Riducendo la capacità di pesca e limitando l’acceso alla pesca di gamberetti, si potrebbero attenuare lo
sfruttamento eccessivo, le catture accidentali e la distruzione dei fondali marini, alcuni dei maggiori effetti collaterali – sia economici che ambientali – della pesca dei gamberetti,
afferma un nuovo rapporto FAO pubblicato oggi.

Il Global study of shrimp fisheries analizza i problemi, e le possibili soluzioni, della pesca dei gamberetti in dieci paesi: Australia,
Cambogia, Indonesia, Kuwait, Madagascar, Messico, Nigeria, Norvegia, Trinidad e Tobago e gli Stati Uniti.

“Per milioni di famiglie povere, la pesca dei gamberetti rappresenta un’importante fonte di reddito e di occupazione”, dice Jeremy Turner, Responsabile
del Servizio di tecnologia della pesca della FAO. “Ma purtroppo la pesca dei gamberetti è purtroppo anche associata allo sfruttamento eccessivo delle risorse, alla cattura di
specie giovani importanti dal punto di vista ecologico, al degrado dell’habitat costiero, alla pesca a traino illegale, alla distruzione dei fondali marini e a conflittualità tra
la pesca artigianale e quella industriale”.

Con un approccio più cauto, che tenga in considerazione l’equilibrio dell’ecosistema marino, molti di questi problemi possono essere attenuati.
È decisivo per assicurare a questo settore un futuro, promuovere programmi di gestione sostenibile, ridurre la capacità di pesca ed affrontare il problema dell’accesso libero
alle risorse. In regime di accesso ristretto, con sicuri e riconosciuti diritti, si stabilisce una relazione di lungo periodo tra i pescatori e le risorse, da qui un forte incentivo a
salvaguardare i gamberetti per il futuro”.

Il rapporto cita la pesca di gamberetti dell’Australia e quella in certe zone in acque fredde, come le meglio gestite al mondo, basate sulla
partecipazione attiva dei pescatori, sulla gestione consapevole delle catture accesorie, sulla limitazione degli scarti e sull’impiego di diritti di proprietà.

Tra i prodotti ittici più commerciati

Gamberi e gamberetti sono tra i prodotti ittici più commerciati al mondo, con un volume di scambi di circa 10 miliardi di dollari, il 16 per cento
del totale delle esportazioni ittiche mondiali. Ma la loro rilevanza economica deve essere riconciliata con le preoccupazioni legate al loro impatto ambientale, sottolinea il rapporto.
L’ipersfruttamento è dilagante, sebbene le risorse non siano ancora al collasso.

Le catture accidentali

La pesca dei gamberetti, specialmente quella a traino nelle regioni tropicali, produce grandi quantità di catture accidentali che vengono poi
rigettate morte in mare. Le catture accessorie possono diventare un grave problema se vengono sprecate risorse vive a rischio o sono minacciate specie rare e stock ittici già
pesantemente sfruttati ed inutilmente sottoposti ad ulteriore pressione. Le catture accidentali spesso includono la cattura di esemplari giovani di importanti specie commerciali
(merluzzi, scorfani, ombrine, sgombri reali e molte altre specie pregiate), come pure tartarughe marine. La FAO stima che la pesca dei gamberetti a strascico sia da sola la più
grande fonte di scarti inutilizzati.

Se ridurre le catture accidentali nella pesca su piccola scala è estremamente difficile, la riduzione futura dovrà principalmente puntare su
quella di medie e grandi dimensioni, dove si sono già raggiunti dei risultati modificando le attrezzature, applicando quote di cattura, divieti di scarto del pescato ed una
migliore gestione e commercializzazione delle catture accessorie, afferma il rapporto.

Le cause della cattiva gestione

Secondo il rapporto, all’origine della cattiva gestione del settore vi sarebbe il fatto che in molti paesi gli organismi addetti al settore sono
deboli, che manca la volontà politica e che non esiste un’adeguata base giuridica. “Questi sono i principali fattori responsabili della mancanza di risultati, piuttosto che
presunte caratteristiche inerenti alla pesca dei gamberetti che la renderebbero ingestibile”.

Il rapporto esorta i paesi a rafforzare e rendere più efficienti gli organismi addetti alla pesca e ad avere una legislazione appropriata per
sostenere sistemi d’accesso fondati sul diritto.

 Alcuni dati

●  La produzione mondiale di gamberetti, di cattura e di allevamento, ammonta
complessivamente a circa 6 milioni di tonnellate, dei quali il 60 per cento destinati al mercato internazionale.

●  Le catture di gamberetti a livello mondiale sono stimate intorno a 3,4 milioni
di tonnellate l’anno.  L’Asia è la principale regione di pesca.  La Cina, insieme ad altri quattro paesi asiatici, rappresenta il 55 per cento delle catture a livello
mondiale.  Il 60 per cento della produzione viene dalla pesca in mare aperto, mentre il restante 40 per cento è di allevamento.

●  La FAO stima che la pesca di gamberetti a traino sia da sola la più grande
fonte di scarti, rappresentando il 27,3 per cento (1,86 milioni di tonnellate) del totale.

●  Un po’ meno di 300 specie di gamberetti sono di interesse economico; e solo un
centinaio sono la parte principale delle catture mondiali annuali.