NutriMI: Sì alla carne, ma consumata nella giusta quantità

NutriMI: Sì alla carne, ma consumata nella giusta quantità

Milano – Oggi presso la Fondazione Stelline a Milano si è svolto NutriMI, VII Forum Internazionale di Nutrizione Pratica. Presentato in anteprima durante il congresso, ‘IL
RUOLO DELLA CARNE IN UN’ALIMENTAZIONE EQUILIBRATA E SOSTENIBILE’
è un nuovo dossier tutto italiano, realizzato con il contributo di un team multidisciplinare di esperti con l’obiettivo
di fare chiarezza, sfatare i falsi miti ed esprimere una posizione oggettiva su questa tematica: una tappa obbligata per la comunità scientifica in un momento di grande attenzione e
sensibilità verso la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Molte sono infatti le considerazioni, le sfumature e gli aspetti del dibattito sempre più vasto che riguarda la carne: dal suo ruolo nutrizionale e culturale, alla sicurezza alimentare,
fino a considerare il suo impatto ambientale e le recenti evoluzioni nel quadro normativo che riguarda il benessere animale.

“L’elevato apporto proteico, nonché di minerali quali ferro e zinco in forma altamente biodisponibile, sono le principali caratteristiche nutrizionali di carne e derivati. Inoltre,
apportano vitamina B12, irreperibile negli alimenti vegetali ed essenziale durante tutte le fasi della vita.” ha dichiarato Andrea Ghiselli, medico interno e dirigente di ricerca
(C.R.A.).

“Come accade per ogni alimento, anche per la carne è necessario assumerne una quantità adeguata: il peso di una porzione dipende dall’alimento (carne = 100g; salumi = 50g), e una
buona frequenza di consumo potrebbe essere 4-5 volte a settimana per le carni, 1-2 volte per i salumi. Si rivela particolarmente benefica la concomitante assunzione, durante il pasto, di
prodotti di origine vegetale quali cereali (meglio se integrali), verdure e frutta.”

È emerso inoltre che oggi, grazie a un’attenta selezione delle specie allevate e a tecniche di allevamento innovative, la carne italiana risulta avere una quantità di grassi molto
diminuita rispetto al passato, al punto che la distinzione tra carni bianche (più leggere) e carni rosse (grasse) può essere considerata ormai un vecchio preconcetto: è
piuttosto opportuna, a questo scopo, una distinzione tra tagli più magri e tagli più grassi delle diverse specie.

Ma la vera novità è stata una radicale rivalutazione dell’impatto ambientale della carne nel nostro modello alimentare.

“Prendiamo come esempio il water footprint, cioè l’impronta idrica, della carne: se confrontiamo l’impatto produttivo di un chilo di carne con un chilo di frutta, la frutta può
sembrare un alimento ‘buono’ e la carne un alimento ‘cattivo’. Ma, nel contesto di un’alimentazione equilibrata, un italiano consuma un chilo di frutta in poco più di due giorni, mentre
un chilo di carne rossa è ‘sufficiente’ per ben 5 settimane: questo significa che l’impatto di questi 2 alimenti è praticamente equivalente nel nostro sistema alimentare” spiega
Ettore Capri, professore dell’Università Cattolica di Piacenza e direttore del Centro di Ricerca sullo Sviluppo Sostenibile in Agricoltura OPERA.

Gli argomenti trattati e approfonditi nel dossier sono molteplici: da un excursus sul valore antropologico e culturale della carne, fino ad un’analisi del valore socio-economico di questa
filiera, considerando infine il suo ruolo di prim’ordine nella gastronomia italiana, dove oltre un terzo dei prodotti DOP e IGP italiani derivano dell’allevamento.

Si è potuta così delineare una visione d’insieme che porta con sé un messaggio chiaro: per la salute dell’uomo e dell’ambiente, via libera ad un’alimentazione equilibrata,
come quella mediterranea, che prevede la giusta quantità di proteine animali e vegetali.

www.nutrimi.it

Redazione Newsfood.com+WebTv

Leggi Anche
Scrivi un commento