“Nei prossimi anni dovremo, sempre di più, fare i conti con il mercato aperto, con i prodotti provenienti da ogni parte del globo e l’unica nostra chance è quella di
stare un passo avanti, aggiungendo servizi adeguati ai nostri prodotti ortofrutticoli”. Lo ha detto il presidente della Confagricoltura Federico Vecchioni, intervenendo
all’Assemblea dell’Uiapoa.

Vecchioni ha ricordato che l’Italia è il primo paese produttore europeo; con 24 milioni di ton (9 milioni di frutta e agrumi 15 milioni ortaggi e legumi) e su una superficie di
oltre 800.000 ha. E che il valore della produzione ortofrutticola supera i 10 miliardi di euro e genera un giro di affari complessivo di oltre 40 miliardi di euro l’anno.

“Gli strumenti per vincere la sfida ci sono – ha detto Vecchioni -. La riforma dell’Organizzazione comune di mercato sta, infatti, per confermare le regole vigenti nel fresco: la
centralità delle OP ed il principio del co-finanziamento dei programmi operativi e siamo fiduciosi sul fatto che possa essere mantenuta anche dopo il 2013. Ovviamente, però,
dobbiamo dimostrare che funziona, facendo in modo che i soldi vengano spesi per far crescere il sistema economico e non per mantenere un apparato burocratico.”

Vecchioni ha poi spiegato che nel settore dell’ortofrutta accanto a questa anima moderna ed innovativa, che troviamo prevalentemente nel fresco, ce n’è una antica e
conservatrice che ispira buona parte della filiera dei trasformati. “Se nel fresco non abbiamo bisogno di cambiare strada – ha detto – nel trasformato l’impellente necessità
di ammodernamento del settore ci impone una brusca sterzata”.

E in vista dell’OCM Confagricoltura ribadisce la contrarietà a qualsiasi soluzione transitoria per il settore dei trasformati, anche se prende atto che i governi dei Paesi
mediterranei sono di parere contrario e che probabilmente si varerà un periodo transitorio, quanto meno nel settore della trasformazione del pomodoro.

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