diversamente c’è
il rischio di un isolamento che finirà per pesare sia sull’economia che anche sui portafogli della gente».

Bondetti è convinto che nucleare e fonti rinnovabili non siano antitetici, ma che anzi possano trovare uno sviluppo comune. «Sul fotovoltaico mi sono già espresso in termini
positivi e propositivi. Vorrei che venisse maggiormente sviluppato, e la Provincia di Vercelli in tal senso sta portando avanti progetti interessanti, non lo vedo in contrasto con il
nucleare».
Secondo il Presidente del Consiglio Provinciale le emergenze sono altre. «A spaventarmi non sono le fughe radioattive, ma quelle dei cervelli e delle eccellenze. I nostri esperti, fior di
professori in materia nucleare, di fronte alle scarse opportunità fornite dall’Italia sono emigrati all’estero. Ora sarà difficile ricondurli a casa».

Parlare di nucleare significa per alcuni rievocare ciò che accadde il 26 aprile del 1986 a Chernobyl. «Sì, quella fu una grave tragedia – ricorda Bondetti – ma è
anche corretto ricordare come l’incidente sia stato causato da manovre irresponsabili eseguite su un reattore di progettazione sovietica, caratterizzato da instabilità e privo delle
sicurezze e delle protezioni utilizzate comunemente in Occidente. La tecnologia nel frattempo ha fatto passi da gigante. Ripeto, in materia di nucleare serve cautela, ma non possiamo
permetterci il lusso di perdere anche questo treno. Non possiamo diventare una nazione servile e vivere di energia grazie al cordone ombelicale francese per colpa di qualche associazione
ambientalista contraria a priori su qualsiasi innovazione. Non si può demonizzare senza valutare alternative. Oggi abbiamo la sicurezza necessaria per sviluppare questi progetti».